Genova, scritte contro Guido Rossa: l’uomo che sfidò le brigate rosse

Il coraggio di denunciare

Fonte Ansa.it
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“Guido Rossa infame”, queste le scritte comparse in mattinata sul muro di Salita Santa Barbara a Genova. A quarant’anni dall’omicidio dell’operaio che sfidò le brigate rosse e in occasione della visita del presidente della Repubblica Mattarella.

Le scritte, ritrovate stamani dagli agenti della Digos, non sono solo contro Guido Rossa. Una di queste insulta, dandogli dello sciacallo, Marco Pescheira autore nei giorni scorsi di diversi approfondimenti sulle Brigate Rosse. Un’altra scritta ricorda i terroristi Mara Cagol, Tino Viel e Gianfranco Zola. La Cagol fu tra i principali dirigenti del gruppo armato di estrema sinistra.

Il luogo in cui sono state poste le scritte non è casuale. A pochi passi da queste infatti si trova la targa in ricordo di Francesco Coco, coraggioso magistrato che sfidò il gruppo terroristico durante gli anni di piombo. Cocco venne ucciso insieme agli uomini della sua scorta, Giovanni Saponara e Antioco Deiana, l’8 giugno 1976.  Dalla Camera intanto arrivano i primi commenti a caldo. Giorgio Mulè, esponente di Forza Italia, afferma:

Quest’Aula sappia dire ai responsabili che quelle scritte quarant’anni fa vennero lavate con il sangue dei martiri e dall’impegno di tutta la Nazione e che mai potrà riemergere un rigurgito di quell’epoca.

Il coraggio di Guido Rossa

Guido Rossa, impiegato all’Italsider dal 1961,era un militante del Partito Comunista Italiano  e membro del  consiglio di fabbrica per la Fiom-Cgil. Il 1978 fu uno dei più duri tra gli anni di piombo. Tanto che il PCI, guidato da Berlinguer, e il sindacato presero definitivamente le distanze dalla lotta polita extraparlamentare ed invitarono gli scritti a vigilare contro il terrorismo. Così fece Guido Rossa.

Guido Rossa



Presso la macchinetta del caffè dello stabilimento Italsider vennero spesso depositati volantini delle Brigate Rosse. Guido cominciò allora a sospettare di Francesco Berardi, addetto alla distribuzione delle bolle di consegna, notato più volte nelle vicinanze del distributore. Quando il 25 ottobre 1978 gli operai della fabbrica trovarono una copia dell’ultima risoluzione strategica brigatista, Rossa notò uno strano rigonfiamento sotto la giacca del collega Berardi. Prese quindi la coraggiosa decisione di segnalare il fatto negli uffici della vigilanza aziendale. Quando l’armadietto di Berardi venne aperto furono ritrovati diversi documenti brigatisti, volantini e fogli con targhe d’auto appuntate. Francesco Berardi, trattenuto dalla vigilanza in attesa dei carabinieri, si dichiarò prigioniero politico. Guido Rossa testimonierà al processo che vedrà Berardi condannato a quattro anni e mezzo di reclusione.  Il sindacato, temendo una ripercussione contro Rossa, gli offrì per un breve periodo una scorta, formata da operai volontari dell’Italsadier. Sarà poi lo stesso Rossa a rinunciare alla scorta.

L’omicidio

La denuncia di Guido contro un brigatista infiltrato fu la prima dalla formazione delle BR e non poteva quindi restare impunita. Così, all’alba del 24 gennaio 1979,tre uomini delle brigate uccisero Guido Rossa, prima che questi potesse raggiungere la sua Fiat 850. Ad ucciderlo furono Vincenzo Guagliardo, Riccardo Dura e Lorenzo Carpi. Di quest’ultimo si sono poi perse le tracce.  All’omicidio seguì una forte reazione da parte di partiti, sindacati e della società civile, in particolare dall’ala comunista. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini partecipò con altre 250 000 persone al funerale. Al termine di questo Pertini volle incontrare i camalli (gli scaricatori del porto di Genova, ndr), informato che tra questi c’erano molti simpatizzanti del gruppo terrorista. Pertini una volta raggiunta l’assemblea pronunciò con voce ferma:

Non vi parla il Presidente della Repubblica, vi parla il compagno Pertini. Io le Brigate Rosse le ho conosciute: hanno combattuto con me contro i fascisti, non contro i democratici. Vergogna!

Il ricordo del Presidente Mattarella

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla sua quinta visita a Genova, è stato accolto all’aeroporto dalla prefetto Fiamma Spena, dal governatore Giovanni Toti e dal sindaco Marco Bucci. Presenti poi esponenti del sindacato e delle autorità militari e civili.





Il Presidente ha posto una corona di fiori sotto la targa in memoria del sindacalista ucciso. Nel capannone dell’ex Italsider ha poi pronunciato un lungo discorso in ricordo di Guido Rossa per commemorare il quarantesimo anniversario della sua tragica morte. Dal discorso di Mattarella:

 Onoriamo oggi un uomo, un lavoratore, un militante politico e un delegato sindacale che di fronte alle forze oscure ebbe la forza di reagire e resistere. Il terrorismo è un attacco vile alle persone, alle loro idee e alle istituzioni. Guido Rossa non indugiò e seppe cosa fare anche per gli altri.

Emanuela Ceccarelli

 

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