Glenn Burke, inventore dell'”high five” e primo gay in MLB

Battere il cinque: un gesto che ognuno di noi avrà fatto. A inventarlo è stato Glenn Burke, ex giocatore della MLB e primo omosessuale dichiarato nella lega.

0

Battere il cinque ad un amico per complimentarsi, festeggiare o incoraggiarlo: è un gesto che ognuno di noi avrà fatto migliaia di volte. A inventare questo semplice ma profondo atto di unione è stato Glenn Burke, ex giocatore della Major League Baseball e primo omosessuale dichiarato nella lega. Ma andiamo con ordine.

Glenn Burke, batti ‘sto five!

Si giocava una partita della regular season, anno 1977. I Los Angeles Dodgers erano ai playoff da un pezzo: troppo forti. Ma i tifosi riempivano lo stesso lo stadio: certo, per rendere merito ai loro idoli ma anche per assistere a qualcosa di straordinario. Nessuna squadra della MLB aveva portato quattro giocatori a battere almeno 30 fuoricampo.

Reggie Smith, Steve Garvey e Ron Cey ce l’avevano già fatta; Dusty Baker era fermo a 29. E allora ecco tutto il pubblico con il fiato sospeso per la battuta di Baker. Dovette attendere un po’ ma che gioia vederlo: terza battuta al sesto inning e boooooom! La palla fu spedita sulle tribune.

Ma il fatto più memorabile doveva ancora accadere. Baker dopo la battuta corse verso la panchina dove, Glenn Burke, un rooker di LA, gli si avvicinò con il braccio alzato e il palmo della mano rivolto verso di lui. “Non avevo idea di cosa fare – avrebbe raccontato Baker – così gli ho schiaffeggiato la mano”. Signori e signore, bambini e bambine, ecco il primo high five della Storia! Era il 2 ottobre 1977.




Glenn Burke: primo gay in MLB e fine della carriera

Ma Glenn Burke è degno di essere ricordato anche per un altro fatto: fu il primo uomo a giocare nella Major League Baseball a dichiararsi apertamente omosessuale. Questa decisione gli compromise enormemente la carriera. Il general manager dei Dodgers, Al Campanis, si rese disponibile a pagare una luna di miele coi fiocchi (75.000 $) pur di mantenere segreta la cosa. “Dovrei sposarmi con chi? Una donna?” fu il commento di Burke a quella richiesta.

Da Los Angeles passò così agli Oakland Athletics dove rimase per un sola stagione (1978-1979). Qui subì pesanti discriminazioni da parte anche del presidente della squadra, Billy Martin, che subito lo etichettò come “faggot”, frocio. Decise di ritirarsi dal baseball.

Per qualche tempo giocò nella San Francisco Gay Softball League poi, in seguito ad un incidente stradale nel quale si ruppe la gamba, abbandonò tutto e non si rialzò più. La vita da homeless, la droga, il carcere. Nel 1994 contrasse l’HIV: la sorella Lutha lo riportò a casa, a Oakland. “Out at Home” fu il titolo che Glenn Burke diede alla sua biografia che pubblicò appena in tempo. Glenn morì nel 1995, a 42 anni.

“Nessuno può più dire che un gay non può giocare in Major League, perché io sono gay e ce l’ho fatta”.

Alberto Pastori

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Cliccando su Accetta, acconsenti all'utilizzo dei cookie e di eventuali dati sensibili da parte nostra; secondo le normative vigenti GDPR. More Info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi