E’ giusto uccidere per proteggere una figlia?

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Mi sono ritrovato più volte ad affrontare un discorso populista, retorico e molto di pancia. Il succo del discorso era sempre lo stesso: giustificare l’omicidio se qualcuno ti entra in casa oppure compie un atto atroce nei confronti di una persona cara. Il mio punto di vista era precisamente l’opposto di quello di tutti gli altri. Io credo fermamente che niente e nessuno possa giustificare il fatto di essere un assassino. Questo dibattito e questo discorso è esattamente lo stesso che gira intorno alla storia di Jay Maynor condannato a 40 anni per aver ucciso lo stupratore della figlia. Ora lei chiede la grazia per il padre al presidente uscente Obama.

La ragazza ora ha 24 anni, da quando ne aveva 8 è stata violentata dal nonno adottivo Raymond Earl Brooks. Condannato a 5 anni per gli abusi sulla bambina è stato in carcere per soli 27 mesi. Visto che la pena non è stata adeguata alla colpa Jay Maynor ha pensato di vendicare la figlia sparando allo stupratore. Sempre per proteggere la figlia il padre si è subito dichiarato colpevole per evitare che lei ripercorresse il trauma subito. Lei ora vuole “la grazia o una pena minore” e la petizione che ha lanciato è stata sottoscritta da 16 mila persone. Lei dichiara “Mi stava proteggendo come ogni padre dovrebbe fare. È un padre straordinario, il migliore. Ci ama così tanto. La sua condanna è troppo dura: sta vivendo un inferno” e sostiene che “non è un pericolo per la società”.

Un atto orribile può essere vendicato con un altro della stessa portata? Uccidere un uomo perché ha commesso un crimine ti rende un eroe? Sei scagionato dalla responsabilità giuridica e morale di togliere una vita per vendetta? Io credo di no. Nessuno toglie le colpe del nonno che violenta la nipote, e forse se ci fosse una giustizia divina dovrebbe pensare ad una punizione adeguata. Sicuramente la giustizia americana è stata troppo leggera e uno stupratore si meriterebbe l’ergastolo, la punizione più atroce, la privazione della libertà a tempo indeterminato; aspettare solo che il tempo passi e che la morte arrivi da dietro delle sbarre. Questa è una pena che si può capire e condividere. Ma sporcarsi di un crimine che sta sullo stesso piano, nonostante tutte le motivazioni che si possano avere, sostituendosi alla giustizia, che già ho specificato è stata troppo blanda ma che comunque resta l’unica in possesso di giudizio in un paese civile, non è ammissibile. Posso immaginare la sensazione della figlia che vede il padre come un salvatore, ma è un eroe sbagliato. La grazia si dovrebbe concedere a persone che se lo meritano e un assassino, qualsiasi sia la motivazione, non è meritevole. Giustificare un certo comportamento porterebbe ad un precedente e giustificherebbe tutti gli omicidi per giusta causa. Questo non si può ammettere in nessuna società civile o che si professa tale.

Claudio D’Adamo

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