La nuova geografia del ciclismo mondiale: dal Sudamerica al Regno Unito

L’epoca del dominio belga, italiano, francese e spagnolo è finita?

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La storia del ciclismo è stata segnata indelebilmente dalle imprese dei belgi, degli italiani, dei francesi e degli spagnoli. Da Coppi a Merckx, da Anquetil ad Indurain, fino ai più recenti Contador e Nibali, campioni cristallini capaci di portare i colori nazionali nell’Olimpo dello sport.

Ma il futuro sarà completamente diverso, perché la geografia del ciclismo sta cambiando.

Proviamo a fare un gioco: pensate ai primi due ciclisti attuali che vi vengono in mente, escludendo lo “Squalo dello stretto” perché il campanilismo influenzerebbe la vostra scelta. Non è necessario essere dei veggenti ma è assai probabile che i nomi siano Peter Sagan e Chris Froome. Sagan, slovacco, il campione pop per eccellenza e l’uomo dei tre mondiali di fila. Froome, britannico di origini keniane, dominatore delle corse a tappe dal 2011 al 2018. Slovacco e britannico appunto, due nazionalità abbastanza “nuove” nella geografia del ciclismo. Certamente i britannici avevano già iniziato a gioire da prima dell’esplosione di Froome con le vittorie di Mark “Cannonball” Cavendish, ma le portate dei successi sono difficili da paragonare proprio per le caratteristiche delle differenti corse.



Regno Unito

Il Regno Unito negli ultimi 10/12 anni è entrato di forza nella geografia del ciclismo, a suon di vittorie in lungo e in largo. Il primo a trionfare sotto la Union Jack è stato proprio Cavendish, con le sue innate doti da velocista puro. Tra le sue vittorie vanno ricordate la Sanremo del 2009, il mondiale del 2011 e le 48 tappe nei Grandi Giri. Dopo di lui è toccato a Bradley Wiggins prendersi la scena. Pistard naturale, in carriera è riuscito a portarsi a casa il Tour de France 2012 e il campionato del mondo a cronometro nel 2014.

Altro campione delle corse a tappe è Simon Yates, gemello di Adam, già vincitore della Vuelta nel 2018 dopo aver sfiorato il successo al Giro nello stesso anno. Ultimo, ma non per importanza, è Chris Froome. Uomo di punta dei Grandi Giri, dal 2011 ne ha vinti ben sette, entrando nella ristretta élite dei ciclisti in grado di vincere tutte e tre le grandi corse a tappe. L’ultima sconfitta di Froome risale al Tour de France 2019 quando perse per mano del compagno di squadra Geraint Thomas, anch’egli britannico. Dieci Grandi Giri in nove anni: il Regno Unito è il perno della nuova geografia del ciclismo.

Sudamerica

Meno costanti dei britannici ma potenzialmente più dominanti sono i giovani sudamericani. Il 2019 è stato un anno dorado per il Sudamerica, con i trionfi dell’ecuadoriano Richard Carapaz al Giro e il successo clamoroso del colombiano Egan Bernal al Tour. Oltre a loro ci sono altri due talenti cristallini provenienti dalla Colombia che alternano momenti di totale onnipotenza a delle crisi impronosticabili: Miguel Ángel López e Nairo Quintana. Il primo non è ancora riuscito ad affermarsi, mentre Quintana ha già nel suo palmarès un Giro e una Vuelta, chiuso spesso dal rivale Froome.  Ciò nonostante, il Sudamerica potrà contare in futuro su Bernal, che tutti considerano il nuovo dominatore per i prossimi dieci anni.

Slovenia e Slovacchia

Nella storia del ciclismo nessun corridore proveniente dalla Slovenia aveva mai vinto un Grande Giro. Alla Vuelta 2019 si è ribaltato tutto! Primo posto per Primož Roglič e terzo per il gioiellino Tadej Pogačar, vincitore di tre tappe e della maglia bianca. Per non parlare della Slovacchia che fino al 2010 non aveva nessun tipo di tradizione ciclistica. Poi però è esploso Peter Sagan e tutto è cambiato.  Sette maglie verdi, tre mondiali (e un quarto alla portata), una Roubaix, un Fiandre e tappe in ogni dove.

Questo è il nuovo scenario della geografia del ciclismo mondiale. Con la speranza che l’Italia riesca a ritagliarsi un posto tra le nazionali top, magari con il fresco vincitore del Giro delle Fiandre Alberto Bettiol.

Federico Smania

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