GOGNA MEDIATICA, UNA DIVERSA FORMA DI MOBBING

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Una delle “funzioni” di cui il giornalismo potrebbe e dovrebbe fare a meno è quella di diventare gogna. Si chiama appunto gogna mediatica.

giornalismo

Francamente non riesco proprio a vedere l’utilità di questa para-informazione, la sua esposizione e rilevanza sociale la fanno diventare, per chi la subisce un vero e proprio atto aggressivo.

Di fatto non rappresenta un servizio al lettore ma un sottile e spesso becero tentativo di catturare l’attenzione provocando qualche reazione emotiva.

Facendo leva sulla morbosità e con la giustificazione di voler informare, di “fotografare la realtà”, il giornalismo diventa troppo spesso un amplificatore di sventure, ma anche un soggetto seminatore di qualche inutile, deviante e distraente zizzania sociale o di attacchi personali.

Il “censore” Aldo grasso, su cui avevo già scritto il 25 novembre e il 27 marzo scorsi in relazione al suo interesse per Fiorella Mannoia, rivolge ora le sue attenzioni su Paolo Brosio, “preso in cura” il 29 maggio sul Corriere della Sera con un pezzo intitolato “Brosio a Medjugorje, visioni di uno showman”.

Guardo pochissima tv, so vagamente che Brosio è o era un giornalista televisivo che dice di aver avuto visioni della Madonna, anche fotografate, e di averle pubblicizzate in vari modi sui media. Di sicuro non ho seguito né seguirò la sua attività, anche relativamente a questo caso. Questo per dire che non mi interessa fare una difesa in qualche modo “interessata” del personaggio, che potrebbe essere un perfetto imbecille, un profeta o un uomo come tutti noi, con i suoi pregi e difetti.

Mi interessa però riflettere su quanto e come i media determinano il pensiero e il sentire comuni, ed evidenziarne i lati peggiori nella speranza di poter un giorno avere un giornalismo migliore.

Riflettiamo su questo estratto del Grasso: “Sui social è iniziato un carosello di sfottimenti e per quanto la foto mostrata da Brosio susciti molte perplessità non è mai bello partecipare agli assalti del branco contro la vittima. Nondimeno, è bene ricordare che secondo gli orientamenti della Chiesa le apparizioni di Medjiugorje non avrebbero nulla di soprannaturale. Restano le visioni dello showman, questo sì. Il suo attivismo e le continue apparizioni in tv fanno pensare che voglia inconsciamente imitare Carmelo Bene. Forse è Brosio che è apparso alla Madonna”.

E’ indubbio che Brosio se le sia “andate a cercare”, probabilmente spinto da un’esigenza superiore di diffondere il suo credo, e immagino consapevole dei rischi a cui sarebbe andato incontro.

Ciò però non è per me di nessun interesse, uno è libero di fare e dire ciò che vuole ed assumersene la responsabilità, incluso il giornalista che lo mette “elegantemente” alla berlina.

La mia domanda è un’altra: che giornalismo è quello di un pezzo siffatto? Quale funzione svolge, a cosa serve? E’ di utilità alla società civile? E’ un’inchiesta ben svolta?

Non è abbastanza ipocrita ammettere come non sia bello “partecipare agli assalti del branco contro la vittima” giustificando però il proprio con un riferimento all’autorità della Chiesa?

Non c’è neanche un approfondimento storico-teologico che potrebbe essere di qualche utilità culturale, anche se non ritengo tali questioni affrontabili nella rubrica “Padiglione Italia” del Grasso.

Cosa rimane allora? Gogna bella e buona, anche se non becera, aggravata però dall’importanza della testata, dalla notorietà dell’autore ed in più caricata di una risibile valutazione para-psicologica.

Avessi un giornale lo userei per dare un servizio di vera e utile informazione, nelle giuste proporzioni e senza enfatizzarne gli aspetti più truci o scandalistici, pensata in modo che possa risultare costruttiva e creativa per ogni argomento.

Certo non per sobrie ed eleganti operazioni di mobbing mediatico.

 

Massimo Franceschini  

Ps. Sull’argomento media mi ero già espresso qui, inaugurando la mia collaborazione con Ultima Voce

 

 

 

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