Grillo e Conte: se mi lasci non vale

Il Movimento Cinque Stelle si sta sgretolando ed è a un bivio: continuare con Grillo o seguire Conte. Si tratta però di una finta scelta e se ne sono accorti anche deputati e senatori grillini.




Ogni estate ha la sua coppia di cui parlare sotto l’ombrellone: quest’anno, ad aver aperto le danze del gossip vacanziero sono Giuseppe Conte e Beppe Grillo. Pare che infatti stiano volando stracci all’interno del Movimento Cinque Stelle, tra chi appoggia l’ex premier e chi, invece, rimane fedele al capo.

Se il primo infatti, pedina di un partito con l’esigenza di staccarsi di dosso quell’etichetta di politicante improvvisato, ha detto che non vuole il figurante, il secondo ha sottolineato che pretende ancora di comandare. Non c’è da stupirsi, però, che Grillo, uno per cui la democrazia si esaurisce praticamente nel voto online, voglia continuare a dettare legge nel partito che ha fondato e voluto e di cui continua a essere il Garante. Devono essersene accorti anche i deputati e i senatori pentastellati, mentre imparavano a loro spese la lezione sull’assolutismo: praticamente è come si fossero chiusi in una stanza a doppia mandata, con il preciso scopo di gettare via la chiave.



Do ut des

Da una parte, Grillo, dopo aver usato l’avvocato del popolo per dare una veste istituzionalmente più accettabile al suo partito, ora non vuole che Conte lo usi, a sua volta, per costruirsi un partito a sua immagine e somiglianza, con il vantaggio di non partire da zero, ma da uno scalino più alto.  Da quel che resta, insomma, dello sbrindellato consenso popolare dei Cinque Stelle. Grillo, alle ultime cartucce, evidentemente, ha addirittura iniziato a elogiare Di Maio in pubblico, che della squadra di governo fa parte, anche se ha più un ruolo decorativo e soprammobilistico, esattamente come Manlio di Stefano, sottosegretario agli Esteri, a cui va ad aggiungersi Sibilia, sottosegretario all’Interno.



Conte come Mattia Pascal

Come sottolinea Christian Rocca su Linkiesta, Giuseppe Conte è un personaggio pirandelliano fatto e finito. Effettivamente, è quasi grottesco come la sua vincita al casinò delle candidature per Palazzo Chigi, sia la stessa causa delle sue sventure e dell’isolamento politico in cui ora si trova. Solo il Pd, ostinatamente, è rimasto a fargli da spalla consolatoria. Oltre a Marco Travaglio, ovviamente, che sta continuando la sua narrazione di Giuseppe Conte salvatore della patria e rimane cieco di fronte al suo continuo camaleontismo ideologico.

La fine dei grillini?

Il Movimento Cinque Stelle è davvero arrivato alla frutta, come ha detto Matteo Renzi (dall’alto del suo 1,7% nei sondaggi)? Sì, ma niente di serio: niente che vieti di riprovarci ancora, come quelli ormai disinnamorati che da soli non stanno stare. Forse, dunque, Conte sta bluffando: minaccia di andarsene, ma non se andrà mai. Forse è proprio a Conte che converrebbe, sull’onda degli entusiasmi che ancora suscita la sua figura anche negli ambienti più inaspettati, scollarsi di dosso i Cinque Stelle, senza dar loro l’ennesima opportunità di trascinare tutti, Conte compreso, a fondo.

Al Movimento no: occorre che Conte resti a tutti i costi. Ma questo Beppe Grillo non lo vuole ammettere né accettare: il pallone è suo e decide lui.

Elisa Ghidini

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