Forte tensione tra Grecia e Turchia, ma non si tratta solo del gas scovato

Dopo la scoperta, un paio di mesi fa, di vari giacimenti di gas nel mar Mediterraneo dell’Est, è iniziata una grande disputa per rivendicare il controllo di questi ultimi tra Grecia e Turchia. Disputa che col passare del tempo sembra solo peggiorare, arrivando allo schieramento di navi da guerra nei rispettivi confini marittimi delle due nazioni. Ad una analisi più dettagliata però, si evince che la situazione non riguarda solo i due paesi ma sembra essere diventato il centro di una fondamentale battaglia a sfondo geopolitico che comprende una moltitudine di nazioni.

La forte tensione è data solo dalla lotta per il gas o c’è dell’altro?

La colpa di questa prolungata e forte tensione diplomatica tende ad essere attribuita al nuovo giacimento di gas scoperto nel mar Mediterraneo orientale. Secondo diverse testate, entrambe le nazioni stanno cercando di accaparrarsi con tutte le loro energie il controllo di questo preziosissimo giacimento. A primo impatto sembra un’idea plausibile. Grecia e Turchia infatti non stanno attraversando il migliore periodo economico della loro storia, anzi. La realtà è che entrambi i paesi sono molto vicini al tracollo economico. Lecito pensare quindi che “la conquista” di questo giacimento potrebbe rimettere in circolo un’economia moribonda di uno dei due paesi.

La crisi del mercato energetico

Tutto perfetto se non fosse che l’attuale mercato energetico stia vivendo un grande periodo di crisi al livello mondiale. Parliamo di una grande quantità di offerte a basso costo e poca domanda. Con il settore delle energie rinnovabili in forte crescita, investire nei combustibili fossili è una mossa sin troppo rischiosa oggi. Inoltre i giacimenti riscontrati si trovano ad una grande distanza dalle coste dei paesi interessati, e si trovano ad una profondità di 3500 metri circa. Ad oggi solamente gli Stati Uniti possiedono strumenti per estrarre il gas dai giacimenti in queste condizioni, e il costo di tale operazione è pressoché superiore a quello che possono permettersi entrambe le nazioni. Un prestito?

La Grecia è già indebitata fino al collo di suo e sarà difficile trovare qualcuno che investa nei combustibili fossili oggi giorno. La Turchia, da parte sua, ha bisogno di un grande prestito per uscire dalla gravissima crisi nella quale giace, e i volontari presentatosi ad aiutare il paese di Erdogan non sembrano in molti sino ad oggi. La situazione turca però è diversa e una possibile scommessa sull’estrazione dei gas potrebbe essere possibile.

Turchia di Erdogan: due punti di vista sul suo posizionamento

La posizione più interessante da comprendere è sicuramente quella della Turchia, essendo, tra le due, la nazione che di più sta attaccando. Le ipotesi sul perché Erdogan stia continuando così strenuamente questa battaglia, creando una forte tensione geopolitica, sono molte.

La prima lettura da parte degli studiosi vede una Turchia economicamente distrutta dalla gestione Erdogan. Una Turchia che non produce, non esporta (causa Covid), ma importa solamente (i beni di primaria necessità). Da circa 4  mesi a questa parte, colpevole anche l’emergenza COVID, la Turchia di Erdogan è in negativo di 3 miliardi di euro al mese. Tutto ciò crea una forte tensione nel rapporto tra il leader ed il popolo. Molti politologi vedono nelle ultime azioni di Erdogan (compresa quella del Mediterraneo) una necessità di occultare la  dura realtà della crisi nella quale giace il suo paese. Una politica aggressiva e fortemente nazionalista, infatti, è sempre più spesso presente nei suoi discorsi e nelle sue scelte (vedi chiesa di S. Sofia che ritorna moschea). Quella dello scontro Grecia-Turchia, sotto quest’ottica, potrebbe essere una buona tecnica che potrebbe aiutarlo a temporeggiare, in attesa di un sostanziale prestito economico dall’estero per rimettere in sesto il paese.

La seconda ipotesi

Una seconda ipotesi vede una Turchia sì in difficoltà, ma con un Erdogan meno passivo. Oggi giorno la Turchia spende circa 40 miliardi di euro l’anno per comprare energia dall’estero (per lo più dalla Russia). E’ quindi una nazione energeticamente dipendente.

