Giorgia Meloni tra papaya e bucatini agli Stati Generali

Giorgia Meloni ha attaccato con un tweet Conte perché per la pausa pranzo degli Stati Generali in programma a Roma saranno disponibili solo acqua, caffè e stuzzichini, anziché le faraoniche tavolate dei governi passati con Vissani ai fornelli.

Altri avrebbero se non salutato con favore, almeno taciuto davanti a questa scelta di risparmio e sobrietà.
E parlato magari di problemi seri.

Ma lei no.

Visto che non può attaccare i costi, si lamenta per l’assenza dei patriottici “bucatini” italiani, e per la presunta presenza nel buffet della pericolosissima straniera papaya.

E siamo certi che Giorgia Meloni, questo tweet, lo abbia coerentemente scritto dal suo italianissimo telefono cellulare, o dal suo italianissimo pc. E siamo certi che non lo abbia pubblicato sugli invasori social stranieri.

Così come siamo certi che tutti i suoi elettori mangino solo bucatini, non mettano mai piede all’Ikea, da Zara o in un MacDonald, comprino ai loro figli solo videogiochi italiani, guardino solo film e serie tv italiane, ascoltino solo musica italiana, guidino solo auto Fiat, prendano Alitalia e mai Ryanair e a tavola verifichino l’etichetta di ogni alimento per accertarsi che siano italianissimi.

Perché se così non fosse sarebbero tutti dei grandissimi ipocriti nel votarla ancora. Lei e il suo compagno di merende (italiane, s’intende).

Poi, sempre la fulgida Patriota, ha lamentato la presenza al convegno della BCE e dell’UE.
Di questi grandi cattivoni.

Ora io non so quale sia esattamente stato il contributo di Giorgia Meloni all’emergenza Covid.

Però so che l’UE a oggi ha proposto per l’Italia un pacchetto d’aiuti da 170 miliardi di euro (di cui 80 a fondo perduto). Per nessun altro Paese europeo la Commissione UE ha proposto un aiuto tanto ingente.

E la BCE?
La BCE non solo da mesi compra titoli italiani sul mercato per evitare che s’impenni lo spread e il Paese finisca preda dei mercati, ma nel farlo ha privilegiato l’Italia su tutti gli altri Paesi europei. Arrivando a violare la cosiddetta “Capital Key”.

Cosa vuol dire? Che la BCE avrebbe dovuto aiutare i paesi in proporzione alle loro quote nella BCE stessa. E invece niente: all’Italia sono stati dati 8 miliardi in più rispetto al dovuto. Alla Francia, ad esempio, 11 miliardi in meno rispetto a quanto le spettassero.

Ma l’UE e la BCE sono cattive e non andavano invitate.
Perché ce lo dice Giorgia. Che è quella della guerra alla papaya (non ditele che l’amico va matto per il mojito).

 

Emilio Mola

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