I Cinque Stelle di Casaleggio : partito, setta o azienda?

Davide Casaleggio e le sue iniziative interrogano la reale natura del MoVimento

Sum #01 è il titolo del convegno (si deve dire kermesse ?) organizzato lo scorso 8 aprile da Casaleggio&associati per commemorare il fondatore, Gianroberto, a un anno dalla scomparsa.

Davide Casaleggio sul palco di Ivrea
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Sum #01 è il titolo del convegno (si deve dire kermesse?) organizzato lo scorso 8 aprile da Casaleggio&associati per commemorare il fondatore, Gianroberto, a un anno dalla scomparsa.

L’evento si è tenuto ad Ivrea, nella ex fabbrica Olivetti : davvero un luogo mitico per il nostro Paese.

Casaleggio
Davide Casaleggio sul palco di Ivrea

In quella fabbrica Adriano Olivetti cercò di realizzare l’utopia dell’incontro fra tecnologia ed umanesimo.
E fra economia e politica.
E in definitiva, l’evoluzione verso una società interclassista.

Proprio alla Olivetti, ben dopo la misteriosa e tragica scomparsa del fondatore nel 1960, lavorò poi Gianroberto Casaleggio, informatico poi dedicatosi alla politica e alle profezie.

E nello stesso luogo, ora non più fabbrica ma auditorium universitario, Davide Casaleggio jr ha organizzato questo Sum #01, quale occasione in cui il MoVimento 5 stelle intende passare “dalla protesta alla proposta”.
O quantomeno, presentarsi come in transizione fra le due fasi.

La dinastia dei Casaleggio

Insomma, di patriarca in padre in figlio, di fondatore in fondatore, circola un’aria epica e dinastica, anzi mitologica in tutta questa situazione.

Il Mito – che come spiegava Joseph Campbell fra gli altri, s’incarna ad ogni angolo di strada – in occasione di Sum#01 sembra scrivere tutta la sceneggiatura – e la scenografia.

Anche il titolo, fra il futuristico e l’esoterico, segna il definitivo passaggio della pur stantìa politica italiana verso territori diversi.

Quindi, si potrebbe affrontare questa convention da vari punti di vista, ma qui preferiamo privilegiare questo : il Mito.

Perché poi tutto riporta al tema consueto e inevitabile: quale forma politica e quali scelte per le nostre società sono più adatte per risolvere i problemi che interessano il mondo?

Politica e futurologia

“Niente politica, qui si parla di futuro” – è la dichiarazione attribuita a Casaleggio.

D’altronde, il titolo completo dell’evento recita “Capire il futuro”.
La tecnologia e i relativi scenari.

I diversi relatori e intervenuti, insomma gli esperti, hanno sviluppato diverse tematiche (dal lavoro, col sociologo De Masi, alla giustizia col pm Arditi, all’informazione con Travaglio e Mentana, e via dicendo); i politici sono rimasti seduti ad ascoltare.
Anche Grillo, che andandosene ha evocato Star Trek.

Un’aria di tecnocrazia da romanzo di fantascienza utopica sembrava circolare dappertutto, e d’altronde, per chi conosce sin dalle origini il mondo dei grillini, questa non è una sorpresa.

Alla radice, il movimento è rimasto sempre sospeso fra la pulsione verso la democrazia diretta e tecnocrazia.
Fra l’estremo democratico, peraltro mai esplicitamente affermato da nessun esponente, per cui “tutti votano su tutto” – e l’altro estremo, per cui la parola “va data agli esperti”.

Nel momento in cui Palazzo Chigi non è più una (remota) utopia, e il movimento intende presentarsi sempre più come forza costruttiva e rispettabile/responsabile, l’ago della bilancia oscilla di nuovo verso il polo della tecnocrazia.

E infatti, dalla stanza dei bottoni vediamo emergere proprio Davide, il figlio del fondatore, finora schivo e dedito alla sua attività imprenditoriale-informatica – e a scalare l’Everest.

Gli appelli alla “evoluzione” dell’umanità e alla tecnologia sono la piattaforma, tutta mitopoietica, su cui installare la nuova versione del movimento, in chiave autoritaria?

Non possiamo ancora dirlo, penso, ma i segnali vanno colti e pesati attentamente.

I 5 Stelle fra democrazia e tecnocrazia

Abbiamo qui il paradosso di un movimento politico che riceve attacchi soprattutto in quanto aggredirebbe il principio della competenza come elemento essenziale al funzionamento della democrazia – cioé pretenderebbe di dare agli incompetenti poteri che non meriterebbero.

La risposta, qualora fosse la tecnocrazia, potrebbe spiazzare molti detrattori – o magari rassicurarli, chi lo sa.

