Il Barocco: la maga Circe e il pavone, simboli del meraviglioso

Quando parliamo di Barocco a quale secolo ci riferiamo? Quale generalizzazione siamo soliti dargli? E soprattutto, siamo davvero sicuri che Barocco sia solo sinonimo di eccesso e sfarzo?

Le meraviglie del Barocco, un’arte da non banalizzare

Quante volte a scuola, per esemplificazione o incertezza di argomento, si è attribuito un’accezione negativa al termine Barocco?
Insomma, per farla breve, nell’immaginario comune questo è un periodo troppo bizzarro, le cui opere sembrano piene fino al midollo.
Se entrassimo in una stanza particolarmente arredata, dove l’eccesso governa sull’ordine, ci verrebbe quasi naturale pensare “Quanto è barocca!”.
Scardiniamo quindi qualche mito troppo frequente che ci fornisce una visione riduttiva di questa fase alquanto maltrattata nell’Ottocento e che ancora oggi ne risente.

Rottura dell’armonia classica

Il Barocco è una corrente artistica diffusasi in Europa lungo tutto il XVII secolo.
L’origine di tale termine resta ancora piuttosto incerta.
Benedetto Croce, che compì studi approfonditi in particolar modo sulla letteratura, tanto da scrivere Storia dell’età barocca in Italia (1929), considera il barocco la sigla di un sillogismo piuttosto complicato, il quale in età medievale era da riferimento per indicare e criticare dei procedimenti troppo artificiosi e pedanteschi.
Altri studiosi invece, ed è probabilmente questo il significato più comune, ricollegano tale denominazione al francese baroque, che a sua volta deriva dal portoghese barroco: il nome di una perla molto irregolare, con forme strane, poco usuale.
L’irregolarità della perla ha molteplici significati, come ad esempio l’uscita da una specifica sfera, da uno specifico ordine. Infatti, vi è una trasgressione dei confini che per lungo tempo erano stati delimitati dalla proporzione e dall’armonia classica.

Il Barocco: tra le stoffe di seta, si potrebbe infilare un orrido insetto

 Jean Rousset definisce i caratteri del Barocco nella sua opera La Littérature de l’âge baroque en France: Circé et le Paon, attraverso due immagini efficaci e dirompenti: la maga Circe e il pavone.
Circe è il simbolo della metamorfosi, cioè la capacità di trasformarsi e di cambiare così forma ed essenza; il pavone invece è l’animale che mira a far mostra di sé.
Ambedue le figure hanno come scopo quello di sedurre chi legge, chi guarda, chi sente.
Lo spettatore è quindi ammaliato da una forza superiore.
Il Barocco mira all’esplosione dei sensi, vuole suscitare piacere e meraviglia in colui che osserva. Effetti sorprendenti, ammirazione, entusiasmo.
Il canone della bellezza classica viene sostituito da un bello che non disdegna l’orrido, ma anzi ne è contaminato. Così, nelle opere barocche, tra eroi virtuosi e abiti setosi, carichi di mille profumi, si insinuano insetti e si descrivono vagabondi.

Il Barocco come prima forma di manipolazione delle masse e…

 Se prendessimoIl Barocco in analisi una scultura di Gian Lorenzo Bernini, come “Il ratto di Proserpina”, ne fuoriuscirebbe una grande capacità evocativa tra gestualità e corpi.
Così, Fulvio Testi scriveva:

«il Cavalier Bernini, quel famosissimo scultore che ha fatto la statua del Papa e la Dafne […] ch’è il Michelangelo del nostro secolo [… e che] è un uomo da far impazzire le genti»


… persuasione occulta

La tecnica  è per gli artisti barocchi un mezzo concreto di manipolazione.
Esso esercita quello che oggi noi definiamo “persuasione occulta”; le persone erano influenzate da messaggi subliminali presenti nelle opere senza esserne davvero consapevoli.
Questa potenza manipolatoria fu ben sfruttata a proprio vantaggio dalla Controriforma per agire sulle coscienze popolari.Il Barocco
Così come il pavone attrae con la sua incantevole coda, l’opera barocca si apre in mille sorprendenti prospettive. Tutto diventa strumento del sublime e la mente umana si imbriglia nelle sue reti.
Essa è un’arte capace di esercitare un controllo laterale sugli uomini.
Una manipolazione non molto lontana da quella stessa bellezza fittizia che ritroviamo su tutti i social da noi frequentati.
Comprendiamo quindi come le tattiche di fascinazione sulle masse, che oggi sono all’ordine del giorno, pane quotidiano delle grandi aziende mondiali, portino con sé il riflesso di una peculiarità umana molto più antica.

Maria Pia Sgariglia

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