Gusci. Una storia d’amore e guarigione. Un viaggio dentro sé stessi

Gusci è un libro materico.

Liste della spesa, il rito dell’acquisto quotidiano degli alimenti, il rapporto col cibo, il corpo. Gusci è un percorso che, nella sua concretezza, evapora nell’inafferrabilità delle emozioni. Anche gli abiti rimasti nell’armadio, spesso, ricordano alla protagonista delle sue ferite.
Una relazione finita bruscamente, dieci anni insieme, una proposta di matrimonio e, all’improvviso, più nulla.

Vorrei vivere in un mondo in cui almeno i calzini restano in coppia




Così dice Ruth. Invece no, ne trova uno solo tra la biancheria, il compagno svanito nel nulla. Un viaggio nell’animo di una donna che fa del proprio meglio per affrontare la fine di una storia, ma la cui fatica più grande, in realtà, è ammettere di non essere ancora riuscita a trovare la propria identità. È un’adulta, ha una casa, un lavoro, ma è invisibile. I suoi ricordi sono quelli di chi li ha condivisi con lei, la sua tecnica durante le discussioni è la resistenza passiva… la protagonista di Gusci ha sempre vissuto nel riflesso altrui.

La lettura è fluida, il tono è intimo ma mai pesante.

Il viaggio interiore lascia poi il posto, di tanto in tanto, alla realtà. Qualche volta, per spiegare meglio al lettore la storia di Ruth, occorre cambiare interlocutore, passare dal presente al passato, dalla voce dell’anima allo slang delle chat. Questi passaggi stupiscono ma non stonano, a testimonianza del fatto che, i gusci della Franchini, sono abbastanza resistenti da proteggere il loro prezioso contenuto.

La toscana Livia Franchini è autrice, traduttrice e insegnante alla Goldsmiths University e al City Literature Institute.

Trasferitasi giovanissima nel Regno Unito, nel 2019 vi ha pubblicato Gusci, arrivato questa primavera in Italia con Mondadori. The Guardian ha definito il libro «non convenzionale, scomodo e fresco». Il testo lascia trasparire l’anima italo britannica dell’autrice, che
di sé stessa ha detto:

mi sento come una ventriloqua, come se un’altra lingua mi abbia dato un altro modo di guardare le cose.


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Mariarosaria Clemente

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