I barbechas tunisini, i volontari (precari) che fanno riciclare la plastica

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Pulire le strade dai rifiuti e dalla spazzatura non è compito solo degli operatori ecologici. Ci sono luoghi dove normali cittadini si prendono l’onere a tutto vantaggio dell’ambiente. Si chiamano barbechas e vivono in Tunisia. Si guadagnano da vivere raccogliendo rifiuti di plastica, cartoni e qualsiasi altro rifiuto trovato per la strada, e vendono il tutto alle industrie del riciclo.




Il loro lavoro non viene valorizzato, considerando che passano tutto il giorno a raccogliere rifiuti, dalla mattina alla sera tardi, portandosi i figli tra i bidoni della spazzatura; tra l’altro, si svegliano presto per anticipare il lavoro del Comune che passa a svuotare i bidoni. E il lavoro non si svolge solo sulle strade ma anche sulle spiagge, dove il lavoro è ancora più duro, per il caldo e per il numero di bottiglie lasciate dai turisti e dai residenti.

I rischi per i barbechas

Rischiano anche di farsi male, nella spazzatura si trovano oggetti contundenti, siringhe, pezzi di vetro, anche perché i rifiuti non vengono differenziati; non hanno assicurazione e vengono sottopagati. Considerando l’importanza del loro lavoro, del contributo che danno nel riciclo dei rifiuti, andrebbero incentivati e aiutati non solo nelle condizioni ma anche economicamente.

Per fortuna le persone del luogo cominciano ad apprezzare i loro sforzi e provano ad aiutarli, raccogliendo i rifiuti plastici e lasciandoli vicino ai cassonetti oppure consegnandoli direttamente ai barbechas quando passano per i quartieri.

Un problema serio

In Tunisia l’inquinamento da plastica è un problema serio. Molti prodotti vengono venduti in imballi di plastica, che poi si buttano via. Di conseguenza, il lavoro dei barbechas aiuta a ridurre la percentuale di inquinamento da plastica e contribuisce a tenere pulito il mare e le spiagge.

L’iniziativa Rifiuti Zero

In occasione della Giornata mondiale del riciclaggio che si celebra il 18 marzo di ogni anno, il collettivo “Tunisian Zero Waste” ha lanciato una campagna nazionale chiamata “Tunisia senza rifiuti”; di recente creazione, il collettivo “Tunisian Zero Waste” raggruppa cittadini, personalità pubbliche, esperti e associazioni che si battono per la salvaguardia dell’ambiente e il miglioramento della qualità della vita, attraverso la promozione del concetto Rifiuti Zero in Tunisia.

L’inquinamento da plastica in Tunisia

La Tunisia resta il quarto più grande consumatore di prodotti di plastica pro capite nella regione del Mediterraneo, secondo un rapporto del World Wildlife Fund (Wwf) intitolato “Stopping the Plastic Torrent”, pubblicato nel 2019. Secondo questo rapporto, l’economia tunisina perde circa 20 milioni di dollari all’anno a causa dell’inquinamento da plastica. Questi rifiuti interessano principalmente i settori del turismo, della navigazione e della pesca. La Tunisia disperde ogni anno nell’ambiente 0,08 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ovvero il 20% del totale dei rifiuti di plastica gettati nel Mediterraneo.

Con questi numeri alla mano, sarebbe quasi opportuno che i cittadini diventassero tutti dei barbechas, con il benestare del governo, magari pagati adeguatamente e con maggiori tutele.

Marta Fresolone

 

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