IBM 5 in 5, l’intelligenza artificiale che cambierà il futuro

Cinque tecnologie, cinque anni e un futuro migliore

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IBM Research non si ferma mai. Dopo averci aiutato a sorprendere i nostri ospiti con delle super ricette lancia cinque tecnologie che cambieranno la nostra vita nei prossimi cinque anni.

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Fonte immagine: flickr.com

La prima parte dall’assunto secondo cui ad un medico sono sufficienti 300 parole per prevedere la possibilità di psicosi in un paziente. Il modo in cui diciamo le cose e ciò che scegliamo di dire, rappresentano ciò che siamo. Attraverso indicatori significativi come significato, sintassi e intonazione e attraverso ricorrenze peculiari l’intelligenza artificiale di IBM sarà in grado di rivelare precocemente disturbi psichici e neurologici. Stiamo parlando della possibilità di diagnosticare precocemente, quindi di migliorare le cure e la vita dei pazienti, disturbi come il morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, malattia di Huntington, Ptsd (Disturbo post-traumatico da stress) e anche come autismo e Adhd.

La seconda riguarda tecnologie di hyperimaging. Attraverso l’utilizzo di dispositivi di analisi di immagini a onde millimetriche, videocamere e altri sensori, questa nuova tecnologia sarò in grado di guidare un veicolo in situazioni potenzialmente pericolose come la nebbia e la pioggia. La tecnologia di hyperimaging sarà, infatti, in grado di rivelare, in anticipo, le condizioni del mando stradale, la presenza, la dimensione e la posizione di eventuali oggetti pericolosi sulla carreggiata e molto altro ancora.

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La terza è ciò che IBM chiama “macroscopio”, ovvero algoritmi in grado di analizzare, catalogare e combinare informazioni riguardo al mondo fisico che ci circonda. “Ad esempio, grazie alla possibilità di aggregare, organizzare e analizzare i dati sul clima, sulle condizioni del terreno e sui livelli idrici in relazione alle attuali pratiche di irrigazione, una nuova generazione di agricoltori avrà a disposizione informazioni preziose per determinare le specie più adatte per il raccolto, il punto più indicato per la coltivazione e le modalità più idonee per una resa ottimale, salvaguardando nel contempo preziose risorse idriche” spiegano i ricercatori di IBM.

La quarta tecnologia è chiamata lab-on-a-chip, ovvero laboratorio in un chip. Ed esattamente di questo si tratta. I ricercatori prevedono di sviluppare minuscoli chip in grado di analizzare le bioparticelle contenute, per esempio, nei fluidi corporei per identificare rapidamente eventuali patologie. Si tratta di “sintomi” che attualmente non sono analizzabili, né visibili. Il tutto potrebbe venire montato su un piccolo dispositivo portatile. Agli utenti non resterà che misurare regolarmente i valori di piccole quantità dei propri fluidi e inviarle, tramite cloud, al proprio medico.

La quinta e ultima tecnologia vuole aiutare il nostro pianeta. Si tratta di una tecnologia di rilevamento. I sensori verranno collocati vicino a pozzi di estrazione di gas naturale, strutture di stoccaggio o altre strutture a “rischio inquinamento” e saranno in grado di individuare subito piccole perdite che oggi non sono riscontrabili. Questi sensori permetteranno, quindi, non solo di diminuire l’inquinamento, ma anche di evitare catastrofi dovute a perdite rilevate troppo tardi.

Dunque, cinque anni, cinque tecnologie. Non ci resta che aspettare e sperare nel pieno e proficuo sviluppo di queste ricerche.

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