“Gli onorevoli” e i partiti all’italiana

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Gli onorevoli deputati al dovere (del partito?)

Un famoso proverbio recita: “chi non muore si rivede”. In politica, invece, non solo chi non muore si rivede, ma si ricandida anche. Si sa, il Parlamento segue più una logica di politica interna che il fiero stendardo della rappresentanza. D’altronde, ce lo insegna anche Machiavelli ( non a caso la sezione di Ultima Voce che tratta di politica si chiama Il Principe). Eppure, alcune dinamiche restano lo stesso poco credibili. Certi onorevoli si avvicinano alla satira con la loro ipocrisia e le fanno: “Vota Antonio vota Antonio vota Antonio”. Figuriamoci poi le grasse risate che possono nascere da una partitocrazia come la nostra. Non per qualcosa, ma si ammetterà che, delle volte, i partiti politici paiono delle vere e proprie mafie legalizzate. La lagna è lunga, troppo, non s’intende tediare il lettore. “Gli onorevoli” esprime perfettamente questo tipo di malessere democratico, e lo fa in modo esilarante e sincero.

La Prima Repubblica non si scorda mai

“Gli onorevoli” è un film comico del 1963. La regia è di Sergio Corbucci e vanta un cast di tutto rispetto. In ogni caso, il film è assai noto ed è disponibile anche gratis su Rai Play. In questa sede ci si vuole soffermare sulle critiche mosse al sistema dei partiti in Italia. Erano gli anni dei grandi partiti di massa. DC. PCI. PSI. Poi uno dice che la gente non va più a votare, e grazie al Craxi: pare di stare in una clinica. Comunque, in politica le ideologie erano ancora centrali. La cortina di ferro che passava per Berlino interrogava le coscienze dei popoli sulla storica disputa comunismo versus capitalismo. Tornando in Italia, è fondamentale ricordare il passato che l’Italia si era ( manco tanto) lasciata alle spalle. Dai libri di storia sembra una vita, ma dal fascismo alla Repubblica passa davvero poco tempo. Partiamo proprio da questa riflessione che “Gli onorevoli” fa, anticipandola con questa frase tratta dal film:

Rossani Breschi: Non si dia pena, contessa. Io sono un democratico liberale…
Saverio Fallopponi: …Sì, ma prima di essere democratico liberale, me pare che lei era democristiano, e prima ancora era monarchico, e prima ancora è meglio che non ne parliamo…

Chi non muore si ricandida

Non sono morti abbastanza fascisti. Giudizio crudo, ma è quello che molti pensano a riguardo del ventennio fascista e del suo tramonto. Già, quel ventennio chiusosi con tricolore vergogna: non è roba da poemi il racconto del duce che tenta la fuga dai partigiani. Piazzale Loreto fu giustizia popolare, questa almeno l’idea di Indro Montanelli. Altri dicono invece che fu l’alba delle Repubblica. In ogni caso, la morte di Mussolini segnò la fine della sua dittatura: della dittatura, ma non certo del fascismo! Furono molti infatti gli ex fascisti che entrarono in politica come se nulla fosse. Insomma, per tornare alla crudezza iniziale di questo paragrafo, non ci fu alcun processo di Norimberga ai criminali d’Italia.

Ebbene, cosciente di questa deprecabile eredità, il film “Gli onorevoli” si burla di questi fantomatici signori, prima dovuti al duce e ora dovuti al partito ( vedi la citazione in alto). Come il socialista che all’udir di ‘CAMERATA’ prova un nostalgico senso di onestà: eccomi! Eccomi! Camerata, non sono un compagno! Poi c’è il nostalgico ancor più nostalgico, quello che sogna il ritorno del re. Antonio La Trippa, questo il suo nome, crede nello Stato forte e autoritario, ci crede sul serio! Ci rimane male però quando scopre gli impicci della classe dirigente del suo partito. Insomma, il fascismo dei nostalgici è solo folklore. Mentre i fascisti, quelli veri, sono nascosti in Parlamento, e continuano a infettare l’Italia con il loro veleno. Non è un caso se molti di loro saranno coinvolti nei due golpe che hanno provato a sovvertire le istituzioni italiane.




Comunisti col Rolex e altri racconti

” L’ideologia, l’ideologia/ Malgrado tutto credo ancora che ci sia”. Fin quando ci son stati i comunisti, la destra sapeva con chi prendersela. Ma con il crollo del muro di Berlino crollano anche le ideologie, o almeno così dicono in tanti. Sempre Indro Montanelli disse in un’intervista che alla fine della cortina di ferro erano seguiti sentimenti di paura e di tristezza. Paura per ciò che sarebbe venuto dopo, tristezza per ciò che si era appena concluso, qualcosa in cui molti avevano creduto. Nel ’63 c’erano ancora i due blocchi, la Prima Repubblica era quella dei partiti di massa.

Nel film di Corbucci si ironizza sul peccato originale dell’ideologia di partito, cioè la retorica. Un bimbo chiede a un comunista il motivo per cui odia gli americani se in America non c’è nemmeno mai stato. Quando poi deve pubblicare il suo nuovo libro, se ne infischia e vola negli USA: alla faccia dei compagni! Son storie vecchie queste. Leggendo i libri di storia pare che ognuno fosse schierato in politica con tutta la sua persona. Pare, perché poi ne “Gli onorevoli” emerge come già all’epoca le ideologie fossero in realtà molto distanti dalla vita di tutti. E dato che l’Italia spesso si ostina a non voltar pagina, la storia della caccia ai comunisti è andata avanti anche quando era demodé. Accade lo stesso anche oggi, solo che le ideologie son cambiate: sovranismo, populismo, progressismo e chi più ne ha più ne metta. Vi immaginate se anche durante la Prima Repubblica i politici avessero cinguettato su Internet? ” Roma, 28 giugno 1977. Il presidente democristiano Aldo Moro e il segretario del partito comunista Enrico Berlinguer postano una foto in collaborazione sui loro profili Instagram: è il passo da loro definito compromesso storico”.




I partiti all’italiana

Insomma, dalle piazze elettorali viene un gran baccano. Idem dalle palazzine in cui il monarchico La Trippa sogna la vittoria elettorale. Nei salotti invece, il signor liberale si riempie la bocca di discorsi sulla tolleranza. Lo scrittore comunista pecca lì dove i sogni svaniscono a scapito del profitto. E un candidato socialista è disposto a tutto pur di fare propaganda, finanche seguire alla lettera delle palesi indicazioni di sabotaggio. Una piazza elettorale che fa un gran baccano. L’opportunismo è silenzioso, a differenza del folklore. Vecchi fascisti che strisciano come serpi, temendo coloro che hanno una buona memoria. Cosa è cambiato dal ’63 ad oggi? I nomi dei partiti.

Matteo Petrillo

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