Asse Mosca-Kiev, la guerra dimenticata

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La guerra ha sempre lo stesso odore, lo stesso sapore, le stesse mani sporche di fuliggine e polvere da sparo. Si dice. Ma cosa ne sappiamo davvero noi?

Delle volte, sentendo in lontananza tutte le cose brutte che affliggono il mondo ogni santo giorno, mi chiedo se noi giovani l’abbiamo davvero studiate bene le due grandi guerre. Se sappiamo davvero immaginarci l‘odore acre della polvere da sparo, del sangue, della merda.

Quando le esigenze belliche invadono la sfera antropologica, gli usi e i costumi, e anche il raziocinio viene abbandonato per lasciar ampio spazio alla popolare follia, quando il sano delirio, forse, salva la vita.

Quando un kalashnikov costa meno di cento dollari, ed è lecito, in guerra e in amore, per aver salva la pelle, tenere sotto il letto un piccolo cannoncino anticarro.

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     La guerra ha sempre lo stesso odore, lo stesso sapore, le stesse mani sporche di fuliggine e di polvere da sparo. Così dicono.

Mi interrogo, mi arrovello la mente, spremo la mia materia cerebrale, chiedendomi se prima o poi non toccherà anche a noi trasformare le nostre dimore in trincee, nascondere sotto il letto un fucile, dormire vestiti di tutto punto, perchè non si sa mai cosa può succedere la notte. Ampliare il nostro vocabolario quotidiano con termini come granata, bomba, spari, morte.

Mi chiedo se prima o dopo queste tragedie terribili che continuo a raccontare su fogli di carta non sarò costretta a viverle in prima persona. Penso e medito leggendo le ultime notizie, leggendo le stragi, le polemiche, le guerre. Leggendo rifletto su quanto le notizie siano il mio cibo quotidiano, il mio sostentamento, il mio carburante. Rifletto sull’indignazione che provo ogni volta che imbatto nell’orrore, nei sequestri, nelle uccisioni a sangue freddo, in mille, mille e ancora mille violazioni dei diritti umani. Il fatto è che le guerre sono davvero tante, e la rabbia sale alle stelle, accecando il raziocinio, offuscando totalmente la mia calma apparente, uccidendo quei due neuroni che navigavano felicemente nella mia materia grigia, quando realizzo che dopo un po’ un conflitto perde d’interesse. Si tratta del naturale corso degli eventi, il ciclo naturale delle notizie, il mio pane quotidiano. I fatti recenti scalzano un po’ quelli vecchi, e succede che un avvenimento non è più notiziabile.

Una guerra disastrosa, devastante, massacrante, che continua a mietere vittime… Non interessa più a nessuno.

Si, certo, sono melodrammatica, assetata di sangue, di giustizia, una povera illusa con una macabra passione per le tragedie. Dite quel che volete. Ma se la guerra toccasse casa mia, le montagne in cui sono nata e cresciuta, i miei famigliari, la mia gente, non guarderei in faccia nessuno, prenderei a calci se necessario, e sgomitando farei di tutti per raccontare al mondo la mia verità.

Questo è quello che voglio fare.

Sto parlando di una guerra dimenticata, quella che si combatte da almeno due anni a questa parte, tra Kiev e le sue bombe, e i fuochi e fumi della Russia, che cerca di attirare le attenzioni di un Paese ormai stanco della secolare dipendenza, e con la voglia, neanche troppo nascosta, di occidentalizzazione.

    La verità è che la guerra ha sempre gli stessi occhi, così come la morte.

Senti un fischio acutissimo, levi la testa al cielo, e in pochi secondi vieni investito da una gigantesca esplosione. BUM. E non ci sei più.

La guerra si combatte lungo la linea del fronte di Donbass. La pace in Ucraina esiste solo nella carta degli accordi internazionali, e nel silenzio ostinato che i media continuano a professare sui fatti, accecando la realtà. Civili continuano a saltare in aria, interi villaggi sono ormai distrutti. Che novità.

Che aria si respira in quel di Kiev? Il cielo è grigio come il cemento, e se c’è stata una tregua, in questa infinita guerra, si è trattato semplicemente di un estenuante momento di attesa cristallizzata, incerta, un momento in cui la gente si leccava le ferite dell’attacco precedente, e si preparava a ciò che sarebbe successo dopo.

