Henrietta Harris e lo smarrimento in un bicchier d’acqua

Un caffè, un té, una tisana. Un po’ di miele o dello zucchero, un cucchiaino per mescolare ed ecco che l’immagine riflessa dentro il cerchio perfetto della tazza che distrattamente stavamo proiettando va in frantumi.

Henrietta Harris (Nuova Zelanda) ritrae l’atto di perdizione di Narciso davanti al suo riflesso sul lago. Laddove i nuovi Narcisi siamo noi, ferocissimi vanesi da specchio virtuale, ai quali basta poco, un piccolo tocco, uno spostamento lieve per perdere l’orientamento fuori ma soprattutto dentro di noi.

henrietta harris
Wallace Awards,
henriettaharris.com

Sul sito potete trovare diversi ritratti di persone con particolari innesti paesaggistici che donano loro un tocco di surreale. Ma quelli che più hanno colpito la mia attenzione sono quelli che definirei “dentro un bicchier d’acqua”. I volti spezzati e sovrapposti a se stessi, dalle linee marcate e sinuose proprio come dentro un liquido, sembrano il riflesso di chi osserva ed erroneamente sbilancia l’equilibro focale vibrando o muovendosi un poco.

E così come Narciso si dispera nel non trovare più il se stesso tanto amato e desiderato, così anche i volti ritratti sembrano a volte perplessi, a volte turbati, a volte indecisi. Come se chiedessero “cos’è successo?”“perché l’hai fatto”, e in generale riscontrassero la grossa difficoltà di non trovarsi più come si erano lasciati l’ultima volta che si erano guardati dentro.

Che è quello che succede ogni volta anche a noi. In questo mondo così liquido in cui tutto fluisce in maniera repentina e senza intasi ma con tante, tante, fuggevoli distrazioni, questi piccoli fotogrammi di Henrietta Harris sembrano ritrarre furtivamente quello che siamo dentro: liquidi e persi.

Molti titoli dei ritratti portano semplicemente dei nomi, probabilmente quelli veri dei soggetti. Ma chissà che cosa avranno pensato quando, pensando magari di essere ritratti regolarmente, si sono ritrovati invece spezzati e fluidi?

henrietta harris
Maxi
henriettaharris.com

Mi piace pensare che in realtà si siano riconosciuti ancora di più.

Perché la mano ferma, precisa e vagamente fumettistica con i suoi acquerelli definiti di Henrietta Harris ritrae qualcosa che ci appartiene anche se non sempre è semplice definirla: la liquidità. Questo essere nostro così labile tra un cambiamento e l’altro che ci stravolge e si storpia con la pacatezza dell’acqua che scorre e che argina ogni ostacolo pur di proseguire il suo percorso.

E noi restiamo sempre un po’ così, come questi ritratti: un po’ pensosi, inermi, senza il nostro Narciso da nutrire con futilità che ci portiamo dentro, ché il riflesso è stato spezzato da un tocco leggero.

Henrietta Harris imprime su foglio quell’istante preciso, lasciandoci così,
come acqua in un bicchiere.

Gea Di Bella

 

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