Morto Gigi Simoni: ritratto dell’allenatore gentiluomo

Lo piange la sua Inter, insieme a tutto il mondo del calcio

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Morto Gigi Simoni: aveva 81 anni. Il mondo dello sport (e non solo) piange l’allenatore gentiluomo.

Nel giorno del decimo anniversario del Triplete, il più grande successo della storia interista, i tifosi nerazzuri piangono la scomparsa di un gentiluomo, nonché uno dei loro allenatori-simbolo, Gigi Simoni. Esatto allenatore-simbolo, perché nonostante Simoni abbia passato alla corte dei Moratti  un solo anno si è indubbiamente guadagnato la stima della piazza; grazie ai suoi modi e, soprattutto, per le emozioni regalate nel rattangolo verde.

 L’esordio

Cresciuto nelle giovanili della Fiorentina, Simoni viene lanciato dal Mantova di Edmondo Fabbri, con cui centra la promozione in Serie A (uno dei leitmotiv della sua carriera). Dopo una breve parentesi al Napoli, dove raggiunge una seconda promozione e la vittoria della Coppa Italia, torna a Mantova dove fa il suo esordio in Serie A. Dopo due buoni anni nella massima serie Simoni si trasferisce al Torino prima e alla Juventus poi, dove trova poco spazio e decide quindi di abbandonare la massima serie. Nel 1968 si trasferisce al Brescia riportandolo in Serie A, per poi concludere la carriera con la maglia del Genoa nel 1974

L’allenatore gentiluomo

Tuttavia la maggior parte dei suoi successi Simoni li ha raggiunti dalla panchina. E’ stato senza dubbio un allenatore girovago, sedendosi nel corso di 32 anni di carriera su ben diciassette panchine diverse, ma guadagnandosi su ognuna di esse, a prescindere dai risultati, l’amore dei tifosi. Questo grazie alla sua onestà e ai suoi modi eleganti, che gli sono valsi l’appellativo di allenatore gentiluomo.

A testimone del segno lasciato da Simoni nei suoi passaggi, appena un anno dopo il suo ritiro viene immediatamente richiamato dal Genoa per subentrare in panchina a Guido Vincenzi. Alla guida del Grifone resta per tre anni, raggiungendo nel 1975/76 la sua prima promozione in Serie A da allenatore. Dopo aver lasciato la città della Lanterna Simoni arriva a Brescia, dove porta i biancazzurri nella massima serie, per poi tornare nuovamente al Genoa, che tanto per cambiare porta in Serie A.

Dal 1984 al 1992 vive anni bui, passati fra le serie minori, poi la sua prima consacrazione. Nell’estate ’92 approda alla Cremonese, che trasforma da mediocre squadra di Serie B in una compagine capace di dire la sua anche in Serie A. A Cremona ottiene una promozione, due salvezze e una retrocessione; ma il suo capolavoro alla guida delle tigri è la Coppa Anglo-Italiana del 1993, vinta contro il Derby County nel tempio del calcio inglese, Wembley.

La beffa: Ronaldo, Iuliano e Simoni

Dopo mezza stagione al Napoli, nel luglio 1997 Simoni firma con l’Inter. Quella stessa estate arriva da Barcellona un altro personaggio discretamente amato dalla Nord. Brasiliano, denti sporgenti e ginocchia fragili, di nome questo ragazzo va Ronaldo, ma il soprannome è molto più emblematico: O Fenômeno. Poi i compagni del Fenomeno in quella Inter, con l’inedita maglia a strisce orizzontali, non erano certo da meno: Djorkaeff, Zamorano, Simeone e, ovviamente, Javier Zanetti.

Quell’anno il campionato fu contraddistinto da una consueta dicotomia, quella che vide di fronte l’Inter e gli eterni rivali della Juventus. Il testa a testa si risolse il 26 Aprile, in uno storico Derby d’Italia. Quella partita passò alla storia infatti per il celeberrimo contatto all’interno dell’area di rigore bianconera fra Ronaldo e Mark Iuliano, contatto che il direttore di gara valutò come non punibile. Salvo poi concedere un rigore 30 secondi dopo a favore della Juventus, che grazie a quel gol vinse poi il match. Quello fu l’unico giorno in cui Simoni perse l’eleganza che lo contraddistingueva, lanciandosi nelle proteste. Neanche la Coppa UEFA conquistata qualche mese dopo, e la conseguente Panchina D’Oro riuscirono a consolare l’allenatore gentiluomo. Quel rigore non assegnato fu una crepa insanabile nella carriera di Simoni, che si sentì quel giorno defraudato dello scudetto che aveva tanto bramato.

La fine

Dopo questa delusione il tecnico emiliano viene poi esonerato dall’Inter l’anno successivo, ricominciando il suo instancabile tour delle panchina italiane e non. Per infine concludere la carriera come direttore tecnico della sua Cremonese, che nel frattempo l’aveva nominato Allenatore del secolo. Una carriera vissuta sull’altalena delle emozioni, ma che l’ha senza dubbio consacrato come uno dei migliori allenatori del calcio di provincia (e non solo) italiano. Oltre ai numerosi trofei Simoni può inoltre contare anche su un insolito record, il maggior numero di promozioni dalla Serie B alla Serie A, ben 7 più una da direttore tecnico.

Poi l’ictus, che ha colto Gigi Simoni nel corso del 2019 e si è portato via l’allenatore gentiluomo poche ora fa, ironia della sorte, nel giorno del decimo anniversario del Triplete della sua Inter.

Michele Larosa

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