Google si appropria dei dati sanitari di milioni di pazienti americani

Il progetto "Nightingale" fa discutere

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Il colosso di Mountain View continua a far parlare di sé. Ebbene sì, Google nel tentativo di primeggiare nel campo delle intelligenze artificiali (ambito in cui si adopera grandemente), adotta scelte discutibili. Una di queste è il Progetto “Nightingale” (lett. “usignolo”), denunciato da un’inchiesta del “Wall Street Journal” e confermata dal “New York Times”.

 

Il Progetto “Nightingale”

Attraverso il progetto “Nightingale”, Google stipula un accordo con l’associazione no profit “Ascension“, seconda catena di ospedali più grande del paese (oltre 2.600). In base a tale accordo Google avrebbe accesso alle cartelle cliniche di oltre 50 milioni di americani: sia i dati clinici che gli indirizzi di pazienti e personale ospedaliero. Il tutto senza rendere conto a nessuno. Lo scopo del colosso americano sarebbe quello di accedere al mondo della sanità, offrendo un servizio che migliori la gestione dei dati, sia per il paziente che per il medico. I risultati delle analisi di laboratorio, le diagnosi dei medici e i report sulle ospedalizzazioni: a tal punto Google si è spinto.

 

Intelligenza artificiale sanitaria

Con una mole così ingente di dati sanitari, che permettono di “schedare” così tanti cittadini americani e le loro storie cliniche, cosa può avvenire? La raccolta di dati permetterà di sviluppare un sistema di intelligenza artificiale che si adatti alle diverse esigenze mediche. Un software che permette ai medici, o comunque agli esperti in ambito medico, di suddividere i pazienti per categorie: l’età, il sesso, o una delle tante patologie. “Ascension” recentemente ha dichiarato che la sua collaborazione con il motore di ricerca

ottimizza la salute e il benessere degli individui

Ovviamente le critiche si sono fatte sentire. L’associazione ospedaliera e Google si difendono citando la “Health Insurance Portability and Accountability Act”, la norma che stabilisce come i privati debbano trattare i dati sanitari. Parlano di una “pratica standard”: tutto è stato fatto rispettando la legge. I dubbi tuttavia rimangono, tanto che è stata aperta un’indagine: il direttore dell’Ufficio Diritti Civili, Roger Severino, ha fatto sapere che

si cercherà di ottenere maggiori informazioni su questa massiccia raccolta di record medici individuali, per assicurarsi che le tutele del Health Insurance Portability and Accountability Act siano pienamente in atto




Violazione o meno, questa massiccia raccolta di dati chiaramente favorirà le industrie farmacologiche e assicurative, che gestiscono veri e propri capitali, spesso senza curarsi della privacy dei pazienti.

Il “mercato” della sanità

Oltre a Google, il mondo della sanità avvicina anche altri grandi benefattori, che ne vedono un enorme mercato in cui investire:

  • Apple attraverso i dati raccolti dagli Iphone, ma anche tramite gli Apple Watch, raccoglie i dati medici degli utenti per elaborare ricerche. Si pensi a tutte le app che monitorano i passi o il battito cardiaco o le ore di sonno (Ovviamente nel rispetto della privacy…o almeno così dicono).
  • Microsoft all’interno del sistema di cloud “Azure” ha introdotto un sistema che permette la condivisione di dati medici.

È una lotta senza esclusione di colpi: è una lotta tra colossi, a colpi di dati sensibili e di informazioni (fake o non fake ormai poco importa); ma è una lotta anche per i piccoli, consci però del fatto che, con tutte le informazioni che si possono raccogliere su una persona, difficilmente si ottiene il pieno controllo su di essa. Perchè una persona non può essere esaurita da tutto ciò che si può dire su di essa, come spesso si crede: c’è sempre qualcosa d’altro.

 

 

Jacopo Senni

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