Giorno del Ricordo: tra commemorazioni e negazionismo sulle foibe

Oggi è il “Giorno del Ricordo”, evento dedicato alla memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo dal confine orientale di migliaia di italiani

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Il Giorno del Ricordo

Oggi, 10 febbraio, è il Giorno del Ricordo. La commemorazione, istituita ufficialmente solo nel marzo del 2004, intende ricordare le vittime delle persecuzioni dei partigiani comunisti titini. Il termine “foibe” trae origine dalle cavità carsiche in cui erano gettate, talvolta ancora vive, le sciagurate persone colpite dalla violenza dei partigiani jugoslavi di Tito.
Il giorno del ricordo tuttavia non testimonia semplicemente la memoria di tutti gli infoibati, ma anche di quegli italiani costretti a fuggire dai territori istriani dopo l’avanzata slava.
Sin dalla sua istituzione, questa commemorazione è divenuta oggetto di un vero e proprio sciacallaggio politico.
Seppure l’intenzione originale, o almeno si spera, fosse quella di omaggiare gli italiani e tutti gli altri periti nelle foibe, ben presto tutte le forze politiche hanno strumentalizzato la giornata in loro favore. Senza distinzioni, sia da destra che da sinistra. Di conseguenza, sono nate posizioni opposte, che vanno dal negazionismo all’ultra-nazionalismo.

La politica e le foibe

Nel panorama attuale, il Giorno del Ricordo ha suscitato un vero e proprio scontro ideologico. Molte manifestazioni, in tutta Italia, sono state accompagnate infatti da estenuanti polemiche.
Dapprima le posizioni di alcune sedi Anpi e altre forze politiche o pseudo-tali di sinistra, che hanno dichiarato a mezzo stampa come le foibe siano un’invenzione storica. A stretto giro, è arrivata la scontata risposta dei partiti di destra, con Salvini a capo della crociata contro i cosiddetti negazionisti comunisti.
La diatriba politica è proseguita negli ultimi giorni, tanto da venire citata nel discorso del Presidente della Repubblica. Mattarella, abbandonando per un attimo il suo solito ecumenico e pacato atteggiamento, ha difeso strenuamente la genuinità e la veridicità del dramma delle foibe.
Dopo tutto questo chiacchiericcio politico, tuttavia, rimane l’amaro in bocca. Quella che doveva essere una giornata in memoria di migliaia di persone trucidate, è divenuta semplicemente un altro banco di prova per la sterile politica contemporanea.




La giornata del Ricordo, anche per quest’anno, è passata. Appuntamento per nuove polemiche all’anno prossimo, quando magari si smetterà di strumentalizzare il dolore di un popolo intero.

Stefano Mincione

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