      Ma la guerra ha sempre gli stessi occhi, lo stesso odore, lo stesso sapore, le stesse mani sporche di polvere da sparo e fuliggine. Così si dice.

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Ma cosa ne sappiamo davvero noi?

Sappiamo quello che ci viene raccontato, tramandato, le storielle dei nostri nonni, confuse e anche un po’ irreali, che ascoltavamo da bambini davanti a una tazza fumante di cioccolata calda. Sappiamo ciò che leggiamo, ci documentiamo avidamente, nel tentativo di colmare le nostre infinite lacune di un’ignoranza galoppante.

La verità è che io la guerra non l’ho mai vissuta, e ci sono delle notti, quelle notti, in cui mi sveglio di soprassalto, trascorrendo momenti di intensa meditazione, lì, nell’oscurità della mia stanza, pensando se una parte di colpa sia anche mia, se nel mondo, in tantissime parte del mondo, ragazzi della mia età vivono sulla linea di fronte con un kalashnikov in braccio, rischiando ogni secondo della loro esistenza di diventare nient’altro che polvere. E’ davvero la vita che si sono scelti? O vorrebbero fuggire e nascondere la testa sotto il piumone?

Un rapporto congiunto di Amnesty International e Human Rights Watch, intitolato “you don’t exist”, documenta sparizioni forzate, detenzioni illegali e torture a danno di decine e decine di civili ucraini. Quando le esigenze belliche invadono la sfera antropologica, i diritti umani non esistono più, e queste realtà di lacerante dolore, diventano semplicemente prassi.

     La guerra ha sempre gli stessi occhi, così come la tortura ti guarda in faccia sempre con lo stesso volto impassibile e terrificante.

Scariche elettriche, percosse, simulazioni di annegamento…

Ci sono centinaia di persone, anche in Ucraina, così come in Egitto, Messico, e in moltissimi luoghi del mondo, che sono ufficialmente sparite nel nulla. Basta un secondo e Puf, non esisti più.

E chi sono queste persone di cui si perdono, da un momento all’altro, le tracce? Ebbene si, avete capito bene.

Sono proprio loro.

Gli amanti della verità, quelle persone che a stare zitte, non ci pensano proprio, quelle persone che ancora vogliono gridare al mondo lo schifo di milioni di innocenti che saltano in aria in un secondo. La guerra che sta vivendo anche questa zona del mondo, dimenticata da Dio, dove neanche i falchi volano più sulle nostre teste. L’odore di merda e di morte che la popolazione è costretta a respirare. Quell’odore che ti penetra nelle ossa, fino a risuonarti nel cervello.

Si chiama Ruslan Martagov l’ultima voce critica del giornalismo ceceno, oppositore del presidente Kadyron, nonché un altro tassello del puzzle da aggiungere alla strage di giornalisti e reporter che sta uccidendo l’asse Mosca Kiev. Si allunga la catena degli scomparsi, desaparecidos, così come quella delle violazioni continue dei diritti umani, che fanno da sfondo ad una guerra che si combatte senza sosta, una strage continua, consumata nel sostanziale silenzio della stampa internazionale.

Anna Politkovskaja, Andrej Mironov, Alexander Shetinin, Oles Bunzina, Sergej Sukhbok.

Questi sono solo alcuni dei nomi di quelle persone che hanno perso la vita a causa della loro passione smodata di raccontare la semplice verità.

Quella verità che continua ad essere nascosta al mondo.

Quella verità che nessuno sa, e nessuno vuole sapere.

Riflettori spenti, bocche cucite. Nulla è successo.

Elisa Bellino

1 Comment
  1. rosaria dell fave says

    La Sig.ra CINZIA Milani la ha salvata della disonestà dei poveri africani assetati di denaro accordandomi un credito di 23000 euro su una durata di 5 anni affinché il mio sognati diventino realtà. Prego a tutti coloro che hanno potuto usufruire di questi servizi, di volere ritornare testimoniarne per permettere all’altra gente nella necessità, di potere trovare anche un ricorso affidabile. Vi lascio il suo indirizzo
    professionale: milanicinzia62@outlook.com!!!

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