Gli Afterhours tornano a risplendere

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Per quanto mi riguarda potrebbe partecipare pure come assaggiatore ufficiale alla sagra del porcino silano e quindi dite quello che volete ma anche quando decide di entrare a far parte del cast di X Factor  Manuel Agnelli resta sempre e comunque Manuel Agnelli ed è ancora più vero dopo aver ascoltato il nuovo album degli Afterhours.

Sono passati quattro anni dall’ ultimo Padania che raccontava non di un luogo fisico ma di uno stato mentale, del padano che cresce dentro ognuno di noi, travolto da una quotidianità convulsa e ingrata, alla rincorsa di destinazioni sempre più grandi e ingannevoli tanto da portare a una alienazione da sé.

L’ultima fatica è uscita lo scorso venerdì 10 giugno, si tratta un doppio album che segna il ritorno e al tempo stesso la rinascita della band milanese dopo l’addio di due pilastri Giorgio Prette e Giorgio Ciccarelli sostituiti da  Fabio Rondanini batterista dei Calibro 35 e Stefano Pilia chitarrista dei Massimo Volume.

Folfiri o Folfex

Tutto ha inizio dalla copertina, un’orchidea bianca muta e inalterabile, sorretta da uno stelo sottilissimo in grado di elevarla oltre l’oscurità delle tenebre, poi c’è il titolo Folfiri o Folfex che sono i nomi di due trattamenti chemioterapici che Manuel Agnelli ha conosciuto durante la malattia del padre ed è proprio da questo punto che parte una riflessione rock lunga 18 canzoni sulla malattia, sulla morte, sull’elaborazione del lutto, sulla rinascita, sull’esistenza e sull’inevitabilità di diventare adulto.

Testi che raccontano di momenti intimi, introspettivi, preziosi che non hanno la presunzione di condurre i pensieri verso un posto né di spiegare qualcosa ma solo di abbracciare gli stati d’animo oggetti di sconvolgimenti naturali ma non per questo meno strazianti.

Le parole vengono accompagnate dal piano, dalle urla lacerate, dagli assoli, dalle chitarre che non riescono a placarsi, dai cori ossessivi verso un dio assente, una donna mai sola, un padre che non è stato in grado di mantenere fede a un patto.

E’ vero si diventa adulti solo nel momento in cui si perde un genitore, quando ci si riconcilia con l’esistenza, forse per sfinimento, quando si  accetta di conservare il dolore e di trasformarlo in altro, quando si cerca di essere banalmente felici, sì è questo il centro di tutto.

Vi do un consiglio usate le migliori cuffie che avete, prendetevi il tempo per ascoltare la profondità di un album che è un capolavoro perché è sincero, ricordate quando nel 2009 sul palco dell’Ariston a Sanremo gli Afterhours cantavano dire la verità è un atto d’amore ecco ancora una volta Manuel vi dimostra quanto vi ama quindi non scartavetrate più con questa storia di X factor.

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