Il punto è che la politica, come spiegavano i Greci, non è una vera scienza, o una tecnica nel senso pieno dell’espressione.

Quindi o la si considera sui generis come una tecnica o una professione, oppure semplicemente non la si può contrapporre alla tecnica, al valore della competenza.

L’autogol che compiono coloro che, per delegittimare alla radice tutti i movimenti cosiddetti populisti che oggi sono in ascesa, contrappongono democrazia e oligarchia tecnocratica, sta in questo.

Che svalutando alla radice la democrazia, riducendola a vaga consultazione degli umori delle masse incompetenti, aprono la strada a ogni esito differente.

Dichiarare che si parla di futuro, e non di politica – ma perché, la politica nel futuro non esisterà più? – vuol dire spalancare scenari inquietanti.

Olivetti, la cui azienda inventò il personal computer, non dimentichiamocelo, sognava di coniugare tecnologia e nuova umanità.

L’Utopia della Comunità

La fondazione di Olivetti si chiamava Comunità – e così la sua casa editrice.

Ma la Comunità di cui parlava era tutta da costruire – non era data per scontata. Ciò spiega i progetti che sviluppò l’Olivetti imprenditore-intellettuale.
Rilanciò la cultura umanistica, assunse scrittori impegnati e letterati – anche per curare le campagne pubblicitaria, certo, ma non solo.

Da ebreo, italiano figlio di un ebreo rabbino e imprenditore, il sogno di Olivetti era di creare un ponte fra profezia e utopia.

La convention casaleggiana è iniziata con i video delle apocalittiche (in senso etimologico) sentenze di Casaleggio : profezie, cioè ammonimenti sul fatto che la strada presa dal mondo è sbagliata, e porterà a guerre e catastrofi.

Poi, tanta tecnologia : gli spazzini su Marte, gli esoscheletri ed altre meraviglie.

Utopia: la tecnica che porta benessere e felicità.

Ciò che mancava era l’incontro, il dialogo, fra utopia e profezia; fra umanesimo e tecnica.

Fra Mito e marketing

Dov’è allora il Mito?

Nel fatto che l’asse dei discorsi era collocato fuori da ogni paradigma temporale, fuori dalla storia : come se ciò che accade e che accadrà non fosse questione di scelte che si influenzano a vicenda, ma una risposta ad un copione inevitabile, già determinato.
Qualcosa non tanto da costruire, ma da capire (da prendersi in blocco).
Una matrice…da imparare a gestire, da mandare a mente.
Matrix, oggi e qui, insomma.

Invece la storia, diversamente dalla tecnica, non è destino ma è scelta.

E così ugualmente la politica : chi è che diceva “qui non si fa politica, qui si lavora ” ?

Presentare ogni questione come questione fuori dal tempo, e aldilà di ogni spazio di scelta, accomuna il linguaggio di due tipologie di organizzazione : le sette (millenaristiche), e le aziende col loro marketing e la loro propaganda assertiva.

E se questa retorica si avvale di suggestione tecnologiche, non cambia nulla.

Casaleggio e i 5 Stelle sono chiamati alla prova

Finora molti elementi del grillismo rasentavano la retorica e la sintassi di una setta – e non pochi contenuti, dal complottismo in avanti.

Ma sempre più ci si è resi conto dell’importanza del fatto che, dove non c’è nessuna struttura di partito, una infrastruttura comunque c’è eccome : quella implementata, a livello informatico ma non solo, dalla Casaleggio&associati.

Casaleggio era comparso in tv (l’aborrita tv! Che però è stata ciò da cui nasce tutto il grillismo,coi “discorsi alla nazione” su Telepiù, e anche come reazione alla mediacrazia berlusconiana) la sera prima.
Una intervista a casa Gruber su La7, oggetto di polemiche perché non era presente nessun antagonista del movimento grillino.

Ma quel conta è che, nell’occasione, non è che il buon Davide abbia fatto una gran figura : fosse per la timidezza, fosse per una genuina ritrosia a far bella figura, fosse per la tenacia nel non scoprire le proprie carte elettorali rispondendo a domande scomode, o fosse per limiti culturali, Davide Casaleggio è sembrato l’informatico medio che abbozza discorsi sui massimi sistemi.

E la convention di Ivrea, dalle cronache ricorda più un evento aziendale che qualsiasi altra cosa.

Forse Davide Casaleggio non è il manager nevrastenico e dal misticismo cialtrone di “Licenziare zen” interpretato da Walter Fontana in una serie di Mai dire Goal.

Però la domanda nasce spontanea : che cosa (ci) vuole vendere la Casaleggio&associati?

ALESSIO ESPOSITO

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