I mezzi pubblici di Berlino costeranno solo 1 euro al giorno

La svolta verde della capitale tedesca che punta tutto su un trasporto pubblico più efficiente e meno costoso. L’Italia resta indietro.

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Mentre in Italia l’emergenza climatica e il livello di qualità della vita continuano ad avere impatto zero su governanti ed opinione pubblica, il resto d’Europa investe sui mezzi pubblici per ridurre il traffico.

L’ultima novità arriva da Berlino dove il sindaco Spd Michael Müller ha scelto per la città il “modello Vienna“. La capitale austriaca è stata infatti la prima ad introdurre l’abbonamento annuale a 365 euro: 1 euro al giorno per muoversi con i mezzi pubblici. La riduzione del prezzo ha permesso di mantenere comunque una rete efficiente, estesa in tutta la città, funzionante anche nelle ore notturne.

Attualmente l’abbonamento annuale a Berlino costa 760 euro. Secondo le stime il suo dimezzamento porterà alla città 100 milioni in meno di incassi nei primi due anni. Questo deficit di guadagni verrà finanziato dalla Repubblica Federale, che vuole far rientrare la Germania negli standard dell’UE per l’inquinamento. L’idea iniziale di Michael Müller era in realtà quella di un trasporto pubblico totalmente gratuito, ma per le finanze di Berlino non sarebbe stato sostenibile. La misura rappresenta comunque un passo importante per la città e per l’intera nazione che ha votato i Verdi alle europee. 

Anche Berlino cerca di entrare nella green zone europea. Oslo è già capitale verde d’Europa e con il suo progetto eliminerà definitivamente l’uso dell’auto nella città. Tra le aeree verdi ci sarà anche il Lussemburgo che ha addirittura proposto entro il 2020 mezzi pubblici gratuiti in tutto lo Stato.  

La qualità della vita è strettamente legata alla qualità dell’aria. Per questo limitare l’uso di auto private a favore dei trasporti pubblici è di fondamentale importanza. Michael Müller ha dichiarato:



Se voglio incentivare sul serio i residenti a utilizzare i mezzi pubblici, devo far loro la migliore offerta possibile

Il compito del sindaco Spd è prima di tutto quello di potenziare le infrastrutture a disposizione dell’azienda di trasporti e di incentivare il loro ampliamento, in modo da riuscire ad affrontare l’aumento di passeggeri previsto.  I Verdi hanno ricordato come sia fondamentale accompagnare l’iniziativa con misure anti-traffico per ottenere risultati concreti. Applicando il “modello Vienna” bisogna infatti ricordare che il costo più basso dei trasporti è stato accompagnato da un costo più alto dei parcheggi.

Il rischio è che nonostante l’efficienza della rete e il suo basso costo non vi sia riduzione del traffico. Un esempio è l’esperimento di Tallin, capitale dell’Estonia, dove nel 2013 muoversi con il trasporto pubblico è diventato completamente gratuito per i residenti ma non ha diminuito l’uso dell’auto.

 

Tra l’altro la Bvg, l’azienda che gestisce i trasporti pubblici di Berlino, si trova in una situazione delicata. Quattro anni fa i dirigenti nel rapporto di gestione avevano previsto un aumento del biglietto del 3% entro il 2020.  L’intenzione era quella di collegare le tariffe del trasporto al crescente costo dell’energia. L’azienda prevede per il 2019 una significativa diminuzione dei ricavi e si chiede se i 2,3 miliardi destinati alle nuove carrozze saranno sufficienti.

Müller però tira dritto nonostante le criticità e decide di rischiare, sperando nel successo di Vienna. 

Mentre l’Europa rischia, l’Italia fatica.

L’italia è ancor molto indietro nella riduzione del traffico. Roma è tra le città europee in cui si usa di più l’auto e si colloca, anche per questo, in fondo alla classifica della vivibilità. Nel Sud  il sistema del trasporto pubblico è inefficiente o addirittura inesistente. Milano è sicuramente la prima in italia per il funzionamento dei mezzi pubblici, ma anche la più costosa. L’ATM ha reso effettivo l’aumento del biglietto a 2 euro, in controtendenza con il resto d’Europa. In vista della gara pubblica europea del 2020, che deciderà il futuro del trasporto milanese, si ipotizza addirittura la privatizzazione.

                                                                                                                                                                                                                                          Marika Moreschi

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