Glioblastoma e sistema immunitario: rapporto da sindrome di Stoccolma

La notizia che viene dalla Scuola di medicina dell’Università del Minnesota sul rapporto tra glioblastoma e sistema immunitario è ottima perché più capisci di un tipo di cancro e più probabilità hai di sviluppare una terapia efficace, da un lato però è anche terrificante perché introduce un concetto inquietante.
La ricerca del team guidato da Clark C. Chen capo del dipartimento di neurochirurgia e primo autore dello studio è stata pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences.
La molla che ha  dato l’avvio alla ricerca è un dato sorprendente e positivo, il fatto che alcune persone sopravvivano molto più della media,  rispondono meglio alle terapie e superano i due anni di sopravvivenza. Il glioblastoma è sempre una condanna a morte e nella stragrande maggioranza dei casi anche con le cure migliori del mondo non si superano i 18 mesi.



I ricercatori volevano quindi capire che avevano di particolare questi pazienti dalla (relativamente) lunga sopravvivenza e qui è giunta la sorpresa: avevano meno difese immunitarie! Sì non avete letto male, questi pazienti avevano deficienza di microglie e macrofagi cellule del sistema immunitario il cui compito è accorrere dove ci sono cellule mutate e ucciderle. E allora? Allora i ricercatori hanno scoperto la cosa inquietante che avevo anticipato, il glioblastoma è in grado di riprogrammare le microglie e i macrofagi che invece di combattere il tumore cominciano a lavorare per promuoverne la crescita.
Ecco perché la battuta nel titolo, inventata dagli stessi ricercatori non da me, in particolare da Judith Varner, co-autrice dello studio, che nell’articolo divulgativo sul sito dell’università (primo link) viene citata per aver detto “Fortunatamente, abbiamo compreso come le cellule del glioblastoma sovvertono il nostro sistema immunitario e ora possiamo invertire questa versione cellulare della Sindrome di Stoccolma”.
La sindrome di Stoccolma è un meccanismo psicologico per il quale le vittime di abusi si attaccano ai perpetratori ed arrivano persino ad aiutarli.
La chiave per invertire il processo e riequilibrare a nostro favore il rapporto tra glioblastoma e sistema immunitario è mettere nel mirino una proteina dal nome complicatissimo, phosphoinositide-3-kinase gamma (PI3K), nei modelli animali i pazienti trattati con farmaci che andavano a colpire questa proteina hanno risposto molto meglio alla terapia.

Roberto Todini

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