Il 71% delle donne è stato vittima di catcalling, uno studio ne svela le conseguenze

Con l’espressione catcalling ci si riferisce alle molestie verbali, che possono degenerare in fisiche, subite dalle donne per strada e nei luoghi pubblici. Il catcalling può andare dal “ciao bella” gridato dall’uomo che ti passa accanto sul marciapiede fino a commenti più volgari e offensivi. Da una ricerca  – iniziata nel 2014 arrivando a coinvolgere oltre 16mila intervistate – di “Hollaback!” e Cornell University risulta che il 71% delle donne è stato vittima di catcalling.


Il catcalling cos’è? Perché non è un complimento?

Spesso il catcalling viene sminuito o addirittura fatto passare per un complimento, tuttavia si tratta di una vera e propria molestia.Per riconoscerla come tale è sufficiente considerarne gli effetti.  La ricerca di “Hollaback!” evidenzia come il catcalling influenza l’atteggiamento delle donne in tutto il mondo. Più del 76% delle donne argentine ha scelto di evitare alcuni quartieri a causa delle molestie. L’80% delle donne tedesche ha confessato di aver cambiato strada, mentre in Sud Africa 4 ragazze su 5 hanno detto di aver smesso di vestirsi in un certo modo.

Come è la situazione in Italia?





Se il 71% delle donne è stato vittima di catcalling, bisogna anche evidenziare che la maggior parte di queste hanno detto di aver subito la prima molestia durante l’adolescenza. Sono circa 1.500 le donne italiane che hanno partecipato all’indagine, tra loro il 28,6% è stato molestato in strada per la prima volta tra i 13 e i 14 anni. La percentuale scende al 22.3% tra i 15 e i 16 anni, fino ad arrivare all’1.2% dopo i 25 anni. 

Il 69% delle intervistate italiane ha confessato di essere stata seguita da un gruppo di uomini almeno una volta, sentendosi minacciata. Tra loro, il 13% ha fatto quest’esperienza agghiacciante più di 5 volte. Per la maggior parte delle volte le molestie hanno come luogo la strada e sono di tipo verbale. Fischi, clacson, battutine, commenti volgari, sono la prassi dalla pubertà in poi. Quelli che spesso e volentieri vengono giustificati come innocui complimenti, causano nelle donne ansia, depressione e bassa autostima. 

Come cambia la vita di una donna dopo un “ciao bella”

Per restare solo sul territorio italiano, più del 73% evita le zone dove ha subito catcalling, più del 55% ha scelto di non uscire la sera, e per il 26% la molestia si è tradotta in un ritardo a scuola o a lavoro. Ma le conseguenze a volte sono anche più gravi. Quasi il 20% ha confessato di aver desiderato cambiare casa o addirittura città e il 16% ha rifiutato un lavoro a causa del catcalling. Secondo il 31% delle vittime le molestie in strada cambiano il modo di vivere le relazioni personali, specialmente quelle d’amore.

Cosa fare per il problema del catcalling?

I ragazzi e gli uomini che fanno catcalling non percepiscono la gravità del loro comportamento. Al contrario le donne sono educate al terrore. Fin da piccole subiscono avvertimenti riguardo certi tipi di persone, vengono incoraggiate a non camminare in città sole, gli viene consigliato di vestirsi in un certo modo, tutto questo proprio per evitare il catcalling.

Nonostante le resistenze ad ammettere l’importanza delle molestie verbali e a riconoscerne il significato, alle ragazze viene da subito insegnato cos’è il catcalling e come evitarlo. Meno frequente è che siano gli uomini ad essere messi in guardia. Spesso dietro ad un commento volgare c’è l’intenzione di dimostrare la virilità davanti agli amici, riaffermare la propria padronanza del sesso femminile e magari anche la speranza di rimorchiare.

Non una di meno ha promosso in tutto il mondo sfilate di gruppo in strada, con lo scopo di diffondere il messaggio che le strade sicure le fanno le donne, attraversandole vestite come vogliono. Perché finché si è tutte insieme, unite, nessuno avrà il coraggio di opporsi. Tuttavia non bisogna dimenticare che per sconfiggere il catcalling serve un cambiamento sociale. Bisogna rivolgersi all’educazione maschile invece di raccomandarsi al pudore femminile, per decostruire la convinzione di possedere il corpo altrui.

Marika Moreschi

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