La gig economy: l’economia del “lavoretto” sempre più diffusa

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E’ la nuova frontiera del lavoro, e negli Stati Uniti si sta affermando sempre di più. La gig economy è un nuovo modello economico che vede il lavoratore eseguire prestazioni online. Un sistema di lavoro freelance, agevolato dall’ormai onnipresente tecnologia.

Gig economy
La gig economy, molto diffusa negli Stati Uniti

Non bisogna confondere la gig economy con la sharing economy, altro termine molto in voga. Quest’ultima è la monetizzazione di risorse prevalentemente non utilizzate, e mira a demolire i costi con azioni che si verificherebbero comunque. Un esempio pratico è fornito da Blablacar e Uber, due aziende che si occupano di logistica. Con Blablacar l’automobilista ha già pianificato il suo tragitto, e mette a disposizione i posti liberi nella sua vettura a fronte di un pagamento. L’automobilista di Uber, invece, svolge un lavoro simile a quello del tassista. Egli offre i suoi servizi “on demand”, all’occorrenza.

Google Trends mostra chiaramente il grande successo che sta riscontrando questo termine, soprattutto negli Stati Uniti. Ricordiamo la dichiarazione di Hillary Clinton nel luglio dell’anno scorso, durante la presentazione del suo programma economico: “Molti americani stanno guadagnando soldi extra affittando stanze, occupandosi di siti web, vendendo prodotti realizzati da loro, o addirittura guidando le loro macchine. Questo lavoro su richiesta, conosciuto anche come gig economy, sta creando una scatenata innovazione in ambito economico. Ma sta anche sollevando domande scomode sulla sicurezza sul posto di lavoro e su quale sarà considerata una buona occupazione in futuro.”

Se da un lato la gig economy rappresenta indubbiamente un’innovazione, dall’altro si tratta di un modello economico molto precario. Sicuramente è un’ottima maniera per guadagnare qualche soldo in più, senza contare la maggiore flessibilità che essa promette. Lavorare da casa è un’autentica comodità, in quanto si può gestire meglio il proprio tempo. Tuttavia, questa “economia del lavoretto” non può e non deve essere considerata una vera fonte di guadagno. E’ ottima per avere in tasca “qualche soldino in più”, ma non garantisce un sostentamento soddisfacente e sicuro.

Veronica Suaria

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