Generazione Z e Millennial e come vivono la terapia

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto, dell'essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

DONA

Generazione Z e Millennial sono state soprannominate le generazioni della terapia. Scopriamo perché.

Stando ad un’indagine del 2019 dell’American Psychiatric Association, dal titolo “Stress in America: Generation Z“, la Generazione Z è la più presente e ricettiva all’andare in terapia, seguita dai millennial.
Innanzitutto è fondamentale avere chiaro quale generazione corrisponda a quale età.
Per Millennial si intende, indicativamente, coloro nati tra il 1981 e 1995/1995. La Generazione Z sono tutte le persone nate immediatamente dopo.
La Generazione X è composta da persone nate tra il 1965 e 1980, i Baby Boomer tra il 1946 e il 1964. Infine, la Generazione Silenziosa, indica coloro nati tra il 1928 e 1945.
Per utilizzare un po’ di dati e numeri, le percentuali di coloro maggiormente disposti ad andare in terapia sono le seguenti: 37% Generazione Z, 35% Millennial, 26% Generazione X, 22% Baby Boomer e solamente un 15% per la Generazione Silenziosa.

Le ragioni di Generazione Z e Millennial

Ci sono svariate ragioni che possono spiegare questo fenomeno.
Innanzitutto il diminuire dello stigma legato all’andare in terapia. Moltissime persone appartenenti alla Gen Z e Millennials sono figlie di persone che avevano iniziato ad approcciarsi a questa realtà più delle generazioni precedenti. Inoltre, il duro lavoro di attivisti ed attiviste e campagne di sensibilizzazione mirate a tutelare la salute mentale, inziano a far vedere i primi frutti.




In aggiunta, in giovani di oggi sono sempre più attratti dal lavorare su sé stessi e sul migliorarsi, e la terapia è vista come uno dei modi per arrivarci.
Moltissime e moltissimi giovani si trovano, per giunta, ad affrontare la cosiddetta quarter-life crisis, ossia la crisi del quarto di vita. Suddetta crisi è caratterizzata da un forte senso di pressione, preoccupazioni ed insoddisfazione. Come se non bastasse, l’arrivo di una pandemia mondiale, le quarantene, lo scoppiare di un’altra guerra, i problemi finanziari, il lavoro che non si trova, i cambiamenti climatici, hanno paralizzato come poche volte i giovani.
Ci si trova davanti a sfide mai vissute o immaginate prima, sia per la portata che per la velocità. Sempre più giovani decidono di non fare, o di rimandare, figli per via delle sopraelencate ragioni o in attesa di una qualche sperata stabilità, almeno economica.
Per andare più nel dettaglio, depressione ed ansia, anche a seguito del Covid-19, dilagano sempre di più tra le persone della Generazione Z.
Sempre per quantificare il fenomeno, ecco qualche cifra: il 91% degli esaminati ha affermato di provare forte stress per ragioni economiche e lavorative. Moltissimi provano una fortissima ansia in relazione ai cambiamenti climatici e all’immagine che ha di sé.
Trattandosi però di generazioni nate e cresciute nell’era digitale, dove l’accesso a determinate informazioni e contenuti era più semplice e spesso gratuito, hanno avuto modo di vivere la terapia come qualcosa di più comune e normalizzato.

Nuovi approcci e ragioni per andare in terapia

Non solo i giovani sono la fascia di popolazione più propensa ad andare in terapia, ma sono anche coloro che la stanno un po’, involontariamente, trasformando.
Infatti, sempre più tra di loro, affermano di andare in terapia anche perché a loro piace.Sentendosi bene, la trovano un’attività rigenerante e gratificante alla quale andare di buon grado.
Si sta, poi, diffondendo sempre di più l’abitudine di intraprendere terapia di coppia quasi preventiva. Consisterebbe in  sedute di coppia nelle primissime fasi della relazione o matrimonio, prima che sovvengano problemi.
Inoltre, poiché moltissimi giovani  hanno idee e valori lontani da quelli precedenti, diventa quasi una sfida anche per terapisti e terapiste. Ci si trova a rapportarsi con stili di vita, problematiche, nuclei familiari e modi di vivere le relazioni ritenuti inediti, rispetto ai decenni precedenti.
Per far fronte a queste necessità, in anni recenti, stanno vedendo la luce sempre più piattaforme mirate. Su queste piattaforme il o la paziente possono trovare il/ la professionista più adatta alle proprie necessità, senza dover “perdere tempo”.
Sembrerebbe proprio che nel prossimo futuro potremmo assistere a nuove forme, frequenze e modalità di terapie. Però, per scoprirlo, bisognerà aspettare e vedere.

 

 

Flavia Mancini

 

Stampa questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.