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Reati di solidarietà: una guida alpina francese rischia cinque anni di carcere

di admin
21 Mar 2018
in Attualità
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Reati di solidarietà
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Benoit Duclois è una guida alpina francese. Fa parte del gruppo Refuge Solidaiere che conduce operazioni di soccorso nelle zone montane sul confine tra Italia e Francia. Qui, infatti, sempre più spesso si avventurano i migranti respinti a Ventimiglia, ma decisi a raggiungere la Francia. Le condizioni non sono certo ideali, ad alta quota e in condizioni climatiche avverse, tuttavia si contano quotidianamente fino a 30 persone che tentano il passaggio.

Salvati nella neve

È quello che tentava di fare anche una famiglia di nigeriani nei pressi del passo del Monginevro, a 1900 metri. Le guide li hanno visti arrancare verso di loro: un uomo, due bambini di 2 e 4 anni e una donna evidentemente gravida. Così li hanno guidati fino ai loro fuoristrada, dove li hanno caricati per poi dirigersi all’ospedale più vicino. Tuttavia il mezzo guidato da Duclois è stato fermato dai gendarmi, che hanno constatato la presenza di clandestini. L’uomo ha chiesto che gli venisse consentito di raggiungere l’ospedale, in quanto la donna aveva iniziato ad avvertire le contrazioni, invano. È stata (almeno) chiamata un’ambulanza, che ha portato la donna in ospedale, mentre Duclois è stato portato in caserma. La donna ha partorito un bel maschietto, entrambi stanno bene. Colui che li ha salvati, invece, rischia una condanna a 5 anni di carcere per aver violato le leggi sull’immigrazione.

I reati di solidarietà

Si allunga, dunque, la lista dei cosiddetti reati di solidarietà. È così che vengono chiamati i reati di cui vengono accusati i cittadini che, a vario titolo, prestano il loro soccorso ai migranti in difficoltà. Se in un primo momento, infatti, questi atteggiamenti erano graditi alle autorità in quanto sopperivano a mancanze istituzionali, da un certo punto in poi sono stati percepiti come ostili e di conseguenza condannati. La mappa dei reati di solidarietà coincide con quella delle emergenze legate all’accoglienza o al transito dei richiedenti asilo. In Europa sono diverse le aree che dapprima hanno giovato della presenza di una rete di volontariato, salvo poi essere militarizzate e i volontari allontanati. Da Lesbo a Ventimiglia, passando per Calais. L’intento è chiaro: spostare l’attenzione dal punto di vista umanitario a quello securitario con una progressiva criminalizzazione degli interventi privati finalizzati al soccorso.

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In Francia, vicino al confine con l’Italia, c’è l’uliveto di Cédric Herrou. La sua grande proprietà è priva di recinzioni e lui l’ha attrezzata con tende, roulotte, tavoli, sedie. C’è tutto il necessario per ospitare e sfamare i migranti di passaggio, prima che riprendano il viaggio. È stato accusato una prima volta nel 2016 per aver attraversato il confine con otto ragazzi eritrei a bordo del proprio furgone. In quel caso fu riconosciuto il suo intento umanitario e fu prosciolto. Fu poi processato poco dopo per aver occupato un villaggio vacanze abbandonato, insieme a una cinquantina di eritrei. Per questo fu assolto. Nel 2017, però, fu processato nuovamente per aver rifocillato una sessantina di migranti, tra cui molti minori. Fu condannato a pagare una multa di 3.000,00 Euro. Il 4 gennaio, giorno di inizio del processo, fuori dal tribunale si radunarono centinaia di persone per esprimergli solidarietà.

Reati di solidarietà in Europa

Sempre in Francia, Claire Marsol, un professore universitario in pensione di 73 anni, fu condannato a pagare una multa di 1.500,00 Euro per aver dato un passaggio a due ragazzi eritrei alla frontiera. Anche Francesca Perrotti, italiana, fu processata in Francia e condannata a una sanzione di 1.000,00 Euro. Aveva trasportato sul proprio furgone otto ragazzi provenienti da Eritrea e Chad attraverso il confine. In Danimarca, Lisbeth Zorning incontrò in campagna una’intera famiglia di profughi siriani, tra cui due bambini. Li caricò in macchina, li portò a casa dove offrì loro qualcosa di caldo e poi li accompagnò alla stazione, comprando loro anche i biglietti. Per questo fu accusata di traffico di esseri umani e condannata a una multa di circa 3.000,00 Euro. Diversi volontari danesi e spagnoli che prestavano il loro soccorso a Lesbo furono processati. La lista è lunga.

In Italia

In Italia non si parla di veri e propri reati. Almeno prima del caso ONG sollevato dal Procuratore Zuccaro, tornato recentemente alla carica con il sequestro della nave spagnola. Quello che si fa è forse anche peggio: si butta il seme del sospetto, che poi non porta a nulla, ma marchia in modo indelebile. Oppure si notificano i fogli di via. È quello che è successo a Fabio e ad altri 15 attivisti della rete No Borders, che nell’ottobre 2016 distribuiva pasti caldi ai profughi accampati alla stazione di Como. All’inizio furono lasciati fare, poi i profughi vennero destinati altrove e Fabio e gli altri divennero indesiderati. La Questura di Como notificò quindi il provvedimento di interdizione per un anno dalla città, in quanto persone socialmente pericolose che si recavano a Como solo per commettere reati. Nessun reato, però, nessuna indagine, nessun processo. Solo un atto amministrativo.

La clausola umanitaria mancante

Alla base di tutto ci sarebbe una direttiva europea del 2002 che prescrive di punire chi favorisce l’entrata o il transito in Europa di persone prive del permesso di soggiorno. In questo testo e nell’applicazione che i vari stati ne fanno manca, tuttavia, una clausola umanitaria. Una clausola che tenga conto dello stato di necessità delle persone coinvolte e del loro diritto di chiedere asilo (che le rende non irregolari). Una clausola, insomma, che risparmi ai cittadini che si trovino di fronte a un bambino affamato o a una donna in travaglio l’incombenza di dover chiedere loro i documenti prima di dargli un panino o portarla in ospedale.

Michela Alfano

Tags: Cedric Herrouclausola solidarietàFranciaguida alpinaleggi immigrazionemigrantiReati di solidarietà
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