Grazie ai satelliti conosciamo meglio il Grande Vortice dell’Oceano indiano

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Nel 1866 il geografo inglese Alexander Findley nel suo “Una guida alla navigazione dell’Oceano Indiano” descrisse per primo un enorme vortice oceanico incontrato vicino le coste della Somalia. Ora sappiamo che questo Grande Vortice (Great whirl) si forma puntualmente ogni anno quando i venti che spirano sull’Oceano Indiano cambiano direzione da est ad ovest.  Sul sito dell’American Geophysical Union è appena apparsa notizia di una ricerca pubblicata su Geophysical Research Letters, rivista scientifica edita dalla stessa associazione, in cui grazie all’ausilio dei satelliti si è potuto studiare meglio il Grande Vortice.
Prima di entrare nello specifico delle novità apportate dal nuovo studio alla conoscenza del fenomeno va chiarito che, fermo restando che ogni avanzamento della conoscenza in qualsiasi campo ha una sua dignità, conoscere meglio Il Grande Vortice ha un’importanza enorme e molto pratica, tanto che gli scienziati tentano da anni di farlo, il motivo è che il Grande Vortice è strettamente correlato alla stagione dei monsoni in India, a sua volta dalla stagione dei monsoni dipende l’intera agricoltura indiana che vale 3000 miliardi di dollari e soprattutto deve sfamare un paese con più di un miliardo di abitanti. Conoscere meglio il Grande Vortice potrebbe portare a previsioni più accurate su che tipo di stagione dei monsoni si prospetta, più o meno secca (si fa per dire), lo spiega lo stesso Bryce Melzer autore principale dello studio, un oceanografo satellitare dello Stennis Space Center (Mississippi).



Studiare il Grande Vortice non è per niente facile, sia per difficoltà legate alle vicende socio-politiche della zona (le acque sono infestate da pirati che rendono difficile l’osservazione diretta e lasciare strumenti) che a difficoltà tecniche oggettive legate al fatto che questi vortici oceanici enormi si comportano in maniera diversa dai piccoli vortici e per gli scienziati è molto difficile stabilirne i confini e dunque capire con certezza le variazioni annuali e quando esattamente sparisce. Già nel 2013 era uscito uno studio che aveva utilizzato dati satellitari ma lo studio odierno, che utilizza dati satellitari del livello dell’oceano nel periodo 1993-2015 ed utilizza una nuova tecnica per interpretarli, dimostra che il precedente aveva sottostimato le dimensione del Grande Vortice.  La dimensione media durante quei 23 anni è stata di 275000 chilometri quadrati (per fare un raffronto ricordiamo che l’intera Italia è 301000). Anche la durata, seppur fortemente variabile da anno ad anno, è sensibilmente superiore alla stima precedente, la media è 198 giorni, cioè sei mesi e mezzo (di solito il vortice scompare ben dopo la fine della stagione dei monsoni, la quale si conclude ufficialmente a settembre, mentre il vortice perdura fino a novembre o persino dicembre, in tre casi negli anni 2000, 2005 e 2010 è durato persino fino al nuovo anno).
Gli scienziati finora non hanno individuato uno schema ricorrente nel Grande Vortice che li possa aiutare a predire i monsoni indiani, ma non disperano, inoltre programmano di applicare la loro nuova tecnica ad altri grandi vortici oceanici, come quelli nel Golfo del Messico che disturbano le operazione di trivellazioni petrolifere.

Roberto Todini

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