L’attenzione verso le tematiche ambientali è diventata, negli ultimi anni, uno dei principali indicatori attraverso cui si misura il grado di consapevolezza civica delle nuove generazioni. In questo quadro si inserisce l’indagine realizzata da Skuola.net in collaborazione con il CONOU – Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati – che ha coinvolto un campione di 1.500 giovani di età compresa tra i 14 e i 24 anni. Lo studio offre uno spaccato significativo sul rapporto tra la Generazione Z, la sostenibilità e la gestione dei rifiuti, restituendo un’immagine complessa, fatta di sensibilità diffuse ma anche di lacune informative tutt’altro che marginali.
Dalla mobilitazione globale alle scelte individuali
Negli ultimi anni il dibattito pubblico sul clima ha conosciuto una forte accelerazione, spinto da movimenti giovanili che hanno portato la questione ambientale al centro dell’agenda politica e mediatica. Anche se oggi l’attenzione non è più concentrata esclusivamente su figure simboliche come Greta Thunberg e il termine “eco-ansia” sembra aver perso parte della sua centralità nel linguaggio comune, l’impatto di quella stagione di mobilitazione resta evidente.
Secondo i dati emersi dall’indagine, il cambiamento climatico continua a esercitare un’influenza concreta sulle scelte quotidiane dei giovani. Sette intervistati su dieci dichiarano che la preoccupazione per l’emergenza climatica incide in maniera rilevante sui loro comportamenti: per una parte consistente del campione l’effetto è molto marcato, mentre per altri si traduce in un’influenza costante ma meno radicale. Si tratta di un segnale che conferma come la sensibilità ambientale sia ormai entrata a far parte del sistema di valori della Generazione Z.
Consapevolezza diffusa, conoscenza disomogenea
Tuttavia, accanto a una dichiarata attenzione verso l’ambiente, emerge un quadro meno lineare quando si analizza il livello di informazione effettiva. L’indagine mette in luce una discrepanza tra l’intenzione di adottare comportamenti sostenibili e la reale comprensione dei meccanismi che regolano la tutela dell’ecosistema, in particolare per quanto riguarda la gestione dei rifiuti e dei materiali più complessi.
Molti giovani dimostrano di conoscere i principi generali della raccolta differenziata e dell’economia circolare, ma faticano a orientarsi quando si entra nel dettaglio di specifiche filiere.
La questione dei rifiuti
Se la riduzione della plastica monouso e il risparmio energetico sono ormai temi familiari per gran parte dei giovani, la gestione dei rifiuti speciali appare invece meno conosciuta. È in questo contesto che si inserisce il focus sugli oli minerali usati, una delle categorie di rifiuti più delicate dal punto di vista ambientale.
L’olio minerale esausto, se disperso nell’ambiente, può provocare danni significativi a suolo e falde acquifere. Tuttavia, una parte consistente degli intervistati non è pienamente consapevole delle modalità corrette di smaltimento né del ruolo svolto dai consorzi specializzati nel recupero e nella rigenerazione di questi materiali. Il dato suggerisce che, pur in presenza di una generica attenzione ecologica, permangono zone d’ombra su temi meno visibili ma di grande impatto ambientale.
Il ruolo del CONOU e la filiera del recupero
Il coinvolgimento del CONOU nella ricerca ha permesso di accendere i riflettori su una filiera spesso ignorata dal grande pubblico. Il consorzio rappresenta un esempio concreto di economia circolare applicata, in cui un rifiuto pericoloso viene trasformato in una risorsa attraverso processi di rigenerazione avanzata.
Eppure, il funzionamento di questo sistema rimane poco noto tra i più giovani. La ricerca mostra come la conoscenza delle istituzioni e degli strumenti che operano quotidianamente per la tutela dell’ambiente sia frammentaria. Ciò contribuisce a rendere astratto il concetto di sostenibilità, che rischia di restare confinato a slogan e buone intenzioni, senza tradursi in una piena consapevolezza dei processi industriali e normativi che la rendono possibile.
Un altro aspetto centrale dell’indagine riguarda il legame tra preoccupazione ambientale e scelte di consumo. La maggioranza dei giovani intervistati afferma di tenere conto dell’impatto ecologico dei prodotti acquistati, privilegiando, quando possibile, soluzioni percepite come più sostenibili. Tuttavia, anche in questo caso, emergono contraddizioni.
Il prezzo, la disponibilità immediata e la comodità continuano a rappresentare fattori determinanti, talvolta in contrasto con i principi ambientali dichiarati. Questo non significa necessariamente incoerenza, ma piuttosto la difficoltà di conciliare ideali e realtà quotidiana, soprattutto in una fascia d’età che spesso dispone di risorse economiche limitate.
Dall’analisi complessiva dei dati emerge con chiarezza la necessità di rafforzare i percorsi di informazione e formazione ambientale. La Generazione Z mostra una predisposizione positiva, una sensibilità che può diventare un potente motore di cambiamento, ma che necessita di essere accompagnata da strumenti adeguati.
Un ritratto in chiaroscuro della Generazione Z
Il quadro che emerge dall’indagine Skuola.net–CONOU restituisce un’immagine articolata della Generazione Z. Da un lato, una generazione sensibile, attenta e coinvolta, che riconosce la centralità delle questioni ambientali e ne tiene conto nelle proprie scelte quotidiane. Dall’altro, un insieme di giovani che non sempre dispone degli strumenti conoscitivi necessari per comprendere fino in fondo la complessità dei problemi e delle soluzioni.
Questa ambivalenza non va letta come un limite, ma come il punto di partenza per un percorso di crescita collettiva. Investire in informazione, educazione e dialogo significa valorizzare una sensibilità già presente, trasformandola in competenza e azione concreta.














