“I vip della malavita”. Pubblicità e marketing nella cultura mafiosa

Fonte: flickr.com
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Catania. In occasione del battesimo del piccolo Antonio Felice Rapisarda mamma e papà decidono di organizzare una bella festicciola per figlio fissandola al 20 settembre. Cosa bolle in pentola? Una cenetta leggera o un opulento banchetto?

Fonte: flickr.com

Beh, considerando che il dolce pargolo è figlio del pregiudicato Francesco Rapisarda, detto “Ciccio Ninfa”, indagato in passato per associazione mafiosa e ritenuto dagli investigatori vicino al clan Laudani, dovremmo aspettarci un evento stile “matrimonio gipsy”.

Eh sì, perché la spettacolarizzazione della cultura e dell’appartenenza alla “malavita” sta diventando un fenomeno virale, basti ricordare gli echi della colonna sonora de “Il padrino” che accompagnarono il funerale-show di Vittorio Casamonica pochissimo tempo fa, nel cuore di Roma.

In un era in cui l’apparire è più importante dell’essere è giusto che tutto debba essere immortalato a colpi di click, gossip e selfie!

E allora tanto di “coppola” ai genitori del pargolo che hanno ben pensato di pubblicizzare l’evento con dei manifesti 6×3 affissi nel comprensorio ionico in cui campeggia la foto del piccolo ed una scritta ad hoc: “Questa creatura meravigliosa è… cosa nostra”

Non solo, vanno sottolineati anche i particolari l’organizzazione della serata: tanto di diretta radio ed l’intrattenimento di molti vip e personaggi famosi del mondo televisivo come Andrea Azzurra di “The Voice”, ad Angela di “Uomini e Donne”, Claudio Tropea di “Io Canto” e una serie di cantanti neomelodici (Luigi Di Pino, Dany Diamante e Gianni Narcy).

Immediata la reazione delle Forze dell’Ordine che, appresa la notizia della singolare affissione, hanno provveduto su ordine del Questore Marcello Cardona alla rimozione di tutti i cartelloni, mentre la famiglia del piccolo involontario protagonista della vicenda ha annunciato l’annullamento della festa.

Rabbia, sgomento, indignazione e condanna nei confronti e dell’analfabetismo e di ogni forma di criminalità sono le reazioni che noi tutti abbiamo e condividiamo. Ma potremmo mai scrollarci di dosso lo stereotipo “siciliano-lupara-coppola-mafia”?

Basta “Onore e rispetto”, “Squadra antimafia” e fiction che continuano a rendere pesante e difficile da digerire la figura di chi nasce in Sicilia. Godiamo, ormai, di omaccioni con addominali in bella vista che non fanno altro che abbindolarci proponendo modelli culturali denigranti e offensivi.

Non pensate che anche questa sia una forma di “spettacolarizzazione della cultura malavitosa”?

L’abbattimento degli stereotipi deve essere… cosa nostra!

 

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