Grindadráp: ricomincia il bagno di sangue delle isole Faroe

Grindadráp non è solo una parola, ma la dimostrazione di quanto l’uomo sia brutale scagliandosi contro la natura. Ogni anno tra Maggio e Settembre le acque delle isole Faroe si tingono di rosso: inizia la pratica ludica dell’uccisione delle balene.


 Una guerra impari, che sfrutta la paura: i cetacei vengono spaventati con le barche e costretti ad arenarsi in una baia dell’isola Eysturoy, poi avviene il massacro. Si usa il mønustingari, strumento tubolare e appuntito con cui si penetra lo sfiatatoio delle balene, recidendone il midollo e lasciandole morire in pochi secondi. Più di 150 esemplari vengono trascinati sulle rive ogni anno. Non solo balene pilota, ma anche delfini, spesso sgozzati e accoltellati in seguito. Uno scenario quasi paradossale è quello che si verifica in Europa ancora in pieno XXI secolo, mantenendo in vita un’antica pratica norrena.

I bambini e la socializzazione alla violenza

Per la macabra festa ci si riunisce, si chiudono le scuole e si conducono i bambini sulle spiagge, con un’aria che odora di morte ed un mare che si tinge di violenza. Così la tradizione resiste ai secoli e la brutalità diventa pane quotidiano.  Il bagno di sangue infatti, non ha alcuna legittimità. Fino al XX secolo la brutale cerimonia fungeva da approvvigionamento per gli abitanti delle isole, che si nutrivano della carne degli animali uccisi e ricavavano olio per le lampade dal loro grasso.


Non è servita a nulla la globalizzazione, che pur spostando gli equilibri alimentari, non è riuscita ad arrestare questa pratica, ma l’ha tramutata in pura barbaria, approvata dalle autorità faroesi ma non dalla International Whaling Commission (IWC).

Grindadráp: è lotta vana per le Ong





Ci si potrebbe chiedere come in Europa si possa tollerare una simile violenza, in piena crisi ambientale e con le normative esistenti in materia. Le isole Faroe sono un protettorato danese indipendente, che si è sempre posto in disparte in merito di diritto internazionale. Per questo alle Faroe non conta che le balene pilota siano una specie protetta dalla Convention on the Conservation of European Wildlife and Natural Habitats. A battersi contro il Grindadráp è l’organizzazione Sea Shepherd, impegnata sin dagli anni Ottanta nell’operazione Bloody Fjords. L’obiettivo è sensibilizzare le istituzioni locali e porre fine alla cruenta pratica. Un nulla di fatto, che ha soltanto rafforzato la coesione degli abitanti dell’isola, portando all’arresto di 28 volontari. Scelta sconsiderata, vista la capacità delle balene di assorbire il 40% di anidride carbonica. Ancora una volta la brutalità del dominio viene perpetrata in silenzio, con conseguenze a lungo termine che prima o poi finiranno sotto gli occhi di tutti.

Elena Marullo

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