Gli ippopotami di Escobar: un pericolo per l’ecosistema della Colombia?

Erano gli anni ’80 quando Pablo Escobar, noto trafficante di droga colombiano, acquistò quattro esemplari di ippopotami come parte del proprio zoo personale. A quasi trent’anni dalla sua morte, gli ippopotami di Escobar sembrano fuori controllo, e minacciano l’ecosistema colombiano.





Tra i tanti lasciti nefasti consegnati da Pablo Escobar alla società colombiana, nessuno avrebbe potuto prevedere anche un’invasione di ippopotami. Eppure è proprio questo il problema che le autorità del Paese si trovano ora a fronteggiare, preoccupate dalla crescita esponenziale di questa specie importata. I discendenti dei quattro ippopotami acquistati da Escobar nel 1984 sarebbero oggi quasi un centinaio; anche se, data la difficoltà nel monitorare la popolazione, alcune stime parlano addirittura di 300 esemplari.

I ricercatori sono da tempo alla ricerca di una soluzione. Alcuni propongono un intervento di sterilizzazione sistematica; altri affermano a malincuore che la via più sicura sarebbe quella dell’abbattimento. Una cosa è certa: la decisione va presa in fretta. Se gli ippopotami di Escobar continueranno a riprodursi ai ritmi attuali, infatti, entro il 2039 la Colombia dovrà fronteggiare una popolazione di 1400 esemplari. Secondo gli esperti, questo potrebbe costituire un grosso rischio per l’ecosistema locale.

Un gesto sconsiderato

L’acquisto dei quattro esemplari iniziali fu uno dei tanti capricci di un uomo che si considerava al di sopra di ogni limite e legge. Il narcotrafficante non si curò certo dei problemi legati all’importazione di specie non autoctone, preoccupato com’era di impreziosire la propria collezione personale. Fino al 1993, gli animali vissero nell’immenso parco privato dell’Hacienda Napoles. Si racconta che Escobar li sfoggiasse con orgoglio agli ospiti, e che talvolta si divertisse a usarli per spaventare i suoi soci.

Alla morte del narcotrafficante più famoso della Colombia, le autorità si fecero carico dei numerosi animali esotici presenti nel parco. Molti furono ricollocati negli zoo del Paese; ma i quattro ippopotami, difficili da controllare e da trasferire, furono semplicemente lasciati liberi. Una decisione superficiale, con cui la Colombia si trova oggi a fare i conti.

Gli ippopotami di Escobar si sono infatti adattati perfettamente al nuovo ambiente, prosperando lungo il bacino del fiume Magdalena. Gli abitanti li hanno accolti con gioia e stupore; e in breve tempo, essi sono diventati una sorta di mascotte locale. La loro presenza d’altronde ha generato considerevoli introiti economici: sono sempre di più i turisti che si recano sul posto appositamente per ammirare questi animali, così a loro agio nel nuovo contesto. Anni fa le autorità tentarono di abbatterne alcuni, ma le reazioni dell’opinione pubblica furono tali da spingere un Tribunale a vietarne la caccia.

Un ecosistema in pericolo?

Gli ippopotami sono animali originari dell’Africa sub-sahariana, eppure in Sud America avrebbero trovato un clima e un ambiente altrettanto congeniale per la loro sopravvivenza. Ma questi nuovi e ingombranti “ospiti”  rischierebbero ora di compromettere la biodiversità locale, come illustrato dalle ultime ricerche.

Secondo questi studi, le feci degli ippopotami provocherebbero un’alterazione dei livelli di ossigeno nei corsi d’acqua, mettendo a rischio la sopravvivenza della fauna ittica; per non parlare della possibile trasmissione di malattie. La loro presenza potrebbe incidere sull’ecosistema al punto da portare alla scomparsa di alcune specie autoctone, quali lontre e lamantini.

A preoccupare gli esperti è anche la sorte dei raccolti, e soprattutto la possibilità di aggressioni ai danni degli abitanti. Gli ippopotami sono animali estremamente territoriali; se il loro numero dovesse accrescersi come stimato, il rischio di attacchi potrebbe farsi concreto. Ricollocarli non è semplice: nel 2018 un giovane esemplare è stato trasferito in uno zoo colombiano, ma l’operazione è costata 15 milioni di pesos. Inoltre non sembrano essere molte le strutture disposte a farsene carico.

Altri scenari

Tuttavia non mancano le voci fuori dal coro. Secondo altri ricercatori la presenza degli animali potrebbe avere ripercussioni positive sull’ambiente, dando vita a un processo di “rinaturalizzazione”. Biologi come Jean-Christian Svenning infatti sostengono che questi esemplari potrebbero ripristinare i benefici apportati un tempo all’ecosistema colombiano da altri grandi erbivori, ormai scomparsi.  Inoltre, gli ippopotami sono a rischio di estinzione: avere un gruppo di esemplari “rifugiati” in un nuovo habitat potrebbe costituire un’ulteriore garanzia per la sopravvivenza della specie.

L’abbattimento o la proliferazione indiscriminata non sono comunque gli unici scenari possibili. Già da qualche anno un team di ricercatori, capitanato dal biologo David Echeverri Lopez, si è proposto di sterilizzare gli esemplari, per contenere la crescita della popolazione. Questa soluzione potrebbe costituire un compromesso ideale, ma presenta numerose difficoltà. Non è semplice infatti avvicinarsi in sicurezza a questi grandi pachidermi; per sedarli è inoltre necessario ricorrere a un sonnifero ancora più forte di quello impiegato sugli elefanti. Anche l’operazione in sé è tutt’altro che scontata, a causa delle peculiarità del loro sistema riproduttivo, sia maschile che femminile.

Il dibattito è quindi ancora aperto. I ricercatori chiedono comunque alle autorità di non sottostimare il problema: la Colombia è certo abituata a scenari più tragici di questo, e gli ippopotami in fondo piacciono agli abitanti e richiamano i turisti. Ma un approccio superficiale al problema, nel momento in cui questo è ancora risolvibile, potrebbe trasformarsi presto in un grande rimpianto.

Elena Brizio

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