I 10 momenti politicamente più imbarazzanti di questo 2020 in pandemia

Che cliché le classifiche di fine anno. Che cosa grama il bilancio malinconico di questo 2020.  Ma questa non è una classifica, né tanto meno qualcosa di malinconico. E’ forse più qualcosa di tragicomico, per coerenza con questi 12 mesi. Qui a Ultima Voce abbiamo infatti stilato una classifica del tutto arbitraria sui 10 momenti politicamente più imbarazzanti di questo 2020, che saranno pure un cliché, ma non avremmo potuto certo nasconderli in fondo al cassetto, come quei cofanetti Tesori d’Oriente che abbiamo ricevuto in regalo a Natale. Eccole qui, quindi, le perle di questa fantozziana annata.



 

10. Zaia che dice di aver visto i cinesi mangiare topi

Il Presidente del Veneto Luca Zaia, premiato dal suo elettorato per l’efficace gestione della pandemia, a febbraio prende di petto la situazione. Sicuro di sé, dei suoi mezzi e, soprattutto, di ciò che i suoi occhi hanno visto, il Governatore si presenta a un’intervista tv, il 28 febbraio. Qui tesse le lodi del suo popolo, particolarmente attento all’igiene. Inspiegabilmente, poi, si inerpica in una trattazione antropologica azzardata, basata sulle presunte abitudini alimentari cinesi.  Dice infatti che “la Cina ha pagato un grande conto di questa epidemia perché comunque li abbiamo visti tutti mangiare i topi vivi”. L’ambasciata cinese in Italia si indigna e Zaia si scusa.



9. Gallera che dice di aver violato le regole “sovrappensiero”

“Oggi 20 chilometri lungo il Naviglio Martesana. La maratona è maestra di vita: stringere i denti e non mollare mai”: a dirlo è Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia e podista nel tempo libero. Peccato che la frase risalga all’inizio di dicembre, quando Milano è in zona arancione ed è vietato uscire per motivi che non siano quelli legati alla stretta necessità. A maggior ragione, è vietato uscire dal Comune di residenza. Nelle foto che Gallera mette sui social come prova delle sue prodezze atletiche, in molti utenti riconoscono il comune di Cernusco sul Naviglio. A chi gli fa notare le regole della zona arancione, risponde “Ero sovrappensiero”. Come nei 10 mesi precedenti, ci viene da dire.



8. Trump che dice di aver vinto le elezioni

Breaking news: il 3 novembre si sono tenute le elezioni presidenziali statunitensi e ha vinto Joe Biden. Il candidato democratico viene proclamato vincitore il 7 di novembre. Da allora, però, Trump e molti dei suoi folkloristici sostenitori continuano a dichiarare che le elezioni sono state una grande truffa ai danni dei repubblicani. Dopo numerosi tweet in cui, con il maiuscolo d’ordinanza, il presidente uscente tuonava “I won the elections”, ora la macchina repubblicana si è messa in moto e sta realizzando sempre più video che punterebbero a dimostrare l’esistenza di brogli. Nel frattempo, però, il collegio elettorale il 14 dicembre ha ratificato l’elezione di Biden.

8 bis: Il comitato di Trump che prenota il posto sbagliato per la conferenza stampa

Sempre il 7 novembre, il comitato di Trump è piena fibrillazione. Le cose stanno sfuggendo di mano e si deve organizzare una conferenza, un incontro, un qualcosa per sfamare la frustrazione dei sostenitori. Ed è così che lo staff repubblicano finisce a parlare in un sobborgo di Philadelphia, tra un’autorimessa e un negozio che vende dvd porno.  L’avvocato di Trump, Rudy Giuliani, tiene la sua surreale arringa davanti al “Four Seasons Total Landscaping”, un negozio di giardinaggio. Probabilmente lo staff intendeva prenotare la ben più prestigiosa location dell’hotel Four Seasons, ma la frenesia elettorale deve aver causato il malinteso. Fatto sta che la conferenza c’è stata, ma è passata in secondo piano, anche perché poche ore dopo è stata dichiarata la vittoria di Biden.

7. Sileri che dice che si possono visitare gli amici solo se sono amici veri

Non che sia sbagliato, eh. Ma è quantomeno stramba o anche solo naif come dichiarazione quella del viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri che, parlando ai microfoni della trasmissione Un Giorno Da Pecora, accenna alla categoria degli amici veri. E’ fine aprile e l’Italia sta facendo i conti con l’ambigua categoria dei congiunti.  “Anche un’amicizia può essere un affetto stabile, come un fidanzato – spiega Sileri – se è considerato un amico vero e non è una scusa. Serve il buonsenso”. Sacrosanto, per carità, ma la dichiarazione ha suscitato ilarità, al solo pensiero delle forze dell’ordine che, al posto di blocco, chiedano conto della veridicità dell’amicizia posta a fondamento dell’autocertificazione.

6. Toninelli che “non ricorda”

“L’allora ministro Salvini non fece mai sbarcare i migranti prima della redistribuzione. Lo fece da solo o ne eravate a conoscenza?”: questa una delle domande dell’avvocato Giulia Bongiorno all’ex ministro Toninelli, sentito durante il processo Gregoretti che vede imputato Matteo Salvini. Risposta di Toninelli: “Non ne ho contezza”. Prosegue la Bongiorno: “E i decreti sicurezza li ricorda?”. Risposta:  “Ricordo il principio”. E ancora: “Ricorda i tweet scritti da lei: non li faremo sbarcare?”. Toninelli: “Non ricordo ma potrei averlo scritto. È dibattito politico, non giuridico”. Niente: se non ricorda non ricorda.

