Horus, il dio vendicatore egizio: una storia tra leggenda e realtà

Nella cultura occidentale i miti e le leggende egizie sono molto meno conosciute di quelle greche. Ciò non vale per il culto di Horus.

Greci e romani sono stati i padri fondatori della nostra dottrina, eppure l’antico Egitto è talmente affascinante, da risultare incantatore. La cosmogonia egizia, inoltre, è particolarmente complessa e di difficile interpretazione. Ciò nonostante molti conoscono la figura del dio Horus, senza essere probabilmente al corrente delle sue origini.

Innanzitutto, la figura di Horus è di per sé davvero problematica. Molte sono le interpretazioni e le varianti sul mito, a seconda delle diverse epoche storiche. Ciò che è certo, è che Horus è il dio falco, il dio del sole e della luna, colui che porta ordine al cosmo. 




Secondo l’interpretazione più diffusa, seguita anche da Plutarco, Horus è il figlio di Osiride e Iside. Seth, il dio della guerra, invidioso del dominio di suo fratello Osiride sulla terra, decide di ucciderlo e di smembrare il suo corpo, spargendo i pezzi per tutto l’Egitto. Iside, disperata, vaga alla ricerca dei resti del suo sposo, così da poterlo assemblare nuovamente e resuscitarlo temporaneamente, in modo da concepire un figlio: Horus, legittimo erede al trono d’Egitto.

Il bambino, nato in gran segreto, viene cresciuto tra paludi di papiro. Iside utilizza tutte le sue arti magiche per nascondere suo figlio e proteggerlo da Seth, l’usurpatore, fino a quando non sarebbe stato abbastanza grande da poter vendicare suo padre.

A questo punto la leggenda si complica, il mito diventa fosco, confusionario. Secondo il libro dei morti, il testo funerario egizio, Horus è percepito come l’identificazione del faraone stesso, il reggente d’Egitto per eccellenza. Il dio in terra. In ogni caso, la lotta tra Horus e Seth dura otto lunghi anni. La loro disputa riflette l’importanza delle due divinità nel culto egizio.

Si dice che, in origine, il dio Ra fosse il giudice della disputa per il trono e che avesse diviso il territorio d’Egitto tra i due contendenti: l’Alto Egitto sarebbe spettato a Seth, il Basso Egitto a Horus. In ogni caso, le due divinità continuano a contendersi il predominio, cercando di superarsi l’un l’altro per potenza e astuzia. Nel corso della battaglia, la magia di Iside continua a proteggere suo figlio che, nonostante tutto, perde l’occhio sinistro.

A quel punto, l’occhio lunare, o udjat, diventa un potente amuleto, un immagine che simboleggia la purificazione, la regalità, la forza, la protezione. 
Seth, poi, tenta di usare violenza fisica sul nipote, che però riesce a scamparla, evirando pubblicamente suo zio. Nei Testi delle Piramidi, infatti, è scritto:

Horus è caduto a causa del suo occhio, Seth soffre per i suoi testicoli. (§.594a)
Horus è caduto a causa del suo occhio, il Toro è fuggito per i suoi testicoli. (§.418a)




La leggenda di Horus, il dio sole che decide di vendicare suo padre, restando sulla terra per reclamare il trono d’Egitto, è di per sé particolarmente poetica. Horus e Seth sono l’incarnazione degli opposti, del bene e del male, del buio e della luce, dell’ordine e del caos. Quella di Horus è la vittoria sul caos per ristabilire l’ordine cosmico. Inoltre, secondo gli antichi egizi, il regno poteva prosperare solo ed esclusivamente se le due divinità erano in armonia.

E’ così difficile seguire tutte le distinzioni, i ruoli, i poteri del dio Horus che lo storico Jimmy Dunn ha sottolineato che è quasi impossibile distinguere tutte le raffigurazioni del dio e che forse “Horus” è una parola che identifica un gran numero di divinità falco.

In ogni caso, Horus, il “distante”, il vendicatore, il legittimo erede al trono, è tra le divinità più acclamate, conosciute e venerate di tutta la cosmogonia egiziana. A distanza di secoli e secoli, ancora oggi, è possibile percepire la sua influenza sulla cultura odierna. L’udjat, infatti, è diventato uno dei simboli della cultura egiziana tra i più famosi e replicati.

Quella stessa storia, così poco conosciuta, così complessa e così varia, continua a influenzare anche a distanza di secoli.

Antonia Galise

 

 

 

 

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