Giapponesi a Londra: dopo Brexit, primi pericoli per il governo britannico

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Il governo giapponese fa la voce grossa nel Regno Unito, spinto da offerte che potrebbero portare il paese a investire in altre realtà europee.

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Le aziende giapponesi con sede in Gran Bretagna hanno già iniziato a ricevere offerte da parte di altri paesi europei e potrebbero modificare i parametri dei propri investimenti, se il governo di Theresa May riuscisse a negoziare una stretta relazione economica con l’UE.

Questo è stato il duro avvertimento da Haruki Hayashi, presidente delle camere giapponesi di commercio in Gran Bretagna e l’amministratore delegato europea di Mitsubishi.

Parlando ai deputati in parlamento, tra cui il segretario Brexit, David Davis, Hayashi ha detto che in un mondo complesso e interdipendente, la decisione di lasciare l’UE avrebbe un grave impatto sugli individui e le imprese.

Hayashi ha sottolineato l’importanza di fattori come l’appartenenza al singolo mercato  contemporaneamente all’unione doganale, e durante un ricevimento organizzato dall’ambasciata giapponese a Londra, in cui erano rappresentati decine di aziende, si è così pronunciato: “alcuni esempi di aree di interesse per le aziende giapponesi includono la validità del sistema del passaporto unico e la libera circolazione dei lavoratori qualificati tra il Regno Unito e diverse parti d’Europa. Se l’intero contesto britannico continuerà a essere caratterizzato dall’incertezza, le società giapponesi continueranno a rinviare ulteriormente decisioni di investimento”.

Potrebbe anche significare che molte aziende giapponesi siano in procinto di considerare seriamente un trasferimento in altri paesi, ha aggiunto, chiedendo al governo britannico di parlare procedere alla rinegoziazione mettendo sul tavolo della trattativa cifre, intenzioni e dati chiari.

“Alcune aziende giapponesi hanno già iniziato a ricevere offerte da parte di paesi europei alternativi”, ha detto Hayashi, “non posso parlare a nome di ogni singolo membro della camera, ma il chiaro messaggio è che c’è la necessità di ricevere maggiori rassicurazioni generali per garantire che la presenza degli investimenti giapponesi nel Regno Unito non diminuisca a causa della mancanza di un dialogo trasparente e la condivisione delle informazioni”.

 

Il Giappone rappresenta un punto di confronto stabile per l’intera economia mondiale, quando si parla di questo paese in campo economico fattori come la casualità o l’accidentalità non trovano spazio. Cosa spinge quindi il governo giapponese verso un intervento di questo tipo? Con ogni probabilità la crescita esponenziale di Nissan nel Regno Unito. A tutto questo, va aggiunto che secondo importanti organi giapponesi, il governo bretone abbia utilizzato strategie di negoziazione diverse in grado di convincere Nissan ad aumentare sensibilmente la propria produzione a Sunderland. Lo scenario diventa ancora più enigmatico se si considera la posizione ufficiale di Greg Clark, Ministro del Commercio, che afferma l’impossibilità da parte del governo della Gran Bretagna di diffondere dati commerciali così sensibili.

 

Finita qua? No, non finisce qua.

 

Sempre Hayashi, ha dichiarato che secondo un sondaggio effettuato tra i membri della Camera di Commercio Giapponese, il 96% risultava schierato in modo sfavorevole all’uscita del Regno Unito dall’ UE già prima di conoscere l’esito del referendum. E il restante 4%? Favorevole? “Manco pè niente” (concedetemi l’esclamazione). Il restate 4% semplicemente non si è pronunciato (coesi o falsi come una moneta da 3€ questi giapponesi?).

 

La sensazione è che il Giappone abbia compreso a pieno la vulnerabilità del Governo britannico, senza alcuna intenzione di concedergli un passo indietro che nell’antica Albione sarebbe come un anno intero di sole e ragazze in bikini stile Miami Beach.

 

 

Andrea Umbrello

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