Giornata della giustizia penale internazionale, la storia e le sfide della CPI

Oggi, nella data dell’anniversario del trattato di Roma che ha istituito la Corte Penale Internazionale, si svolge la giornata della giustizia penale internazionale.

Il 17 luglio 1998, in una conferenza a Roma, 120 Stati hanno adottato un trattato, noto come Statuto di Roma della Corte penale internazionale. Gli Stati hanno creato il primo ed unico tribunale penale internazionale permanente per perseguire gli autori dei crimini più gravi. Al momento della sua istituzione l’elenco comprendeva crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio. Dal 2017  si sono aggiunti i crimini di aggressione per completare l’attuazione dei principi di diritto internazionale.

La missione primaria della Corte penale internazionale è di contribuire a porre fine all’impunità degli degli autori dei crimini più gravi che preoccupano l’intera comunità internazionale, e quindi contribuire alla prevenzione di tali crimini.

“(…) i crimini più gravi che preoccupano l’intera comunità internazionale non devono rimanere impuniti (…)”. Preambolo dello statuto di Roma

La Corte penale internazionale non è un sostituto dei tribunali nazionali.  È dovere di ogni Stato esercitare la propria giurisdizione penale sui responsabili di crimini internazionali. La CPI può intervenire solo quando uno Stato non può o non vuole realmente di svolgere le indagini e perseguire i responsabili.

La Corte nasce quindi da un trattato e non dalle Nazioni Unite, che cooperano con la Corte ma ne preservandone l’indipendenza.



Perché la CPI è così importante?

In un momento in cui il mondo sta lottando contro la pandemia di coronavirus e la nostra priorità collettiva dovrebbe essere quella di sostenere e di proteggere le fasce più vulnerabili della società, continuano ad essere perpetrati crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

In questo contesto, la giurisdizione universale permette alle autorità nazionali di perseguire i sospettati di gravi abusi indipendentemente dalla nazionalità o dal luogo in cui i crimini sono stati commessi. Lo Statuto di Roma stabilisce uno standard per tutti: nessuno è al di sopra della legge.

Le vittime hanno, poi,  il diritto di partecipare al procedimento davanti alla Corte attraverso un rappresentante legale. Gli Stati hanno anche istituito un Fondo per le vittime, un’istituzione indipendente attraverso la quale le vittime e le loro le loro famiglie possono ricevere assistenza e riparazioni.



Come funziona la Corte Penale Internazionale?

La Corte processa individui, non organizzazioni o stati. La giurisdizione della corte copre crimini commessi nei territori degli stati membri (o che accettano la giurisdizione della Corte), crimini commessi da cittadini degli stati membri o crimini riportati al pubblico ministero dal consiglio di sicurezza ONU.

Il 1° luglio 2002, dopo la ratifica di 60 Stati, il trattato è entrato in vigore istituendo formalmente la CPI. La Corte non può perseguire crimini commessi prima di luglio 2002 ma da quel momento in poi è stata un elemento fondamentale nello scacchiere internazionale.

Oggi 123 Stati sono par dello Statuto di Roma e si sforzano di costruire un mondo più giusto. Altri 32 paesi hanno firmato ma non ratificato il trattato. Fra questi, Israele, Russia e USA hanno dichiarato di non avere intenzione di ratificarlo.

I casi più recenti

Alla CPI è iniziato il primo processo per gravi crimini commessi nel più recente conflitto della Repubblica Centroafricana. La corte ha emesso un verdetto contro un noto comandante ribelle in Uganda e ha confermato in appello la condanna del signore della guerra congolese Bosco Ntaganda. Un sospettato dei crimini del Darfur si è consegnato alla CPI, e l’ex procuratore ha fatto un viaggio storico in Sudan, sollecitando la consegna degli altri sospettati.

L’ufficio del procuratore della CPI ha anche aperto un’indagine sulla Palestina e ha chiesto ai giudici della corte il permesso di indagare sugli omicidi della “guerra della droga” nelle Filippine. Tuttavia, citando risorse insufficienti, deve ancora chiedere l’autorizzazione per indagare in Ucraina e Nigeria.

Il divario tra il carico di lavoro della corte e le risorse è sempre più impegnativo. Nonostante l’abrogazione delle sanzioni statunitensi, la CPI affronta ancora un’opposizione politicizzata.

Francesco Maria Trinchese

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