Il grande tenore Carlo Bini. “Devo la mia carriera a Padre Pio”

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Katia Ricciarelli

Di Roberto Allegri

 

Pensavo di essermi perso, cercando l’abitazione del grande tenore Carlo Bini. Perso in mezzo alle colline coperte di ulivi che circondano Monsummano Terme, in provincia di Pistoia. Una lunga stradina di campagna delimitata dai fossi, ovunque alberi dalle foglie argentate, ogni tanto un trattore scoppiettante a cui lasciare la precedenza. Una zona incontaminata, immune anche dal controllo del navigatore satellitare. E alla fine ho dovuto chiedere ad un signore indaffarato con una chiave inglese sui bulloni del rimorchio. <<Carlo Bini? Il tenore contadino?>>, mi dice. <<Sempre dritto, non può sbagliare!>>

Infatti, poco più avanti, ecco il maestro che mi attende al cancello.

Classe 1938, dimostra almeno una decina di anni in meno. Elegante, il viso abbronzato, un sorriso che subito contagia. Mi stringe la mano con vigore e mi presenta la moglie Bonnie, che è stata ballerina del Royal Ballet di Londra. <<L’esterno è opera mia>>, spiega il maestro indicandomi gli edifici del suo podere. <<Ma all’interno c’è tutta l’impronta di mia moglie. Fuori è un rustico toscano ma dentro sembra un cottage della brughiera inglese>>.

Carlo Bini mi fa strada, mi parla dei suoi 700 ulivi che coltiva personalmente e dai quali ricava un olio pregiatissimo. Con orgoglio mi mostra la rimessa dei mezzi agricoli e il nuovo trattore da poco acquistato. Poi mi fa accomodare in quello che una volta era il fienile ed ora è un accogliente studio-salotto dove il maestro lavora, suona il pianoforte e accoglie gli amici organizzando serate musicali e culturali.

Foro di Nicola Allegri

   Nella sua carriera, Carlo Bini è stato un grandissimo interprete della musica lirica internazionale. Ha cantato nei più importanti teatri del mondo ottenendo memorabili successi alla Scala di Milano, all’Operà di Parigi, alla Fenice di Venezia, al San Carlo di Napoli, al Metropolitan di New York, al Covent Garden di Londra. Ma la cosa straordinaria è che la sua storia artistica si intreccia con quella di Padre Pio.

<<Proprio così, devo tutto a lui>>, mi dice sorridendo ma con lo sguardo serio e deciso. <<Padre Pio ha cambiato la mia vita fin dal momento in cui l’ho incontrato, nel 1967. Ti basti pensare che il primo vero successo sul palcoscenico l’ho avuto nel 1971 nella “Lucia di Lamermoor”, sostituendo all’ultimo momento Luciano Pavarotti. E il merito di quel successo fu di Padre Pio. Senza di lui, non ce l’avrei mai fatta.>>

Il maestro Bini indica il tavolo da biliardo, al centro della sala. E spiega: <<Quando ho incontrato Padre Pio per la prima volta, nel 1967 appunto, mi cacciò via in malo modo. Il motivo era il biliardo, o meglio il modo con cui mi guadagnavo da vivere. Fino ai vent’anni infatti non ho mai pensato al canto, mi guadagnavo da vivere con le stecche e il panno verde, come Paul Newman nel film “Lo spaccone”. Sono stato anche campione italiano. E in seguito avevo aperto una sala biliardo a Caserta. Era in realtà una specie di bisca dove si giocava anche a poker e che era frequentata da gente poco raccomandabile. Ricordo che ogni tanto arrivava una retata della questura. Era insomma una vita avventurosa, spensierata, alla giornata. Io ero giovane, un bel ragazzo, guadagnavo bene con la sala biliardo, a vent’anni guidavo un’auto sportiva e avevo attorno un sacco di donne.

<<Un giorno, conobbi una ragazza tedesca e cominciai a frequentarla. Niente di serio, solo per divertirci. Però, questa aveva delle competenze artistiche e sentendo il timbro della mia voce mi disse che avrei dovuto cantare. Figuriamoci! Cantare era l’ultima delle cose che avrei voluto fare. Almeno per quel momento. Però le parole della ragazza mi avevano incuriosito. Seguitavano a girare e rigirare nella mia testa e alla fine decisi di chiedere l’opinione di un esperto.

