Giappone, un popolo unico tra cortesia ed indifferenza

una cultura antica con le sue usanze, ricca di innovazione e tradizione

Durante un lungo viaggio di lavoro in Giappone ho avuto la fortuna di respirare la sua essenza più profonda, e di studiare il popolo giapponese, cortese ed indifferente

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Giappone: una cultura  ambivalente e un popolo con una disciplina  delicata e allo stesso tempo controversa.

Molti aspetti della cultura e dell’aspetto socio-politico giapponese dipendono dalla religione.

Le religioni principali del Giappone sono Shintoismo, Buddhismo e Confucianesimo, anche se per le ultime due non si può parlare di religioni ma di dottrine filosofiche.

Nella società giapponese non c’è una netta separazione tra spirito e materia.

Bensì un insieme di comportamenti puri che vengono legittimati che chi li riceve.

Da qui l’idea del sincretismo religioso giapponese, uno stato nel quale è presente una coesistenza di più religioni.

Questo sincretismo prevede la venerazione di qualsivoglia spirito divino, ma allo stesso tempo la pratica e le azioni vengono plasmate a seconda della situazione senza però instaurare aspettative.

Il Giappone è anche un popolo molto legato alle tradizioni.

Sebbene Tokyo sia una delle città più moderne del mondo e abbia qualsiasi tipo di innovazione tecnologica ancora oggi tantissime persone attuano comportamenti legati al passato.

Basti pensare al fatto di portare la mascherina bianca chirurgica, soprattutto sui mezzi di trasposto.

Una buona percentuale di persone che  la indossano non lo fanno, come si potrebbe pensare, per proteggersi dall’inquinamento, ma questo comportamento è legato ad un’epidemia che all’inizio del ventesimo secolo ha provocato molti morti e che tutt’ora terrorizza gli abitanti.

Nel mio viaggio in Giappone ho conosciuto tantissime persone disponibili oltre ogni immaginazione, che anche non sapendo l’inglese cercavano in tutti i modi di darmi una mano.

Anche solo per darmi indicazioni stradali , non riuscendo ad esprimersi,  mi accompagnavano direttamente dove dovevo andare.

Allo stesso tempo ho visto persone che anche in situazioni di pericolo o emergenze erano completamente indifferenti verso il prossimo.

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Confrontandomi con colleghi e amici su questa ambivalenza ho constatato che effettivamente non si trattava di discrezione ma solo di indifferenza.

Tutto ciò appariva strano a me perché avevo una visione ”occidentale” del sistema, basato su etichette e distinzioni dicotomiche che nella cultura giapponese sono ben estranee.

Un altro elemento di rottura che mi ha fortemente colpito è stato il loro ordine.

Per strada, la mattina, si potevano scorgere fiumi di persone tutte in fila indiana che camminavano verso il lavoro.

Si sentivano solo il rumore delle scarpe sul suolo e tutt’intorno il silenzio.

Diversamente, la sera, la città era piena di uomini in carriera di mezz’età che pressati da un sistema lavorativo che li obbliga a fare troppe ore di lavoro cercano una via di fuga nell’alcool.

Così si ritrovano a dormire in hotel capsula, avendo perso i treni per tornare a casa la sera precedente, e tornare al lavoro la mattina seguente.

Negli ultimi anni si è molto sentito parlare di questa situazione, e nel peggiore dei casi il troppo lavoro porta alla morte.

Il fenomeno è più conosciuto come Karoshi, che letteralmente significa ”morte per troppo lavoro”.

Ci troviamo davanti una società con una duplice essenza, ma per capire questo meraviglioso popolo bisogna armarsi di libertà mentale e pragmatismo.

Giappone, un popolo unico tra cortesia ed indifferenza, si potrebbe osservare come uno spettacolo.

nonostante le contraddizioni che  presenta si scoprirà che effettivamente è un popolo molto più coerente di tanti popoli occidentali.

 

Veronica Ganguzza

 

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