God save Lombardia da Attilio Fontana e Letizia Moratti

Indagini sui camici, app per il tracciamento che fanno acqua, dati comunicati male che fanno stare la Lombardia una settimana in più in zona rossa. Dichiarazioni imprecise, spiegazioni raffazzonate, piccole gaffe e grandi autocertificazioni di incompetenza. Vaccini che non vengono somministrati, sms che non arrivano o che arrivano a più persone. Colpa del Governo, colpa del sentimento antilombardo, colpa delle altre regioni, colpa di una società creata dalla regione stessa. God save Lombardia, 




Proviamo a immaginare, per un attimo, che la regione da cui è partita la pandemia, lo scorso anno, non sia stata la Lombardia. Raffiguriamoci nella mente un rinfrancante stereotipo di malasanità ambientato all’ospedale Cardarelli di Napoli o in un nosocomio calabrese o siciliano. Immaginiamo le loro, di giunte regionali, che si sperticano in dichiarazioni improbabili, che rilasciano spiegazioni raffazzonate sui contagi o che gestiscono male gli approvvigionamenti di camici e mascherine, per poi organizzare ancora peggio la somministrazione dei vaccini. Li sentite i toni polemici degli italiani sopra il Po mentre chiedono l’indipendenza da uno Stato che li rallenta? Che ne compromette l’efficienza e che, soprattutto, non ha nulla a cui spartire con la tanto sbandierata “eccellenza lombarda”?



Ecco. Invece non è andata così. 

La Lombardia è stata una regione molto sfortunata, nulla da dire. La bomba della pandemia è esplosa in una tutta la sua potenza in un contesto che, per mobilità internazionale di cose e persone non ha pari. All’inizio, quindi, ha dovuto fare i conti con le difficoltà comprensibili dell’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale. Nel tumulto generale dei primi mesi del 2020, con le terapie intensive piene e gli ospedali intasati, i morti sui camion da Bergamo e i malati in casa senza nessuno che venisse a fare il tampone, c’è stato anche il caos legato ai camici del cognato di Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia.



I camici di Dama

L’indagine avviata sulla fornitura da 500 mila euro di camici coinvolge la società Dama spa, gestita dal cognato di Fontana, Andrea Dini. La moglie di Fontana detiene una quota del 10%. A sollevare il polverone è stato l’affidamento dell’ordine al di fuori di una regolare gara, lo scorso 16 aprile. Ordine poi trasformato in donazione a metà maggio, dopo che la trasmissione Report aveva approfondito la questione. Lo scopo di Dama, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di vendere 25mila camici a un prezzo superiore del 30% rispetto a quello proposto ad Aria, società che si occupa degli acquisti regionali.

Aria, vi dice nulla?

Sì, Aria, proprio quella: la società che ieri Letizia Moratti ha incolpato pubblicamente per il disastroso management delle prenotazioni e dell’invio degli sms di conferma, che ha causato padiglioni vuoti e frigoriferi pieni, in attesa di gente da vaccinare che non si è mai presentata perché non ha mai ricevuto la convocazione. È accaduto a Cremona, Lombardia, 21 marzo 2021. A San Bassano, il sindaco ha addirittura preso un pullmino e ha portato personalmente gli anziani a vaccinarsi.

L’onda del disastro

Lo tsunami del disastro è partito da lontano: onda dopo onda, inefficienza dopo inefficienza, sta per abbattersi sui lombardi, ancora, inspiegabilmente alle prese con una giunta che ogni giorno non risolve problemi ma cerca semmai persone su cui scaricarli. C’è stata l’app di AllertaLOM, creata per tenere traccia dei contagi, ma che presentava dei delicati problemi di privacy, mentre tutti puntavano il dito contro Immuni. Ma va bene, non sarà certo un’app a fare cadere il Pirellone. Ci sono stati i vaccini antiinfluenzali non arrivati. E, se arrivati, superpagati. Ma va bene, portiamo pazienza. Ci sono state le dichiarazioni del fantozziano Giulio Gallera, assessore lombardo al Welfare poi inevitabilmente rimpiazzato con Letizia Moratti, che ci sta comunque regalando soddisfazioni. C’è stata quella settimana in più passata in zona rossa a fine gennaio: si è cercato di dare la colpa al Governo e si è poi messa a tacere la vicenda, senza approfondire più di tanto, che altrimenti la figuraccia è dietro l’angolo. Ancora una volta: God save Lombardia. 