Con la scoperta dei giacimenti, l’ipotesi vede un Erdogan desideroso di cambiare il trend. Il piano sembra essere quello di impossessarsi dei nuovi giacimenti ed entrare così a far parte del EMGF (Forum del gas del Mediterraneo Orientale), del quale fanno parte Palestina, Cipro, Francia, Egitto, Grecia, Giordania, Israele e Italia. Tra i vari compiti l’EMGF  ha quello di gestire le dinamiche della produzione e il prezzo del gas nella regione orientale. Entrando a far parte di questa congregazione, Erdogan potrebbe difendere e manipolare con più semplicità i suoi nuovi interessi.

In più il leader ottomano ha annunciato di aver trovato dei giacimenti di gas nel Mar Nero, questa volta in territorio sicuramente turco. C’è da capire se questa sua ultima notizia debba essere inserita nella prima ipotesi (quella di distogliere lo sguardo dalla grave crisi): una falsa notizia secondo molti, ma che gli servirebbe per negoziare meglio.

La seconda ipotesi dei politologi può essere plausibile, questo perché se i giacimenti mediterranei (e quelli del Mar Nero) diventano di proprietà turca, la cosa li renderebbe più indipendenti al livello energetico. In questo modo il portafoglio dello Stato ne gioverebbe non poco, dovendo spendere molto di meno in energia estera. Nel caso sia questa la pista, resta da capire come la Turchia riuscirà a trovare i soldi per finanziare l’estrazione del gas e se a lungo termine sarà un buon investimento.

La posizione della Grecia

Dal canto suo anche la Grecia sta vivendo uno dei peggiori momenti di crisi degli ultimi anni. Nel caso i giacimenti finissero in mani greche, ciò potrebbe prometterle più potere all’interno dell’EMGF . Riuscirebbe ad avere “un tesoro” sempre a portata di mano. Inoltre, bene o male finisca questa vicenda, la Grecia sarà comunque riuscita a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da questioni interne più negative.

Qualche giorno fa si credeva che la Grecia avesse raggiunto un accordo con la Turchia, ma all’ultimo momento i greci ne hanno stipulato un altro con l’Egitto. Unire le forze per combattere un nemico comune? Il patto, giudicato nullo da Erdogan, conferma un’alleanza nelle zone marittime a influenza delle due nazioni. Si tratta, a tutti gli effetti, di un patto che isola la Turchia nelle dinamiche di potere del Mediterraneo. Questo perché sino ad oggi i confini marittimi della Turchia nel Mediterraneo sono molto ristretti. Dall’inizio di questa battaglia infatti Erdogan chiede ad alta voce alla comunità internazionale di allargare i confini marittimi del suo Paese.

Il patto sancito tra Grecia ed Egitto è importante perché, sino ad oggi, la maggior parte dei giacimenti trovati sono situati nell’area tra le due nazioni (e alcuni vicino il Cipro). La Turchia per ora è fuori da tutti i giacimenti, ma ha diverse carte pesanti da usare durante il processo di negoziazione con l’Europa riguardo l’allargamento dei suoi confini marittimi. Una tra le tante potrebbe essere, in caso di non approvazione delle sue richieste, quella di spalancare le porte ai migranti verso l’Europa.

Europa di nuovo spaccata

Come siamo abituati a vedere da tempo ormai, l’Europa è di nuovo spaccata dai suoi due leader, Francia e Germania, Macron e Merkel. Da tempo si può notare un notevole interesse da parte dei francesi per la parte orientale del Mediterraneo. Ultimo tra gli esempi è la presenza di Macron a Beirut, comprese le promesse d’aiuto al Libano, dopo la tristemente famosa esplosione.

La Francia in questa battaglia appoggia la Grecia, ma non sembra un appoggio ad un fratello/alleato europeo. Quello che sembra è una saggia mossa per far sì che la forte concorrente del Levante (la Turchia) non aumenti la sua potenza (vincendo questa battaglia), diventando così una più che forte concorrente in quella parte del mondo. La Germania, dal canto suo, cerca di calmare gli animi ed arrivare ad un accordo di pace tra le due nazioni. Tra i vari motivi c’è anche la forte paura da parte della Merkel che la Turchia possa rilasciare un grande numero di migranti verso l’Europa, cosa che avvantaggerebbe le destre tedesche ed europee.

Come visto, il quadro è piuttosto complesso e sicuramente in gioco ci sono altre variabili a noi ancora sconosciute. Unica cosa sicura è che l’esito di questa battaglia influenzerà non poco le dinamiche geopolitiche al livello mondiale.

Nikita Edoardo Laino

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