I Preraffaelliti: ascesa e declino di un sogno perduto

“Nessun grande artista vede le cose come sono realmente. Se lo facesse, cesserebbe di essere un artista”- Oscar Wilde.

Un gruppo di giovani pittori ribelli si rifiutò di seguire le severe regole imposte nelle accademie inglesi. Dalla ricerca di nuove idee e ispirazioni, nacque un movimento artistico il cui fascino risplende ancora oggi

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Alle origini: gioventù e ambizione

Riscoprire un vecchio mondo con occhi nuovi. Il richiamo della natura, dello spirito e del mito portò un gruppo di giovani artisti a rompere lo schema. Proprio coloro che si opposero all’arte vittoriana con le sue imposizioni, ne divennero uno dei simboli più amati. Passionali e spregiudicati, i preraffaelliti crearono un movimento che non fu solamente artistico: poeti, scrittori, modelle e architetti si unirono a quell’ideale. Picchi di luce e momenti bui ne caratterizzarono le vicende. Nonostante quel sogno non sopravvisse al suo secolo, ciò che produsse ebbe il suo peso nelle future generazioni.

La Pre-Raphaelite Brotherhood nasce nel 1848 dall’incontro di idee e ambizioni di alcuni giovani pittori di circa vent’anni. Il gruppo originario era composto da Dante Gabriel Rossetti, William Holman Hunt e John Everett Millais. I tre si formarono nella prestigiosa Royal Academy di Londra. Le tecniche pittoriche insegnate sottostavano a norme severe, e solo le opere ritenute idonee venivano accolte nelle esposizioni della Academy. Inizialmente, anche loro rispettarono queste regole, che successivamente disprezzarono.

Nelle sessioni di pittura, i ragazzi spaziavano su qualsiasi argomento, come arte, letteratura e poesia. Presto i tre artisti ribelli iniziarono a lavorare insieme, condividendo spazi e speranze. Fu allora che nacque l’idea di staccarsi dai canoni vigenti. I loro interessi li condussero a trovare ispirazione nelle opere di Shakespeare e Keats, nelle leggende medievali o nel naturalismo. Nelle loro prime esposizioni si percepisce l’influenza dovuta all’esortazione contenuta nel saggio Pittori moderni del critico d’arte John Ruskin. Il futuro mecenate della Confraternita spronava i giovani pittori del tempo “ad andare verso la natura con onestà di cuore […] senza rifiutare nulla”.

Sempre nel 1848, si aggiunsero quattro nuovi membri. Furono accolti James Collinson, Thomas Woolner, Frederic George Stephens e infine il fratello di Rossetti, William Michael. Il fervore culturale spinse i preraffaelliti a fondare una rivista: The Germ: Thoughts towards nature in poetry, literature and art. Il progetto ebbe vita breve, ma servì a far conoscere al pubblico le loro idee innovative.

Ophelia, di John Everett Millais, raffigura l’eroina dell’Amleto nell’atto di togliersi la vita annegando in un fiume. E’ considerato uno dei simboli del preraffaellitismo,  col trionfo della natura sulla morte, i colori vivi e la bellezza eterea di Ofelia morente. A posare come modella fu Elizabeth Siddal, anch’essa membro della Confraternita.

L’identità preraffaellita

Alla base dell’ideale preraffaellita c’era un forte rifiuto. Gli ideali artistici dominanti nell’epoca vittoriana erano percepiti come vetusti, soffocanti. Grandi cambiamenti attraversavano la società inglese, che faticava a riconoscersi. I contadini vedevano in lontananza i fumi delle fabbriche; nei comignoli delle case del rampante ceto medio morivano piccoli spazzacamini; racconti di terre esotiche affollavano le librerie, mentre i sudditi si crogiolavano nella grandezza dell’Impero. Eventi simili mettevano a dura prova gli animi più sensibili. Il bisogno di evasione si fece sempre più forte.

Fu questo connubio tra sensazione di chiusura e desiderio di apertura a condurre i preraffaelliti sulla loro strada. Gli artisti rinascimentali italiani erano presi a modello dalle accademie inglesi, dove ne venivano insegnate le inarrivabili tecniche. Raffaello era considerato il ‘maestro’ per eccellenza, qualcosa cui ogni aspirante pittore dovesse sottostare e ambire. Restando in tema di maestri italiani, si può dire che quello dei preraffaelliti fu sicuramente un gran rifiuto, ma non certo commesso per viltade. Il nome deriva proprio dall’avversità al grande pittore marchigiano, ritenuto privo di spiritualità e passione.

Il declino della pittura inglese andava fermato con una rinascita. Il gruppo prese a modello l’arte prerinascimentale, attinse a temi medievaleggianti e diede dignità alla figura femminile. Bellissime donne immerse in scenari suggestivi contraddistinsero la produzione della Confraternita. Semplicità, empatia, ispirazione. Era questo che cercavano i preraffaelliti e che, a loro parere, mancava al leggendario Raffaello; l’assoluta perfezione di quella tecnica rendeva l’opera spiritualmente sterile.

Cosa rimase della Confraternita

A pochi anni dalla nascita, il movimento preraffaellita conobbe un enorme successo, tanto da essere protagonista nella severa Royal Academy. Con la fama arrivarono anche i problemi, e alcuni membri si allontanarono sia artisticamente che fisicamente dal gruppo. La Confraternita conobbe dalla metà del XIX sec. una seconda fase, dominata da Rossetti e con nuovi nomi, quali William Morris e Edward Burne-Jones. Anche se l’ideale preraffaellita col tempo diventò sempre più evanescente, il fascino che esercitò sulla generazione di artisti successivi fu innegabile. Basta citare pittori come Waterhouse, Dicksee e Shaw.

Ophelia di Millais, The Lady of Shalott di Waterhouse, Beata Beatrix di Rossetti sono solo alcuni dei dipinti preraffaelliti più conosciuti. La loro produzione immensa, dovuta anche al numero di artisti che coinvolse, suscita ancora oggi ammirazione. Molte delle loro opere sono esposte alla Tate Gallery e al Victoria and Albert museum di Londra. Fino al 6 ottobre anche a Milano sarà possibile trovare ben 80 dipinti del movimento artistico nella mostra di Palazzo Reale Amore e desiderio.       

 

Mario Rafaniello

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