Giovani e tabù: ciò che si fa e ciò che non si dice

Una brillante ricerca sugli usi nascosti del web da parte dei giovani

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È difficile comprendere come nel 2019 certi argomenti siano ancora dei tabù insuperabili e la sessualità è, certamente, uno di questi. Una società spesso divisa tra ideali “bigotti” ed eccessivo libertinismo, in una dicotomia che rende ancora più complesso il superamento di queste barriere.

Ci sono dei libri che non leggeresti mai, che non trovano il tuo interesse né dalla copertina né dal titolo. Capita molto spesso di essere influenzati dal fattore esteriore, pur non essendo dei particolari esperti d’arte o di editoria. Tuttavia, per motivi didattici, ho avuto il piacere di studiare un testo che altrimenti non avrei comprato per nessun motivo. Il libro era Corpi virtuali del professor Renato Stella, sociologo dell’Università di Padova. Una tastiera e una luce soffusa blu: così si presentava quel saggio sugli usi erotici del web da parte dei giovani. Un argomento tabù che da sempre divide sia la società sia l’individuo stesso. Ciò che si racconta è sempre più lontano da ciò che si fa. Queste sono le prerogative dalle quali partire prima di immergersi in un racconto curioso.

La ricerca nasce tra i banchi del corso di laurea triennale in Scienze della Comunicazione e fa seguito ad altri lavori del sociologo in materia di sessualità giovanile. Dopo aver ricevuto in forma anonima uno scritto sull’utilizzo di materiale per adulti via web, Stella ha proposto a tutti i giovani ragazzi di crearsi una mail “in incognito” per poi raccontargli come si approcciano i giovani a questo scottante tema. Da queste interviste è nato il libro: una sorta di raccolta di storie che fa riflettere su alcune convenzioni (e convinzioni) che ci circondano.



Sono cambiati i canali e (forse) i ritmi

Il giornalino nascosto sotto il materasso, simbolo di un mondo predigitale, è stato rimpiazzato dalle immagini trasferite via Bluetooth all’inizio del terzo millennio. Lo streaming ha superato il download. Quel download che tanto faceva sentire trasgressivi i giovani a cavallo degli anni ’10 e che implicava un gioco di matrioske per celare le cartelle nei meandri più remoti del computer. Chi di voi non ha nascosto materiale compromettente nella directory denominata “compiti”? In realtà anche il pc stesso è diventato obsoleto, per certi versi scomodo. Ora la fruizione avviene attraverso smartphone o tablet e le connessioni illimitate hanno reso più “agevole” la navigazione. Non c’è più la frenesia di fare veloci per evitare che la bolletta del telefono tocchi cifre folli.

L’istantaneità con la quale i giovani possono servirsi di materiale per adulti ha comportato una variazione, seppur relativa, anche nei ritmi della pratica. L’offerta è ampia e la domanda altrettanto. Poi, quale sia il versante che determina l’altro non spetta a noi dirlo, in un mercato particolare e ancora oggi poco studiato. Resta il fatto però che i giovani, e non solo, si trovano tra le mani una gamma pressoché illimitata di prodotti e per questo l’utilizzo non è destinato a calare. Inoltre, non vi è una grande differenza in relazione alla situazione sentimentale. Certamente, i giovani che hanno un rapporto stabile sia sentimentale che sessuale sentono meno l’esigenza di praticare autoerotismo ma non in misura così elevata. Il gap resta marginale a riprova di una necessità umana diffusa e che non dovrebbe più rappresentare un tabù.

Una buffa conclusione

Si è parlato della volontà di abbattere le barriere, eppure abbiamo usato solamente perifrasi per descrivere ciò che comunque è chiaro a tutti. Una contraddizione? Assolutamente no. Anzi, una conferma della mission! Solo che certe parole essendo ancora dei tabù per la società risultano essere degli ostacoli anche per la navigazione e la pubblicazione di contenuti. Ma alla fine penso che non sia così necessario essere palesi, tanto il focus del testo è di facile intuizione.

Federico Smania

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