Lombardia, scaricabarile di professione  

Adesso, invece, la colpa degli sms non arrivati è di Aria Spa, l’Azienda Regionale per l’Innovazione e dgli Acquisti. Si tratta di una società, come specificato sul sito, soggetta a direzione e coordinamento da parte della Regione Lombardia. Eppure Aria è stata creata in pompa magna a luglio del 2019, proprio da coloro che adesso tentano di scaricarla. Padrini a battesimo sono Attilio Fontana e Davide Carlo Caparini, suo braccio destro e assessore al bilancio e alle partecipate della regione.

Aria infatti è il risultato della fusione di Lombardia Informatica, Arca Lombardia e Infrastrutture Lombarde. Il suo scopo è semplice: si occupa degli acquisti da parte della regione, che decide dunque chi mettervi a capo. Il modello aziendale con cui opera è quello dell’in house providing: l’80% del fatturato di Aria Spa è ottenuto tramite le funzioni che la regione stessa le affida.

Negare, negare sempre

Tra questi compiti Aria risulta responsabile anche della gestione informatica della prenotazione dei vaccini anti covid. Le prenotazioni, aperte sul portale, il 18 febbraio sono state avviate nel segno dei rallentamenti e dei disguidi informatici. Quando poi sono partite le vaccinazioni, si sono verificati casi simili a quello di Cremona dello scorso weekend, ma anche casi opposti: qualche settimana fa al centro vaccinale di Niguarda erano state convocate 900 persone al posto delle 600 previste. Qui ci aveva pensato Bertolaso, consulente di Regione Lombardia, a puntare il dito contro Aria. A Cremona sabato mattina invece 80 presenti su 600 (mai) convocati.  A Como e a Monza 20 su 700. Domenica mattina, gran finale sempre a Cremona, con 0 presenti su 600.

L’invettiva di Letizia Moratti

Letizia Moratti, intanto, parla di inadeguatezza della società Aria, ringraziando, con la consueta retorica melliflua, gli operatori sanitari che comunque si prodigano per vaccinare. Salvini, come da copione, chiede “decisioni rapide e drastiche”, puntando chiaramente il dito contro Aria che, evidentemente, non sta mettendo a frutto i 20 milioni di euro concessi dalla Regione per la gestione delle prenotazioni. In questo, dovrebbe essere sostituita da Poste Italiane, con un nuovo sito gratuito messo a disposizione per la Lombardia.

God save Lombardia

La domanda, a questo punto, però sorge spontanea: che fine farà Aria Spa, se è stata creata per tagliare gli sprechi, se i suoi manager sono nominati dal Pirellone e se ora viene improvvisamente scaricata? Ma, soprattutto, per quanto ancora andrà avanti questo gioco delle parti in cui Regione Lombardia recita il ruolo della vittima indifesa, con cui prima ce l’ha il Governo, poi ce l’ha una società creata dalla stessa regione, poi ce l’hanno quelli delle altre regioni, con il sentimento antilombardo? Non si può nemmeno dire che la Lombardia sia una metafora del governo Lega, perché bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che in Veneto, governato dal leghista Zaia, le cose non vanno così male. O, almeno, non sempre e costantemente da un anno. È proprio la Lombardia un caso a parte, quartultima regione per percentuali di vaccini somministrati rispetto a quelli ricevuti. Con 320 mila over 80 vaccinati sui 700 mila lombardi. Ma è sempre colpa degli altri, rei di essere troppo veloci a vaccinare perché pieni di risentimento antilombardo. 

God save Lombardia. E i lombardi se ne ricordino, alla prossima tornata elettorale.

Elisa Ghidini

 

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