I partiti pigliatutto: storia di una crisi inevitabile

I partiti pigliatutto nati negli anni Sessanta per molto tempo sono stati in grado di ampliare il proprio elettorato attorno a diverse anime. Ma l’ennesima scissione nel Partito Democratico e la perdita di consensi del Movimento 5 Stelle stanno dimostrando come non siano più appetibili per la popolazione.

La leva elettorale storicamente è uno dei cardini della politica. Ogni partito necessita del maggior numero di consensi da parte dell’elettorato per poi avere la possibilità di mettere in atto le proprie proposte. Fino qui niente di nuovo, semplici dati di fatto inopinabili. Esistono però i partiti pigliatutto, studiati principalmente dagli scienziati politici Kirchheimer e Pasquino, che si strutturano su caratteristiche particolari che ora analizzeremo.

Le caratteristiche dei partiti pigliatutto

Il catch-all party nasce attorno agli anni Sessanta come evoluzione di alcuni tradizionali partiti di massa. L’origine è extra-parlamentare e sorge in quelle strutture nelle quali sono presenti differenti anime ed ideologie. Il primo catch-all party in Italia è stata la Democrazia Cristiana che presentava molte anime, dall’ala dorotea fino ai più progressisti. La leadership plurale è un fattore chiave nei partiti pigliatutto e proprio attorno a questa si consolida la loro fisionomia. Banalmente: un partito “personalistico” non può essere considerato catch-all poiché l’elettorato, anche se differenziato, è compatto e vicino alla figura del leader. La principale caratteristica dei partiti pigliatutto è una riduzione forte dell’ideologia comune a discapito di una plurale. Questo però riporta alla luce una questione che va avanti da molti anni: qual è il rapporto tra l’elettorato ed i partiti?

Il rapporto tra elettorato e partiti

Spesso si sente dire dai media che l’elettorato è sempre più disancorato dai partiti. Ma è vero? In parte sì, ma la relazione principale da analizzare risulta essere un’altra: il disancoraggio tra i partiti e gli ideali. Allontanare un partito da un’identità forte e consolidata non aiuta di certo a riavvicinare il popolo alla politica, anzi si crea un divario incolmabile tra un corpo intermedio che per allargare il proprio bacino d’utenza non sposa le esigenze di quello originario.



Lo strano caso del Partito Democratico

Fondato nel 2007, il Partito Democratico storicamente è stato teatro di frammentazioni ideologiche, guerre fratricide e scissioni grottesche. Sin dalla sua nascita ha vissuto momenti altalenanti, dall’effetto della “grande recessione” fino al boom di consensi di quel PD a trazione maggioritaria voluto da Matteo Renzi nel 2013 (40,8% alle Europee). Tuttavia, da quella data si sono susseguiti avvicendamenti di grande portata che hanno insediato al Nazareno personalità troppo diverse e, col senno di poi, incompatibili. Da Pier Luigi Bersani a Matteo Renzi, da Gianni Cuperlo a Carlo Calenda. Un vero e proprio partito pigliatutto! D’altronde, ritorniamo su a leggere le caratteristiche dei partiti pigliatutto: leadership plurale, origine extraparlamentare, ideologia debole. Connotazioni presenti nel “penultimo” Partito Democratico.

Le ultime scissioni nel PD sono la riprova di come i partiti pigliatutto non attecchiscano più sull’elettorato. Il primo a lasciare il Nazareno è stato Carlo Calenda, coerentemente con quanto dichiarato su un possibile accordo giallo-rosso. Poi è toccato a Matteo Renzi che ha fondato Italia Viva e che non ha di certo fatto lacrimare la segreteria zingarettiana. Sarà un male per il centro-sinistra? Probabilmente no, poiché con la nascita delle nuove forze liberal o libdem si rimetterà al centro del dibattito politico la vera identità dei partiti, riportando il popolo vicino ad essi.

Un partito ibrido: il M5S

Il Movimento 5 Stelle può definirsi un partito pigliatutto? In parte, ma più no che sì. Nonostante l’elettorato pentastellato sia molto eterogeneo questo non è a causa di una leadership plurale o di un’ideologia debole. O meglio, sull’ideologia debole si può discutere, visto che si è dimostrata volatile negli ultimi mesi, ma non è al centro del successo (o insuccesso) elettorale del M5S. Il partito fondato da Grillo è una strana forza che poggia le basi sul concetto di democrazia diretta, o quella che vogliono far passare come tale. Poi, che sia l’establishment pentastellato a non avere un’ideologia chiara o che siano gli utenti a decidere dipende molto dai punti di vista.

La fine dei partiti pigliatutto è molto vicina. Ma la politica è ciclica e con ogni probabilità tra qualche anno rinasceranno per l’ennesima volta.

Federico Smania

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