I bouquinistes di Parigi rischiano di scomparire a causa della pandemia

I bouquinistes di Parigi offrono da secoli la combinazione perfetta agli amanti dei libri e delle passeggiate. Nonostante la lunga tradizione alle loro spalle, i librai ambulanti e le loro tipiche boîtes verdi rischiano oggi di scomparire a causa della pandemia.

Dove trovare i bouquinistes di Parigi

Specialmente nelle belle giornate di sole, frotte di turisti e di parigini affollano le banchine del Lungosenna. Tra un’occhiata al maestoso complesso del Louvre e ammirando i ponti della città, ci si imbatte nelle tipiche bancarelle verdi dei bouquinistes di Parigi. È facile essere conquistati dall’atmosfera antica e sognante che si diffonde da questi luoghi così caratteristici della capitale. La scelta non manca: ci sono 227 stand che si susseguono per quasi tre chilometri proponendo volumi, stampe, cartoline, ma anche souvenirs di vario genere.

Questo scenario da cartolina rischia però di dissolversi a causa della pandemia e delle misure sanitarie che stanno mettendo i bouquinistes di Parigi in serie difficoltà.

In particolare, sono le restrizioni sul turismo che penalizzano le vendite dei librai della Senna. Negli ultimi anni infatti, il settore si teneva in vita proprio grazie ai visitatori che probabilmente consideravano l’acquisto di un libro sul lungofiume parte della loro esperienza parigina.

Un settore in crisi

La pandemia, in realtà, rischia di dare soltanto il colpo di grazia ad un settore già in crisi da anni. Il numero dei lettori in Francia è infatti sempre più ridotto. A questo si aggiunge il fatto che, con l’esplosione di Amazon e altri siti di acquisti online, i bouquinistes di Parigi hanno visto calare drasticamente le loro vendite. Eppure i librai hanno cercato di reagire anche a questo nuovo tipo di concorrenza. Uno di loro, David Nosek, ha infatti fondato il sito bouquinistesdeparis.com. Qui è possibile trovare e acquistare da ogni parte del mondo i volumi proposti dai bouquinistes di Parigi. L’iniziativa purtroppo non ha avuto il successo sperato, anche a causa dell’età media dei librai che faticano a gestire il commercio online, nonostante anni di esperienza nella vendita in strada.

La storia dei bouquinistes di Parigi

Eppure la tradizione dei bouquinistes di Parigi è lunga di secoli e nel corso del tempo hanno saputo superare diverse crisi. Le origini delle caratteristiche bancarelle risalgono probabilmente al Duecento. Una volta all’anno l’Università di Parigi autorizzava la vendita di manoscritti originali in quelle che assomigliavano a delle edicole ambulanti. Alla fine del Cinquecento questa pratica si consolidò grazie all’idea dei venditori di trasportare i volumi nelle tasche dei loro cappotti, in scatole e carretti di legno mobili. Si trattava per lo più di libri vecchi o di seconda mano (in francese bouquin, da cui deriva il termine bouquinistes).

Il primo luogo associato ai bouquinistes di Parigi è il Pont Neuf, costruito nel 1607, le cui dimensioni consentivano facilmente ai librai di disporre la propria merce. Nel 1649 l’ordinanza emanata trent’anni prima che consentiva la vendita agli ambulanti fu revocata. Da quel momento, la polizia iniziò a sequestrare i volumi dei bouquinistes che, secondo le autorità, stavano portando la stampa e le librerie al degrado.
Tuttavia, le bancarelle continuavano a spuntare sulle banchine del lungofiume e a proporre ogni tipo di oggetto (libri compresi).

Contro la censura e le autorità

Il problema delle autorità con i bouquinistes di Parigi era legato al controllo che volevano esercitare sui libri in vendita. Soprattutto nei primi decenni del Settecento, quando gli scritti rivoluzionari, i pamphlet e i testi di contestazione cominciarono a circolare ampiamente. Più volte nel corso di questo secolo vennero proclamate leggi per proibire le bancarelle e stabilire l’incarcerazione di chi avesse infranto il divieto. I bouquinistes di Parigi continuarono però la loro attività, sostenuti attivamente anche dalla popolazione.

La censura si allentò in seguito alla Rivoluzione e nell’Ottocento le bancarelle delle banchine della Senna diventarono luoghi fondamentali per scrittori, studenti o flâneurs che amavano passeggiare sfogliando libri e conversando tra di loro e con i librai. Nel 1866 i bouquinistes di Parigi furono nuovamente minacciati dal grande piano di ristrutturazione architettonica ideato dal Barone Haussemann. Ancora una volta i librai non erano disposti a cedere. Un loro rappresentante legale riuscì a rivolgersi a Napoleone III in persona per convincerlo a concedere ai venditori il permesso di esercitare la loro storica professione.

Successi e sfide dei bouquinistes di Parigi

Le tipiche boîtes (letteralmente: scatole) dei bouquinistes di Parigi vennero ufficialmente regolamentate nel 1891, grazie ad una legge che permise ai venditori di lasciare la loro merce sulle banchine anche durante la notte. Nel Novecento si stabilì un unico colore per tutte le boîtes, il verde, per richiamare la tinta della prima metropolitana.
Il traguardo più recente è quello raggiunto nel 2019. L’associazione dei bouquinistes di Parigi ha ottenuto l’iscrizione al Patrimonio culturale immateriale francese e sta già lavorando per accedere anche al Patrimonio dell’Unesco.

Dopo secoli di battaglie combattute con tenacia per affermare la loro presenza, i bouquinistes di Parigi continuano a lottare per preservare una realtà tradizionale apprezzata da cittadini e turisti.

Oltre all’attività culturale, i bouquinistes hanno anche contribuito a forgiare l’immagine della capitale francese e a mantenere attivo un commercio “lento”, basato sul gusto della curiosità e del contatto umano.

La storia di questi librai di strada fa sperare che le gravi difficoltà che stanno vivendo in questi mesi siano solo una battuta d’arresto temporanea.

 

Giulia Della Michelina

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