H&M: cade la “mascherina” del fast fashion

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Di Leoluca Armigero


Cade la “mascherina” del fast fashion targato H&M e all’insegna del capitalismo più sfrenato ci si equipaggia per la crisi coronavirus


La cosa divertente di questo CoVid-19 è che alcune multinazionali stanno finalmente mostrando al mondo la propria vera natura: spalle al muro per la chiusura forzata, non hanno più il margine che gli serve per fingere un approccio sentimentale verso il proprio “capitale umano”. Penso ad H&M, ad esempio, la cui struttura gerarchica ci offre l’opportunità di comprendere i perversi meccanismi del capitalismo più sfrenato, molto meglio di quanto riusciremmo a fare avendo studiato vita e opere di Max Weber. Varrebbe la pena di inserire Sociologia nei programmi di studio ministeriali solo per questo, perché tutti possano riuscire a leggere quelle dinamiche di finto potere proprie di chi “divide et impera”: manager su manager, anche dell’aria che respiri. Un controllo reciproco asfissiante, una rocambolesca scalata al milione, una fumosa illusione di crescere professionalmente. Ma il più importante è ben lontano dalla cima della piramide: guadagna 2mila euro al mese. Il singolo negozio invece, il più piccolo, incassa 10mila euro nei giorni meno fortunati.

Parliamo di un’azienda con un fatturato di circa 25 miliardi che, preso atto dell’emergenza Coronavirus, si rivolge candidamente ai propri dipendenti, al chiuso di un sito a cui puoi accedere solo se lavori per loro, che privilegio! O forse dovremmo dire “che vantaggio!”, poter annunciare un taglio eludendo le critiche dei giornali e riducendo così al minimo il danno di immagine. Si rivolge ai propri dipendenti e scrive più o meno così:

“siete belli, siamo una famiglia, ma stiamo rivendendo i costi, e voi siete un costo, quindi preparatevi a fare le valigie”.

Ora, senza entrare nel merito – pieno di luci di propaganda e ombre di verità – sulla produzione degli abiti nel sud-est asiatico, sul rispetto dei diritti dei lavoratori, sulle campagne di greenwashing, rainbow washing e qualsiasi-cosa-washing come fondotinta scadente sul brufolo del profitto, che il fast fashion fosse un ricatto infame lo sapevamo già. Ma che si arrivasse in maniera tanto sfacciata a donare dispositivi per gli ospedali con una mano e licenziare i propri dipendenti con l’altra, lascia sorpresi perfino i meno ingenui. Se avessimo osservato dunque, alla fine di questo interminabile periodo di contemplazione del presente, avremo imparato una cosa molto importante. Varcheremo la soglia della fase 2 con una nuova consapevolezza, se saremo riusciti a discernere quelli che si prodigano e che aumentano lo stipendio dei propri dipendenti, da chi sta solo inzuppando il pane nel sugo della tragedia.

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