5. Salvini che querela Ilaria Cucchi

“Io e Matteo Salvini siamo stati citati davanti al tribunale di Milano il 23 febbraio alle ore 14. Io come indagata e lui come ‘persona offesa’”. Lo scrive Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, sulla propria pagina Facebook il 23 dicembre. Salvini avrebbe querelato la sorella di Stefano Cucchi, perché quest’ultima definì il senatore uno sciacallo, in risposta alle sue parole a commento della sentenza che condannava a 10 anni i carabinieri ritenuti responsabili della morte di Stefano. La Procura di Milano ha già chiesto l’archiviazione, ma Ilaria Cucchi ha detto di essere pronta ad affrontare il processo a testa alta. Lei, ai processi a testa alta, ci è abituata, al contrario di Salvini, evidentemente.

4. I parlamentari che hanno chiesto i 600 euro

E’ più o meno il 10 agosto, quando sui giornali si fa spazio la notizia riferita ad alcuni parlamentari che hanno avuto l’ardire di richiedere i 600 euro destinati dal Governo ai professionisti messi economicamente in ginocchio dalla pandemia. Alla fine a beneficiarne sono stati in 3 e, ovviamente, adducendo l’antico adagio della disattenzione del commercialista. La classe politica si divide in due: se da una parte ci sono quelli che chiedevano a gran voce i nomi degli approfittatori, dall’altra c’è chi denuncia l’utilizzo barbarico di dati privati, passati misteriosamente dai corridoi dell’INPS alle redazioni giornalistiche.

3. Renzi che dice “Se i morti di Bergamo e Brescia potessero parlare”

E’ il 30 aprile, siamo in Senato e si sta discutendo dell’appoggio al governo Conte. Matteo Renzi prende la parola e con un passaggio quantomeno malriuscito chiede: “Perché non ci facciamo carico di una riapertura graduale e in sicurezza? Il Coronavirus – aggiunge – è una bestia terribile che ha fatto 30 mila morti nel modo più vigliacco, ma noi non siamo dalla parte del Coronavirus quando diciamo di riaprire, pensiamo di onorare quei morti. La gente di Bergamo e Brescia che non c’è più, se potesse parlare ci direbbe ‘ripartite anche per noi‘”. In molti, nei giorni successivi accusano il senatore di strumentalizzare la tragedia di migliaia di famiglie per degli scopi politici. Il leader di Italia Viva è poi tornato sulla questione tramite i suoi canali social e ha corretto il tiro delle sue affermazioni.

2. Beppe Sala che dice varie cose

Da questa classifica, vi sarete accorti, abbiamo volutamente escluso tutte le dichiarazioni poi invecchiate malissimo relative al “E’ solo un’influenza” e alla retorica che, nel mese di febbraio, colpevolizzava i prudenti e le chiusure. Per tutte le citazioni di questo calibro, ci vorrebbe un libro a parte, ma sarebbe ingiusto: in molti hanno sbagliato, a causa del clima generico di confusione alimentato dal dover accettare l’esplosione di una pandemia nel 2020. Il sindaco di Milano Beppe Sala, però, non si è limitato a queste: a maggio, quando si parla delle riaperture per favorire la stagione turistica e delle legittime preoccupazioni di regioni come la Sardegna, il primo cittadino meneghino si scaglia contro le limitazioni. Tuona infatti: “Quando deciderò dove passare una vacanza me ne ricorderò”. Ma non è finita qui. Il 19 giugno, poi, esorta i concittadini a “tornare a lavorare”. In molti  sono perplessi: Sala tira in mezzo l’effetto grotta, collegando implicitamente il concetto del telelavoro a un presunto sospetto di cazzeggio. Tutti d’accordo, per carità sul problema di Milano e dell’assenza fisica di studenti e lavoratori, che non riempiono più ristoranti e bar in pausa pranzo. La frase del sindaco, però, risulta infelice per i molti pendolari che, in quei mesi, stanno tentando di tenere sotto lo stesso tetto un ufficio, una scuola e una mensa.

1. Gallera che spiega che per essere contagiati bisogna incontrare due infetti

Come gli artisti che compaiono due volte nelle prime dieci posizioni delle classiche musicali, l’assessore Giulio Gallera è il Bob Dylan della gaffe. E’ fine maggio, Gallera sta tenendo una conferenza stampa sull’andamento del virus in Lombardia: sta dicendo che i dati sono confortanti e che la situazione è in miglioramento. Ma a un certo punto, scivola su una buccia di banana che si chiama indice Rt e che, abbiamo imparato, va fatto spiegare a quelli bravi. Gallera infatti si improvvisa infettivologo e si addentra in un ginepraio statistico basato sulla frase: “0,51 cosa vuol dire? Vuol dire che per infettare me bisogna trovare due persone nello stesso momento infette perché è a 0,50. E questo vuol dire che non è così semplice trovare due persone infette per infettare me””. Et voilà, il danno è fatto.

Elisa Ghidini

 

 

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