Hope Gangloff e le imbarazzanti foto da cancellare

Hope Gangloff
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And you’re singing the song, thinking this is the life
and you wake up in the morning and your head feels twice the size
where you gonna go
where you gonna go
where you gonna sleep tonight?

Hope Gangloff, pittrice newyorkese, ritrattista e paesaggista di persone e luoghi comuni, con un tratto comune. Acrilico e inchiostro sulla tela e le foto, dai tagli sbagliati, rubate a momenti sbagliati come fonte di ispirazione, eccola lì.

Hope Gangloff: secoli di arte per arrivare a questo e ciò nonostante, non è poi così male? Ma da che parte devono dirigersi, allora, i critici d’arte? Certi artisti li metteranno davvero in crisi!
Nata a Amityville, New York, Hope Gangloff ha studiato arte alla Cooper Union for the Advancement of Science and Art, ha iniziato la sua carriera in gran stile esibendo le sue opere in molte città degli States e anche in tour in Europa.

Sul suo sito non troverete null’altro che i suoi quadri e i contatti dei manager. Niente di più. Per quanto dispiaccia in questi casi, avendo necessità di trovare qualche cenno biografico per conoscere di più l’artista in questione, in un certo senso è giusto che l’unico modo per approfondire l’opera sia, in effetti, lasciare che questa parli.

Hope Gangloff
hopegangloff.com

Sono per lo più ritratti di persone, i soggetti preferiti da Gangloff: ragazzi e ragazze in attimi di perdizione, meditazione, pausa o, a guardar le facce, in volo sotto effetto di alcool o droghe; i colori freddi e i contorni ben delineati ricordano i corpi nodosi e a tratti cadaverici di Schiele, abbandonati alla loro nudità e fragilità. I volti sempre pallidi e gli occhi arrossati, lo sguardo assente e i colori vividi dalle tonalità gelide danno il senso di un’atmosfera ferma, appena alla fine di qualche incontro -o scontro-, di una festa conclusa, di una serata che volge al termine.

Hope Gangloff
hopegangloff.com

Appare evidente, in una moltitudine di questi quadri, come altro non siano che riproduzioni di fotografie. Questo legame foto-quadro è probabilmente la connessione più affascinante: sono foto spontanee di momenti disparati; quel genere di foto che si scatta quando vuoi conservare il ricordo, poco importa quanto le prestazioni tecniche siano efficienti. Foto troppo esposte, sfocate, mosse, ma raffiguranti un attimo che meritava di essere impresso e così è stato. Una forma di quotidianità che viene valorizzata, fosse anche solo per la scelta di imprimerla per sempre.

Questo è, dunque, quello che questi quadri muovono: il senso di importanza, di valorizzazione di un contesto magari banale, apparentemente insignificante ma che rimane nella memoria. Hope Gangloff decide quale soggetto ritrarre e quanti dettagli aggiungere, il resto lo lascia all’imperfezione del colore: mentre i colori vengono saturati e stravolti, i volti caricati di espressività dal tratto deciso, tutto il resto rimane poco definito, reinventato, tolto o aggiunto. Il risultato è un ritratto di qualcuno in una stanza di linee e tocchi di colore non necessariamente definiti, come dentro un ricordo di cui non si rammentano bene i confini.

Hope Gangloff
hopegangloff.com

Guardando i quadri si può esser quasi certi che non sia proprio quello il colore del pavimento o il dettaglio del divano, però il soggetto principale è lì, distratto, non guarda nell’obiettivo -né in direzione dell’osservatore- e questo rende l’insieme reale e irreale a un tempo.

Moltissimi sono i momenti rubati, dei quali mi immagino le dispute sulle foto da tenere o quelle da cancellare. Ed è questo semplicissimo gesto di farne dei quadri, invece, che li impreziosisce per l’eternità. Lo stile può non piacere, i soggetti possono non trasmettere nulla eppure, questo stesso atto di ritrarli li rende interessanti, come dire che vale sempre il tentativo di vivere il momento per quello che è, di ricordarsi che si è interamente umani anche in momenti imbarazzanti di ebrezze non ben definite e che, in qualche modo, anche così si possono raccontare -e ricordare- storie.

La quotidianità ha in sé tutta l’arte di cui abbiamo bisogno e ritrarla, spesso, ci aiuta quel che basta per rendercene conto. 

 

 

versi a inizio articolo: “This Is The Life”, Amy Mcdonald

Gea Di Bella 

2 Comments
  1. Cribitta says

    Mi piace il suo stile alla Rgon Shiele e il suo modo di scovare l arte in ogni momento del quotidiano

    1. Gea Di Bella says

      Sì è davvero molto affascinante 🙂

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