In guerra per amore: Pif e il valore dell’ingenuità

fonte: movieplayer.it
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Il secondo lungometraggio scritto e diretto da Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif) sta facendo discutere. I numeri parlano chiaro: questo In guerra per amore sta avendo molto meno successo ai botteghini de La mafia uccide solo d’estate. Ma non dimentichiamo che il clamore del film d’esordio di Pif fu davvero eccezionale, un caso difficilmente ripetibile. Se si guarda l’altra faccia della medaglia, infatti, si scopre che questa nuova pellicola è al secondo posto degli incassi settimanali, dietro solo al colosso Doctor Strange.

Gli spettatori amano ancora l’autore palermitano e il suo modo molto naif di raccontare. Eppure qualcosa nel meccanismo produttivo sembra essersi inceppato. Forse il grande pubblico è stato intimorito dalla forte ambientazione storica scelta per questa opera: la seconda guerra mondiale. Forse, di conseguenza, ha temuto che Pif abbia compiuto un passo più lungo della gamba.

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La grande storia, le piccole storie

In effetti, Pif ci immerge in un’ambientazione storica poco realistica. Niente di ciò che vediamo sullo schermo è davvero credibile e tutto procede con un rapporto causa-effetto alquanto forzato e prevedibile. Pif racconta storie, personaggi e situazioni molto semplici, quasi essenziali. La trama centrale, lineare e scarna, viene però arricchita da una serie di sottotrame secondarie che aggiungono sequenze comiche o punti di vista drammatici molto interessanti.

Il film procede sempre con passo incerto. A volte annaspa in sequenze un po’ fini a loro stesse e in siparietti comici poco memorabili. Eppure nelle fasi finali, Pif trova la forza di spingere la tensione drammatica verso vette inaspettate.

Fondamentale in ciò è la scelta di raccontare il fenomeno che meglio conosce: quello della mafia. Il regista palermitano mette in scena delle dinamiche molto originali, riuscendo a storicizzare il fenomeno della mafia nel periodo della seconda guerra mondiale. Traccia, in pratica, un legame tra l’approdo degli americani in Sicilia e il risorgimento delle famiglie mafiose a livello istituzionale. Una storia mai raccontata che merita senza dubbio di essere conosciuta e che Pif avvalora con prove e reperti reali.

Il valore dell’ingenuità di Pif

In guerra per amore è un film imperfetto, un po’ come il suo predecessore. L’ingenuità narrativa è la caratteristica tipica della messa in scena di Pif. Rappresenta allo stesso tempo il suo punto di forza e la sua debolezza maggiore.
La sua comicità, ad esempio, non è mai eccessivamente brillante, ma funziona grazie alla sua naturalezza. Stesso discorso per le sequenza drammatiche: mai troppo costruite ma sempre efficaci nella loro spontaneità.

Il pubblico ama il Pif de Il testimone. Quella grande sensibilità che ci permette di guardare il mondo dal suo punto di vista unico e atipico. Quella voce narrante goffa e sgradevole alla quale non puoi fare a meno di affezionarti.
Questo approccio quasi infantile alle cose viene trapiantato al cinema. Tematiche forti e impegnate vengono raccontate con uno stile fiabesco in cui tutto è permesso. Uno stile che non può non ricordare il Benigni de La vita è Bella, senza tuttavia raggiungere la sua qualità comica e poetica.

Pif non è un sceneggiatore sopraffino, né un regista visionario. Ma racconta se stesso e il suo modo di vedere il mondo con semplicità e coraggio. Non si accontenta dell’equivoco e della gag, ma crea situazioni comiche intrecciandole a momenti intensi e drammatici.
Pif vuole sensibilizzare su tematiche importanti che non vanno mai dimenticate e vuole emozionare facendolo. E, inutile negarlo, ci riesce quasi sempre. La maggior parte del pubblico ride e piange senza sosta e, quando si accendono le luci, la sensazione è quella di essere stati arricchiti da una esperienza cinematografica imperfetta ma senz’altro significativa.

Quindi ben vengano gli errori, le imprecisioni e le semplificazioni eccessive. Fin quando il messaggio sarà così cristallino e sincero, potremo perdonare a Pif qualunque ingenuità.

articolo di Carlo D’Acquisto

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