Gomorra? La realtà è molto peggio.

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Chi di voi non si è lasciato travolgere da Gomorra La Serie l’anno passato? Ispirata all’omonimo romanzo di Roberto Saviano, andata in onda su Sky e prodotta da Cattleya, è stata seguita da piu di 650mila spettatori e l’ha vista protagonista del RomaFictionFest 2014.

E’ stata considerata, dunque, la serie tv italiana più vista di sempre, venduta in 50 paesi, ma che non è stata di certo risparmiata dalle critiche: napoletani che si sono sentiti umiliati, italiani che hanno interpretato la serie come un modo per diffamare il paese… In realtà penso che sebbene sia un contesto apparentemente lontano dal nostro, la tragica situazione in cui verte l’hinterland napoletano non si possa ovviamente riassumere in 12 puntate alternate da sparatorie, blitz e cocaina. Credo che sia una realtà molto più complessa e una problematica ben più delicata da dirimere che riguarda la nostra intera Penisola. Dal Nord al Mezzogiorno.

L’Onorevole Bindi sostiene che la Camorra sia “un dato costitutivo di Napoli”. Allontaniamoci per un istante dalla banalità assoluta di chi crede che il Sud sia la patria della criminalità organizzata. In realtà stiamo parlando di un fenomeno che ha radici radicate ovunque. La diffusione delle mafie nel Nord-Italia dimostra chiaramente che certi fenomeni riescono a trovare terreno fertile laddove le condizioni lo permettono, a prescindere dalla regione: Napoli non è l’unico inferno. Il Sud è solo il “campo di battaglia”, la potenza economica dei clan arriva molto più lontano: la Camorra è un sistema internazionale.

Stiamo parlando di un’organizzazione che risale all’Ottocento: l’urbanizzazione di Napoli e la miseria che dilagava tra le sue strade, fece sì che fin dal Cinquecento si concentrassero dei delinquenti che prosperavano con furti e ruberie. Dall’Ottocento in poi ha inizio la “Camorra Storica“, che prese coscienza della sua potenza e che traeva profitto illecito dalle attività che venivano commissionate alla povera gente: artigiani, lavandaie… Già dalla metà dell’Ottocento l’organizzazione era ben strutturata, con regole di accesso e una salda struttura piramidale.

Durante gli anni sono stati diversi gli scontri che hanno visto contrapporsi interi cartelli criminali. Sicuramente ha avuto grande risalto la cosiddetta “faida di Scampia“, avvenuta nel 2005 che ha generato 80 morti in un solo mese. Un evento terribilmente memorabile che ha visto protagonista il clan Di Lauro (appartenenti al quartiere periferico di Secondigliano) e gli “scissionisti“, frangia nata da una costola degli stessi Di Lauro. Uno dei clan camorristici con i guadagni più elevati delle piazze napoletane: nell’estate del 2010, attraverso la soffiata di un pentito, sono state elencate meticolosamente le entrate del clan Di Lauro, che solamente attraverso lo spaccio di sostanze stupefacenti, nel mese di maggio, aveva incassato più di 870mila euro.

Questa è oggi la Camorra: un’organizzazione affaristica con ramificazioni impressionanti su tutto il pianeta da cui è difficile distinguere quanta ricchezza è prodotta direttamente dal sangue e quanta da “semplici” operazioni finanziarie.

L’affermazione economica e finanziaria della Camorra è stata sicuramente il frutto di una vera e propria trasformazione che ha subìto nell’ultimo decennio: da organizzazione criminale è diventata un’imponente imprenditoria del crimine con agganci in tutto il mondo, che vede come fulcro degli affari il porto di Napoli, uno dei più attivi per quanto riguarda lo smercio illegale di manufatti. Le merci “fresche”, sotto le forme più svariate, arrivano al porto e si riversano fuori da giganti container per riempire palazzi appositamente svuotati di tutto. Successivamente, tali merci, provenienti da tutta Italia e buona parte d’Europa, sottoforma di scorie chimiche e sostanze tossiche, vengono abusivamente gettate nelle campagne campane.

La Camorra ha iniziato a occuparsi di rifiuti fin dagli anni Ottanta, prima di quelli urbani, poi di quelli pericolosi, più redditizi. Questo è il motivo per cui l’agglomerato di comuni compresi tra Napoli e Caserta è stato ribattezzato “Terra dei fuochi“. In questi territori vi sono diverse discariche abusive, che quando si saturano, vengono incendiate. La maggior parte dei rifiuti che vengono smaltiti sono i cosiddetti “rifiuti speciali“, ovvero che si differenziano da quelli urbani o domestici: si tratta di scarti più pericolosi e inquinanti, (derivanti da attività di demolizione, combustibile e macchinari) specie se il loro smaltimento avviene con modalità così rudimentali.

Ad oggi sono una ventina gli ex boss che hanno operato nella gestione dei rifiuti, tra loro c’è il pentito Carmine Schiavone, che aveva evidenziato come la Campania fosse destinata a diventare una discarica a cielo aperto, soprattutto di materiali tossici, tra cui scorie nucleari e piombo: “Il vero business era quello dei carichi che dal Nord Europa arrivavano al Sud. Rifiuti chimici, ospedalieri, che venivano scaricati da camion e gettati nei campi. Negli anni le cassette di piombo si sono aperte, ecco perché la gente sta morendo di cancro. Stanno morendo cinque milioni di persone“. Sono le parole agghiaccianti del pentito Schiavone.

In un contesto così omertoso, che sprofonda ogni giorno di più nel sangue e nella violenza e che forgia inevitabilmente i caratteri anche dei più piccoli che credono che quella della malavita sia la sola e unica scelta di vita da seguire, sono tante le domande che lasciano l’amaro in bocca.

Si riuscirà a debellare, a sconfiggere e a colpire coloro che muovono le fila di tutto il “sistema” (Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita, Stidda) che contamina da troppo tempo territori che sono in realtà ricchi di potenzialità e speranza, o tali organizzazioni criminali sono talmente radicate nelle istituzioni che lo sforzo profuso da molti è del tutto inutile? Un quesito che momentaneamente non riceverà risposte, ma che forse troverà uno spunto di riflessione in queste affermazioni di Giovanni Falcone, uno dei tanti eroi ucciso per mano della mafia:

La mafia uccide i Servitori dello Stato che questo non è riuscito a proteggere.

La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.”

 

Giulia Attanasio

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