La guerra all’app TikTok continua: dopo l’India, anche USA e Australia

La guerra all’app TikTok, che permette di girare brevi video e condividerli con tutto il mondo, diventa virale. Il motivo? È considerata non sicura perché se Pechino lo necessitasse, TikTok dovrebbe condividere i dati raccolti.

Il fondatore di ByteDance – azienda proprietaria di TikTok – Zhang Yiming, è il nono uomo più ricco della Cina. Secondo il modello del cosiddetto “capitalismo con caratteristiche cinesi”, per diventare così ricchi in Cina è fondamentale non inimicarsi il Partito Comunista.

A causa dei legami con la Cina, le (dis)avventure di TikTok sembrano non avere fine. Ad esempio, l’app è stata rimossa da tutti gli app stores di Hong Kong per effetto della legge sulla sicurezza nazionale. La maggior parte dei problemi hanno origini politiche e riguardano la sicurezza dei dati degli utenti. Quest’ultimo fattore non rappresenta una novità per l’app TikTok.

Le dichiarazioni di Anonymous

Uno dei motivi che ha dato maggiore adito ai timori su TikTok è stata la dichiarazione su Twitter del gruppo Anonymous. Nel tweet hanno spiegato che l’app è uno strumento di controllo gestito dal governo cinese. Per tale motivo, hanno invitato tutti gli utenti a cancellare l’app TikTok e avvisare tutti i loro conoscenti a riguardo.




L’India e i problemi di adescamento minorile

L’india è stato il primo paese a iniziare una guerra all’app TikTok. Oltre ad aver imposto divieti sul download di TikTok, altre 58 app cinesi sono state soggette a restrizioni. Questo significa che da ora in poi, le piattaforme tecnologiche operanti in India saranno obbligate a rimuovere le app dai propri store. Per TikTok, queste restrizioni sono un problema poiché colpiscono direttamente il suo più grande bacino di utenza (TikTok non è disponibile in Cina, dove esiste una versione nazionale nota con il nome di Douyin). Tuttavia, chi aveva già scaricato l’app in passato potrà continuare a usufruirne, mentre non potrà essere scaricata in futuro, perlomeno non dagli app store. Il divieto è stato giustificato come risposta a un attacco alla sicurezza nazionale indiana, ma le crescenti tensioni al confine tra India e Cina hanno dato il contributo finale all’imposizione delle misure.

Il divieto indiano non è nuovo. Infatti, poco più di un anno fa, il governo aveva vietato il download dell’app TikTok a seguito di simboliche sanzioni statunitensi derivanti della mala gestione dei dati di utenti minorenni. Al tempo, l’app nota come Musical.ly, aveva accettato di pagare una multa di oltre cinque milioni di dollari a causa dell’esposizione al pubblico di dati di utenti minorenni e il fallimento nell’eliminazione degli account di adescatori di minorenni che inviavano messaggi sessualmente espliciti ai giovanissimi. Il divieto, seppur temporaneo, aveva dimostrato il trend globale per cui in tutto il mondo i social media vengono sempre più visti come agenti attivi, responsabili dei propri contenuti.

Il conflitto tra Cina e Stati Uniti diventa una guerra all’app TikTok

Il governo statunitense ha espresso apertamente la propria preoccupazione riguardo alla larga diffusione di TikTok. Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha dichiarato che gli utenti che scaricano l’app mettono “informazioni private nelle mani del Partito Comunista Cinese”. A queste accuse ripetute, già nel 2019 TikTok aveva risposto dichiarando che tutte le informazioni degli utenti statunitensi sono archiviate in server situati negli Stati Uniti e a Singapore. In questo modo, i centri di raccolta si trovano fuori dai confini della giurisdizione cinese. 

Il Presidente Trump ha invece dato una ragione differente al potenziale divieto di TikTok: punire la Cina per la gestione del coronavirus. Inoltre, il recente uso di TikTok per danneggiare la campagna politica di Trump non ha fatto che accrescere il  malumore dell’amministrazione trumpiana. Come conseguenza, l’attuale Presidente USA ha lanciato una petizione per imporre un divieto nazionale sul download dell’app TikTok, accusata di estrarre dati dal telefono degli utenti.

Nel frattempo, ai membri dell’Esercito e della Marina è stato imposto il divieto di scaricare TikTok sui telefonini forniti dal governo.

Anche Amazon dichiara guerra all’app TikTok. O forse no?

Amazon ha chiesto ai suoi impiegati di rimuovere l’app TikTok dal proprio telefono, per poi cambiare idea dopo qualche ora. Apparentemente, le e-mail erano state inviate per sbaglio.

Nella e-mail era scritto che l’app TikTok doveva essere eliminata per evitare l’accesso a informazioni aziendali. Prima del dietrofront di Amazon, TikTok aveva risposto dicendo che “nonostante Amazon non ci abbia informati prima di inviare tale comunicazione, e ancora non comprendiamo le loro preoccupazioni, siamo aperti al dialogo.” Anche altre aziende come Well Fargo hanno richiesto agli impiegati di eliminare TikTok dai telefoni aziendali.

L’Australia monitora la situazione

Il primo ministro Scott Morrison ha dichiarato che il governo australiano sta tenendo sotto controllo l’app TikTok. Anche in questo caso, le principali preoccupazioni riguardano la trasmissione dei dati degli utenti a Pechino.  

Per cercare di calmare le tensioni, Lee Hunter, il direttore generale di TikTok Australia, ha risposto ai politici australiani seguendo il modello della risposta data agli Stati Uniti: “TikTok è un’azienda indipendente e non è allineata ad alcun governo, partito politico o ideologia. I dati degli utenti australiani sono al sicuro, conservati nei server di Singapore e Stati Uniti.”

Noemi Rebecca Capelli

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