I murales di Picasso rimossi a Oslo: storia di una controversia

Con l’abbattimento dell’Y-Block a Oslo cala il sipario sul destino di due capolavori impressi sulle sue pareti: i murales di Picasso sono stati rimossi.

Il governo norvegese ha avviato i lavori di demolizione dell’Y-Block, edificio del 1968 e parte del complesso governativo del Regjeringskvartalet a Oslo. L’abbattimento dell’edificio aleggiava nell’aria da tempo e aveva già sollevato un considerevole vespaio di proteste. Il motivo? Nelle sue mura erano impressi i murales di Picasso.

La questione della rimozione dei murales aveva acceso gli animi di amanti dell’arte ed esperti di settore. Mentre il governo norvegese paventava il crollo della struttura, molti sostenevano a gran voce la necessità di preservare l’edificio e i suoi tesori. Con l’avvio dei lavori si è chiuso il capitolo di una lunga controversia.

I murales di Picasso, una storia curiosa

Cosa ci fanno i murales di Picasso in Norvegia? I capolavori sono in realtà frutto di un’insolita collaborazione, che ha attraversato i confini dell’Europa e non solo.

La storia ha inizio nel 1955, quando l’architetto Erling Viksjo e l’ingegnere Sverre Jystad avevano brevettato un nuovo materiale, il naturbetong. Si trattava di un tipo di cemento misto a ghiaia fluviale, la cui superficie ben si adattava alla creazione di motivi decorativi. Lo scultore Carl Nesjar, affascinato dalle potenzialità del materiale, lo aveva studiato a fondo e aveva ideato un nuovo tipo di opera d’arte. Una decorazione direttamente intagliata nella struttura muraria, che diveniva quindi parte integrante dell’architettura stessa.

Nel 1957 Carl Nesjar aveva contattato Pablo Picasso. L’artista aveva condiviso l’entusiasmo del collega per il nuovo materiale, al punto da realizzare alcuni bozzetti pro bono. Fu l’inizio di una proficua collaborazione, che portò alla realizzazione di trentaquattro sculture in cemento sparse in tutto il mondo – da New York a Gerusalemme. Nei diciassette anni in cui lavorarono insieme però, Nesjar e Picasso crearono solo due esempi di murales in cemento come quelli di Oslo. Uno si trova a Barcellona, l’altro in una residenza privata francese.

Nel 1970 i murales di Picasso dell’Y-Block erano pronti. Con le loro linee spoglie e intersezioni aggraziate, Il pescatore e Il gabbiano hanno da allora vegliato sull’iconica architettura di Viksjo, ispirata agli edifici di Le Corbusier.

Y-Block, dall’innovazione alla strage

L’Y-Block, con o senza Picasso, aveva di per sé un valore storico indiscusso. Assieme all’edificio gemello, l’Highrise, creava una combinazione di volumi alti e bassi unica nel suo genere e costituiva una variazione locale di quell’architettura brutalista tanto diffusa in Europa negli anni ’50. Perché quindi abbatterlo?

La risposta è da ricercarsi in un capitolo buio della storia norvegese. Il 22 luglio 2011 un’autobomba esplodeva a pochi passi dal complesso del Regjeringskvartalet. L’attacco terroristico, orchestrato da Anders Behring Breivik, costò la vita a oltre settanta persone e resta una ferita aperta per la città di Oslo. L’esplosione della bomba aveva minato irrimediabilmente la stabilità dell’Y-Block, che da quel giorno è stato evacuato e mai restituito alla sua funzione originaria.

Salvare i murales di Picasso

I veri guai per l’Y-Block sono iniziati con la costruzione di una strada. La nuova linea doveva passare proprio sotto l’ala settentrionale dell’edificio, ponendo interrogativi di non scarsa importanza sulla sua stabilità. Dopo aver effettuato le dovute analisi, nel 2014 il governo norvegese annunciava la decisione di abbattere l’edificio e rimuovere i murales di Picasso.

Sono state prese in considerazione diversi aspetti relativi alla sicurezza, funzionalità, ambiente urbano, conservazione e costi.

Nikolai Astrup, ministro dello sviluppo locale norvegese.

L’annuncio ha sollevato numerose proteste e petizioni. La Direzione norvegese per i Beni Culturali, capitanata da Jorn Holme, aveva difeso pubblicamente gli edifici definendoli “una pietra miliare dell’architettura norvegese”. Inoltre, c’era la questione dei murales. Erano stati immaginati da Picasso e Nesjar per quella specifica architettura, intagliati nelle sue pareti. Pur garantendo la conservazione delle opere, la distruzione dell’edificio avrebbe provocato la perdita del luogo originario per cui erano stati concepiti.

Nel dibattito è intervenuto perfino il MoMA. Nel 2016 la prestigiosa istituzione inviava una lettera ufficiale al Primo Ministro norvegese Erna Solberg, invocando la preservazione dell’Y-Block. Tra le altre istituzioni che si sono schierate in difesa dell’edificio figurano ICOMOS ed Europa Nostra.

L’addio all’Y-Block

Le proteste tuttavia non hanno fermato la demolizione. L’Y-Block è stato abbattuto, a seguito di una lenta e laboriosa operazione di estrazione dei suoi inestimabili tesori.

Il pescatore e Il gabbiano, oggi completamente rimossi, sono stati trasportati in un deposito sicuro. Vi resteranno fino alla loro definitiva ricollocazione all’interno di un nuovo edificio governativo, il cui completamento è previsto per il 2025.

Carlotta Biffi

 

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