Hooligans, un altro volto della violenza

Si parla sempre di violenza. Ovunque, sempre, ancora, comunque.

Si delineano i così detti volti del male.

Uomini che odiano le donne, uomini che odiano gli uomini, uomini che odiano, il mondo intero. Odiano tutto.

Sguardi rabbiosi, carichi d’odio. Quando il male va al di la del male stesso, superando quella sottile linea di confine, invisibile, ma palpabile. Raggiunge confini inesplorati dell’animo umano, la disumanità, sfiora l’agghiacciante. Sorrisi beffardi stridono come unghie affilate lasciate scorrere su una lavagna scolastica.

Ornano i volti degli uomini russi. Dei veri machi, forti, addestrati, invincibili.

hooligans

Credo si facciano chiamare Hooligans.

Stonati, aggressivi, in guerra con il mondo; tutto o niente.

Fanatismo, frenesia di comando, una bulimia di potere, che spinge l’essere umano ad una brutalità animalesca, che si conclude in bagni di sangue, e arresti cardiaci.

Girando per l‘Europa non si sa mai a cosa si va incontro, bisogna essere pronti a tutto.

Stiamo vivendo momenti bollenti, arroventati dalla corsa dietro al pallone; gli Europei, e tra soli due anni, già ci prepariamo ai Mondiali 2018.

Può succedere, nel vecchio continente, che entri nello stadio, a metà del pomeriggio, e ti rendi immediatamente conto del rischio che corri; una porticina di emergenza si nasconde alle tue spalle, quasi terrorizzata da ciò che può accadere, invisibile imbuto dell’ingresso alla curva. Inevitabile chiedersi se potrà mai salvarti la pelle.

Ed ecco gli Hooligans, protagonisti indiscussi di queste corse al pallone, e delle strade, dei bar, di questi momenti che, diciamocelo, dovrebbero essere attimi di festa.

Una vergogna disumana, che si colora di volti lividi, tutti uguali, cupi, opachi, come vetri mai lucidati, ma perennemente appannati. Si trascinano dietro i segni di milioni di calci in faccia. Nessuna espressione definita trapela da quelle maschere di gomma, che trasudano di orrore e d’inquietudine. Le mani vigorose prudono, non desiderano altro che picchiare, picchiare e ancora picchiare; finchè il sangue non ricopre come un candido manto nevoso, le strade e le piazze. Finchè il sangue non schizza a fiotti, rumoroso ed invadente, liquido organico che odora di morte.

Il bilancio dei due giorni di guerriglia per le strade di Marsiglia, e nella silenziosa zona di Vieux Port è da brividi; una nuova vergogna da sfoggiare, come una medaglia, per lo Stato francese, ora più che mai in ginocchio. Un nuovo dolore, da mettere in coda a mille altri, che bruciano nei coeurs de la ville lumiere. Un bilancio agghiacciante, ma non inatteso; figlio di tanti altri episodi di violenza, che portano gli stessi volti, gli stessi pugni, gli stessi esiti. Un pericolo che poteva essere evitato, o quanto meno previsto; che svela ancora una volta, una falla colossale nel sistema di sicurezza francese, in vista degli Europei giocati in casa. Sottovalutato a causa dell‘Isis, che preoccupa gli animi, e prosciuga le forze. Questi fatti non possono che fare male, molto male.

Di cosa dobbiamo preoccuparci? Di tutto.

“Violenze inaccettabili, inammissibili, che non si ripeteranno più”.

E intanto accadono continuamente. Scene di quelle guerre che si leggono sui libri di storia, dove le forze dell’ordine sono chiamate a difendere i cittadini, le piazze, le strade, e si ritrovano a temere per la propria pelle.

E’ davvero questo il prezzo di una partita di calcio?

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Oggi parliamo di Hooligans russi, che meritano uno angolino a parte, uno spazio a se. Addestrati militarmente, veri uomini che non lasciano nulla al caso, e non inquinano le loro lucidi menti da alcool scadente. Facce da gang, gente che nella violenza cerca un’identità, un passpartout, una ragione di vita.

Occhi insanguinati, palmi delle mani callosi e colmi d’odio, quell’odio che parla la lingua della polka. Svastiche, braccia tese, teste rasate. Fiumi di rabbia, che scorre come acciaio vivo nelle loro vene; freddo, cristallizzato, ghiacciato. Quando l’adrenalina sale alle stelle, il cervello si annebbia, e lascia al posto a lei. La violenza.

Si leggono oggi, tra le righe di ogni quotidiano, scontri violentissimi, nel centro della città di Marsiglia. Hooligans russi che attaccano tifosi inglesi, lasciandoli a terra agonizzanti, nel giro di pochi minuti. Si volatilizzano, semplicemente scomparendo dal mirino delle forze dell’ordine. Confusi nel caos del momento. Una guerra tra titani, una squadra contro l’altra, uomini a petti nudi, fanatici contro tutto e tutti. 250 russi a caccia d’inglesi, in terra francese. Delinquenti, ex militari, palestrati, uomini falliti, che vedono nella violenza il solo modo per evadere dall’immobilismo delle loro inutili esistenze,

Volti lividi che si rapportano al loro corpo vigoroso, urlando per sentirsi vivi, scontrandosi, battendosi, l’uno contro l’altro, disseminando terrore, per sentire ancora un cuore pulsare nel petto. Un battito cardiaco accelerato, che a colpi di calci e pugni, ne spegne un altro.

A Marsiglia il sole brucia la pelle. La città soffoca in un caldo talmente afoso, da stringere la gola. Fiumi in secca le fauci degli Hooligans, assettati di dolore e sangue. Organizzati, addestratissimi, sbarcati in Francia con il solo obiettivo di battersi, e irrorare d’inutile sangue il territorio marsigliese.

Non è difficile da credere, ma stiamo assistendo alle guerre di chi gioca a fare la guerra, quando i soldatini di piombo si sostituiscono a uomini in carne ed ossa; automi che vivono di brutalità, robot, appartenenti ad una crudele catena di montaggio, che ottusamente non percepisce la vera bellezza della vita.

Questo si nasconde dietro ad una partita di pallone.

Sono volti già visti, da galera, fatti di schiaffi, assemblati a casaccio, dove il naso è talmente gonfio da non sembrare più un naso, reduce di calci e pugni. Pupille dilatate, iniettate d’odio.

Volti di quegli Hooligans, uomini vivi, che sembrano già morti.

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