<<Andai da Mino Campanino, famoso maestro di canto e ripassatore d’opera che nella sua carriera aveva formato e avviato al successo moltissimi artisti. Il maestro mi ascoltò e mi disse che la mia voce meritava attenzione. Era necessario studiare e mi chiese se volevo diventare suo allievo. Accettai e nel 1965 mi fece debuttare nell’operetta con la celeberrima “Compagnia Grandi Spettacoli di Operette” di Elvio Calderoni, Aurora Banfi e Carlo Campanini. Fu un grandissimo successo.

<<Carlo Campanini era un figlio spirituale di Padre Pio. Mi parlava sempre di lui, delle cose che faceva, di come la fede potesse riempire la vita. Lui era molto devoto ma io invece ero lontano dalla religione. Nel mondo delle operette ero un divo e mi comportavo come tale. Facevo una vita libertina, avevo una donna dopo l’altra, pensavo solo a cantare e a divertirmi. Però, vedere con quale passione Campanini viveva la propria fede mi faceva pensare. Ero un po’ affascinato, incuriosito, mi facevo mille domande. Fu anche per questo che nel 1967, dopo l’ennesima proposta di Campanini di andare a San Giovanni Rotondo, accettai di conoscere Padre Pio.

<<Non fu però una bella esperienza. O meglio, non fu come me l’ero immaginata. Quando fui davanti a Padre Pio, mi inginocchiai al confessionale. Ma lui si alzò di colpo. “Cosa fai qui?”, mi disse con voce dura. “Vai via! Vai via che vivi come una bestia!”

<<Rimasi di sasso. Non sapevo cosa pensare o cosa fare. Ma Campanini mi mise un braccio sulle spalle e mi disse di non preoccuparmi, che il Padre era fatto così. Mi spiegò che lui sembrava duro ma in realtà voleva che il pentimento fosse reale, che si riflettesse con attenzione sulla propria vita per capire le cose che non andavano. Solo allora, quando il desiderio di cambiare fosse stato sincero, Padre Pio avrebbe aperto le braccia.

<<Inutile dire che all’inizio, il suo rifiuto mi aveva fatto arrabbiare. Dicevo a me stesso che non era importante, che avrei fatto anche senza questo frate, che avrei continuato la mia vita come prima. E invece, Padre Pio aveva già messo un seme nella mia anima. Lui era così. Ti trattava male e tu, invece di lasciar perdere, continuavi a pensarci, ad arrovellarti sulla durezza che aveva usato. E alla fine capivi che aveva ragione.

<<Così misi ordine nella mia vita e l’anno dopo tornai a San Giovanni. Era il 1968 e Padre Pio era già molto malato. Era impossibile avvicinarlo. Non si poteva parlare con lui, al convento non facevano entrare nessuno. Io però volevo tanto vederlo, fargli sapere che ero cambiato. Così andai al convento e inspiegabilmente riuscii ed entrare. Entrai, salii le scale, percorsi il corridoio senza mai incontrare anima viva. Sembrava che fossi diventato invisibile. Non vidi nessuno e riuscii ad arrivare fino al refettorio. Lì, Padre Pio mi stava aspettando. Mi confessò. Poi sorrise e mi disse: “Bene, bene. Vedo che adesso hai capito!”.

<<Da quel momento, sono diventato un suo figlio spirituale. E dopo la sua morte, l’ho sempre sentito accanto. Mi ha aiutato nei momenti di difficoltà e come ho detto prima, devo a lui la mia carriera nella lirica.

<<Nel 1971 infatti stavo facendo le prove al San Carlo di Napoli per “Fra Diavolo”. Decisi di andare a Macerata a sentire Pavarotti che cantava nella “Lucia di Lamermoor”. Saltai in macchina e mi misi in viaggio. Poche ore prima della recita, Pavarotti diede forfait perché non stava bene. L’organizzazione andò nel panico. Contattarono diversi tenori ma nessuno era disponibile. Il presidente del San Carlo, che era presente, disse che io ero in viaggio e che conoscevo l’opera per averla cantata l’anno prima. Allora quando arrivai, mi prelevarono di peso, mi adattarono i costumi di Pavarotti e mi dissero che avrei dovuto sostituirlo in scena di lì a mezz’ora. Avevo cantato a Napoli “Fra Diavolo”, avevo percorso quasi 500 chilometri in macchina, non avevo fatto alcuna prova della “Lucia”: era da pazzi salire sul palco. Mi affidai però a Padre Pio. “Padre”, pensai, “qui mi dovete dare una mano voi.”

<<Quella sera cantai benissimo e l’opera fu un enorme successo. Un vero trionfo. Tra il pubblico c’era anche un famoso impresario che era venuto per sentire Pavarotti. Rimase molto colpito dalla mia voce e da quel momento ebbi contratti in tutto il mondo. La mia carriera era decollata.>>

 

 

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