Gilet gialli: insulti antisemiti a Finkielkraut. Ha criticato il movimento

Il filoso è figlio di ebrei polacchi scampati alla Shoah

Fonte causeur.fr
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14esima giornata di manifestazione dei Gilet Gialli, a Parigi. Al margine delle manifestazioni un grave episodio: il filosofo ebreo Alain Finkielkraut ricoperto di insulti.

Sembra una scena provenire direttamente dal 1938. Invece è il 2019, a Parigi. “Sporco Ebreo“, “sporco sionista“, “la Francia è dei francesi“, “Palestina. Il soggetto di questi insulti è l’accademico e filosofo ebreo Alain Finkielkraut. A gridarli contro un corteo di Gilet gialli che passa sul boulevard Montparnasse proprio mentre percorre quella stessa strada il filosofo. Alain Finkielkraut, noto filosofo e accademico francese, è figlio di genitori ebrei polacchi sopravvissuti ad Auschwitz.

La scena è ripresa da un video pubblicato poi su Twitter. Nel video si sentono gli insulti dei Gilet gialli rivolti all’accademico che in un crescendo, si intensificano nel tono e nell’aggressività.  Il filosofo, che con aria pacata ascolta gli insulti a lui rivolti, viene allontanato da una persona. Il gruppo lo insegue per qualche metro mentre continuano gli insulti da parte dei Gilet Gialli, alcuni con il volto coperto da un passamontagna in testa. La colpa del filosofo? Aver criticato nei giorni scorsi – attraverso un’intervista a Le Figaro – il movimento francese, parlando di “barbarie“.

Il presidente Macron

ha duramente criticato l’accaduto. Ed ha twittato: “Le offese antisemite di cui è stato bersaglio Finkielkraut sono la negazione assoluta di chi siamo e di ciò che ci rende una grande nazione. Non li tollereremo”. E in un secondo post ricorda che il filosofo “figlio di emigranti polacchi divenuto accademico francese, non è solo un eminente uomo di lettere ma il simbolo di ciò che la Francia permette a tutti“. Intanto la procura di Parigi  ha aperto un’inchiesta sull’avvenimento. L’inchiesta è stata aperta per “offesa pubblica per origine, etnia, nazione, razza o religione“. Mentre l’accademico fa sapere di non voler sporgere denuncia. “Non sono né vittima, né un eroe” dice,  “ho sentito l’odio assoluto e purtroppo non è la prima volta“.

14esimo sabato di mobilitazioni

Miglia di persone riverse per le strade di Parigi, lo scorso sabato, in occasione del 14esimo sabato di proteste. La manifestazione si è snodata lungo gli Champs- Elysées in direzione dell’Assemblea Nazionale. Lancio di gas lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine contro la folla.




Era stato vietato ai manifestanti di attraversare il ponte Alexandre III. Lancio di oggetti contro gli agenti ed almeno 16  persone sono state fermate dalla polizia.Tensioni anche a Rouen, in Normandia, dove un automobilista per ore costretto in fila a causa delle manifestazione dei gilet ha forzato il blocco e ha ferito almeno tre manifestanti. Mentre le manifestazioni dei Gilet gialli proseguono – dati non confermati dai gilet parlano di 118.200 partecipanti alla manifestazione dello scorso sabato – in Italia continuano le polemiche sulla scelta di Di Maio di incontrarne una delegazione.

Resta comunque lo sgomento  per gli insulti dei Gilet gialli rivolti al filosofo che ricordano vecchi e, speravamo, sepolti sentimenti; ma che in realtà negli ultimi tempi risuonano in molte piazze europee. Accompagnate spesso da un “prima“: che sia un “prima i francesi” o un “prima gli italiani“, che ci è così familiare.

Francesca Peracchio

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